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Ad ognuno il suo “absurdum”…


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Sulle ginocchia c’è un alone di polvere: il sagrestano dev’essersi scordato di spolverargli lo scranno, stamani. Il tipo – un bacherozzo basso e tozzo – con fare altezzoso mi chiede sarcastico: “Che c’è dopo la morte?” Coglione – gli rispondo di riflesso – che c’era prima della vita? Il nulla. Perché allora ti spaventa quello che potrebbe esserci dopo e non quello che c’è stato prima? Perché tutta la tua fede, il tuo scaramantico grattarti i coglioni al passare del carro funebre o del gatto nero, s’esaurisce nella riverente costruzione di un dopo mentre il prima manco te lo caghi? Non lo senti il retrogusto di terrore in quella friabile meringa del tuo credere? Perché, caro mio, credi tu davvero che, in fondo, c’è una grande differenza tra chi, per ubriacare il suo disagio esistenziale, crede in Dio o tocca ferro o evita di passare sotto le scale o telefona al cartomante o s’avvolge nel caldo bozzolo di altri rituali più o meno pagani? Ad ognuno il suo “absurdum”, verrebbe da dire (se non fosse che certuni amano intersecare i vari absurdum per una forma di eccessiva (in)sicurezza). Divertiti e, se ti piace, goditene pure ché tutto questo può servire anche a farti stare bene. L’importante è che non mi maciulli le gonadi. Non chiedo altro. Punto.

padre della Chiesa…


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«Adamo è stato condotto al peccato da Eva e non Eva da Adamo. È giusto che la donna accolga come padrone chi ha indotto a peccare».

Sant’Ambrogio, padre della Chiesa

regime totalitario…

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«Se c’è un regime totalitario, totalitario di fatto e di diritto, è il regime della Chiesa, perché l’uomo appartiene totalmente alla Chiesa, deve appartenerle. E il rappresentante delle idee, dei pensieri e dei diritti di Dio, non è che la Chiesa»


Pio XI, 18 settembre 1930.
Mandarli a fare in culo, poi, sarebbe intolleranza laicista…

…il terrore della morte

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“Da sempre la Chiesa stava agendo in due direzioni opposte: da un lato presentandosi come arbiter super partes, propagatrice dei valori cristiani di amore, carità, uguaglianza, pace; dall’altro come nucleo fondamentale di un nuovo Impero, basato su strutture simili a quelle romano-barbariche ma retto da una filosofia, se così si può dire, del tutto diversa: la fede, che spiega la presa quasi magica della potenza ecclesiastica sulla mentalità italiana. La fede era decisamente superiore al divide et impera romano perché, per agire su questo mondo «falso» e «transitorio», ipotecava quello «vero», che sarebbe venuto presto e «per sempre». Nessuna idea, nessun concetto, nessuna filosofia aveva mai avuto lo stesso potere. [...] Il terrore della morte era attenuabile soltanto con una fiducia religiosa. La Chiesa, fatta di uomini che provavano le stesse paure, seppe sfruttare e amministrare bene la contingenza storica: se questo mondo era finito o era divenuto troppo difficile da sopportare, occorreva avere fede nell’aldilà [...]. Attraverso la fede dell’aldilà, la Chiesa consentiva agli italiani di ricominciare a sperare in un aldiqua, a patto di rispettare la sua legge. E per secoli e secoli, almeno fino all’inizio del Novecento, la grande massa degli italiani sarebbe stata certa del ruolo «salvifico» della Chiesa”.

Giordano Bruno Guerri, Antistoria degli Italiani

Comizio? no grazie…

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Bologna – Scontri tra manifestanti e polizia ad un comizio di Giuliano Ferrara, con anche cariche della polizia in piazza Maggiore. Appena il candidato premier ha cominciato a parlare un migliaio di persone ha fischiato e urlato, lanciando pomodori e uova. Momenti di tensione anche quando Ferrara é sceso dal palco scortato dalla polizia. Anche in questo caso ci sono stati scontri. Al termine giovani donne sono salite sul palco, hanno tolto bandiere e parlato in difesa della legge 194.

(Ansa, 2 aprile 2008)

il dogma è dogma…

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Senti – dico all’angioletto – volevo chiederti un paio di cosucce che non riesco proprio a spiegarmi. Leggo scritto qui, in Matteo (I, 18-20): «Sua madre, Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe, suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse, […]». Si, dai vabbé, hai capito cos’è che intendo. Ascolta, io non voglio riprendere quella vecchia discussione sulla doppia natura, però una cosa – per pura curiosità, si badi – me la devi spiegare: se Cristo è uomo, dovrà essere stato pure ovocellula fecondata; fecondata – lo dice Matteo – dallo Spirito Santo; ergo, lo Spirito Santo, in una qualche misura, è spermatozoo, o almeno lì, in quel contesto, lo è stato. Se ben ci pensi, non ha potuto agