Archivi dei tag: Laicismo

sciacallaggio…

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«[L'Aids] è un castigo di Dio, evidentemente, perché prima non c’era. [...] È una malattia terribile che colpisce il peccato direttamente. Purtroppo la malattia si espande da costoro agli altri, innocenti, e così li hanno sulla coscienza. [...] Il mondo ha progredito soprattutto nei sette peccati capitali. Dio per risposta ci ha mandato l’Aids ».

Cardinal Giuseppe Siri, Ansa, 23 marzo 1987

malinconia…

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«La nostalgia è il rimpianto d’un passato che è stato e non può tornare; ma la malinconia è diversa. È rimpianto di ciò che non è stato ma che sarebbe stato possibile, di un’altra vita non vissuta, d’un amore che ti ha sfiorato senza fermarsi. Di un tu che avresti voluto incontrare ma non hai incontrato, di un te stesso che avresti voluto essere e non sei stato ».

Eugenio Scalfari, L’uomo che non credeva in Dio, 2008

l’uso della ragione

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Don Franco Barbero, in un suo post assai sfizioso, nota – qui brutalizzo il suo pensiero ché tanto, volendo, potete tranquillamente andarvelo a leggere al link che ho riportato – un certo silenzio intorno alla figura di Dio e una forma di idolatria nei confronti della Madonna. «Al posto suo – scrive il prelato – parla e straparla una linguacciuta madonna che appare qua e là, piange, minaccia, invita, lancia messaggi. E’ infaticabile. Riesce a parlare contemporaneamente in continenti diversi». E, ancora: “si profila, dentro questa idolatria, [...] l’archiviazione della Bibbia che ormai è sostituita con la corona del rosario. Ecco come nasce, anzi si sviluppa, una nuova religione”. La cosa, pare evidente, fa frullare non poco i coglioni al don che arriva, in modo alquanto esplicito, financo a prendersela con i suoi più alti superiori. Ma c’è dell’altro. Sul finire del post, l’incauto prete prova anche a suggerire come cura per arginare questa nuova ondata mariana, “la lettura biblica assidua e seria e l’uso della ragione”. Ora – e sia questo solo un consiglio che vale pure come chiosa – passi per la prima prescrizione ma la seconda – l’uso della ragione, dico – è, a mio avviso, cosa assai pericolosa ché così facendo si rischia di mandare a puttane l’intero magistero e non solo la neo-deriva mariana.

Io, caro don Franco, al posto suo procederei con più cautela e mi fermerei al primo consiglio. Poi, faccia lei.

un cane…


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«Senti, senti Castello come spara! / Senti Montecitorio come sona! / È sseggno ch’è ffinita ’sta caggnara, / E r Papa novo ggià sbenedizziona. // Bbè? che Ppapa averemo? È ccosa chiara: / O ppiù o meno, la solita canzona. / Chi vvòi che ssia? Quarcantra faccia amara, / Compare mio, Dio sce la manni bbona. // Comincerà cor fa’ aridà li peggni, / Cor rivotà le carcere de ladri, / Cor manovrà li soliti congeggni. // Eppoi, doppo tre o cquattro sittimane, / Sur fà de tutti l’antri Santi-Padri, / Diventerà, Ddio me perdoni, un cane ».

Giuseppe Gioacchino Belli, L’upertura der Concrave, 1831

È senz’altro giusto…


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“È senz’altro giusto il consiglio che hai dato alle donne, dicendo che esse non devono lasciare un marito adultero e sposarne un altro [...]; anzi, devono sopportare il coniuge benché infedele, o sembrerà che vogliano approfittare di questa occasione per passare da un uomo all’altro; infatti difficilmente troveranno da sposare un uomo diverso da quello che hanno lasciato, perché gli uomini sono molto inclini a questo vizio.”

Agostino di Ippona, I connubi adulterini (I, 6, 6)

Il piccolo Francesco…


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Immaginate che Francesco – vostro figlio – sia sempre taciturno, schivo, introverso, non ami giocare coi suoi coetanei, di notte sogna il diavolo e che – siamo già verso i nove anni – lo sorprendete a flagellarsi la schiena con una catena. Immaginate che il bambino sia attratto ossessivamente dal “sistema pilifero” di Padre Camillo da Sant’Elia a Pianisi: “La barba di fra Camillo – avrà modo di dirvi – si era ficcata nella mia testa, e nessuno mi poté smontare”. Che il piccoletto abbia febbri continue, spesso oltre i 40°C, intervallate con continui malanni respiratori e intestinali. Che vi chieda, in continuazione, di ripetergli la storia delle stimmate di San Francesco e che a sentirsela raccontare vada ogni volta fuori di testa, come in trance. Che lo trovate spesso gonfio come un pallone, pieno di lividi e tagli e, a domanda, la risposta sia: «L’altra notte la passai malissimo; quel cosaccio da verso le dieci, che mi misi a letto, fino alle cinque della mattina non fece altro che picchiarmi continuamen­te. [...] Credevo proprio che fosse quella propriamente l’ultima notte di mia esistenza; o, anche non morendo, perde­re la ragione. Ma sia benedetto Gesú che niente di ciò s’avverò. Alle cinque del mattino, allorché quel cosaccio andò via, un freddo s’impossessò di tutta la mia persona da farmi tremare da capo a pie­di, come una canna esposta ad un im­petuosissimo vento. Durò un paio d’ore. Andai del sangue per la bocca». Che su un tema in classe, a quindici anni, leggiate: “Oh, se fossi re, combatterei prima di tutto il divorzio, da molti cattivi desiderato, e farei sì che il sacramento del matrimonio fosse maggiormente rispettato… Io cercherei di illustrare il mio nome col battere sempre la via del vero cristiano; guai poi a coloro che non volessero seguirla. Li punirei subito o col metterli in prigione o coll’esilio, oppure con la morte“. Immaginato tutto? Fatto? Bravi. Adesso – mi pare lecito – la domanda è: voi, da genitori, che fareste? Ricovero? Psicoterapia? Esorcista? Col cuore in mano, credetemi: qualunque cosa decidiate di fare siete in errore. Per carità di Dio, fermatevi! Mi raccomando. Ché con un po’ di culo, qualche goccia di acido fenico puro e l’interessamento in alto loco avrete un autentico santo in famiglia. E sai quanti soldi?

come gregge al pascolo…

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La locandina sembra quella di un kolossal americano: faccia del protagonista su un lato, sullo sfondo un particolare dell’ambientazione, colore caldo e intenso a risaltare i particolari, titolo, nomi degli attori e orari di proiezione. Mancano pochi giorni per prenotarsi: i ben informati dicono, con una certa soddisfazione, che la fila sarà bella lunga: seicento visitatori all’ora! Il tempo necessario per buttare uno sguardo sommario ai resti putrefatti del santo, per valutarne sommariamente il grado di decomposizione e poi via.
Vista in filigrana insieme ai macchinosi dati dei flussi elettorali, quella della
visita alle frattaglie del santo mi sembra possa essere un’immagine più che attuale dell’Italia di oggi fatta (anche) di gente intellettualmente fragile, facilmente ricattabile sia umanamente che politicamente; gente ostinatamente arroccata, contro ogni evidenza e contro ogni conoscenza razionale in quella fragile meringa della propria identità e (quindi) nel proprio credo; senza dubbi e – questo mi pare ancora più grave – senza alcuna alternativa da provare per il gusto di migliorarsi. Una fila macabra – seicento visitatori all’ora – che parecchi considereranno suggestiva e poetica (ché per molti è suggestivo e poetico sprofondare in massa nei molli abissi arcaici del nostro paese) ma che io – come spero anche molti credenti – considero, invece, di una infinita e acuta tristezza. Un’immagine dell’Italia di oggi – lo dicevo prima – che suggerisce una semplice e pacata riflessione che è di pancia e di parte, certamente, ma pare – almeno a me – molto calzante: ci si può aspettare non dico qualche cosa di buono ma almeno un serio cambiamento da un popolo che freme e brama per venerare una salma? potrà mai cambiare un paese che s’ammassa in fila – come gregge al pascolo – per scorgere su di un corpo cavato da sotto terra i cambiamenti che, inesorabilmente, il tempo, i vermi e le muffe hanno provocato?

Ad ognuno il suo “absurdum”…


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Sulle ginocchia c’è un alone di polvere: il sagrestano dev’essersi scordato di spolverargli lo scranno, stamani. Il tipo – un bacherozzo basso e tozzo – con fare altezzoso mi chiede sarcastico: “Che c’è dopo la morte?” Coglione – gli rispondo di riflesso – che c’era prima della vita? Il nulla. Perché allora ti spaventa quello che potrebbe esserci dopo e non quello che c’è stato prima? Perché tutta la tua fede, il tuo scaramantico grattarti i coglioni al passare del carro funebre o del gatto nero, s’esaurisce nella riverente costruzione di un dopo mentre il prima manco te lo caghi? Non lo senti il retrogusto di terrore in quella friabile meringa del tuo credere? Perché, caro mio, credi tu davvero che, in fondo, c’è una grande differenza tra chi, per ubriacare il suo disagio esistenziale, crede in Dio o tocca ferro o evita di passare sotto le scale o telefona al cartomante o s’avvolge nel caldo bozzolo di altri rituali più o meno pagani? Ad ognuno il suo “absurdum”, verrebbe da dire (se non fosse che certuni amano intersecare i vari absurdum per una forma di eccessiva (in)sicurezza). Divertiti e, se ti piace, goditene pure ché tutto questo può servire anche a farti stare bene. L’importante è che non mi maciulli le gonadi. Non chiedo altro. Punto.

padre della Chiesa…


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«Adamo è stato condotto al peccato da Eva e non Eva da Adamo. È giusto che la donna accolga come padrone chi ha indotto a peccare».

Sant’Ambrogio, padre della Chiesa

regime totalitario…

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«Se c’è un regime totalitario, totalitario di fatto e di diritto, è il regime della Chiesa, perché l’uomo appartiene totalmente alla Chiesa, deve appartenerle. E il rappresentante delle idee, dei pensieri e dei diritti di Dio, non è che la Chiesa»


Pio XI, 18 settembre 1930.
Mandarli a fare in culo, poi, sarebbe intolleranza laicista…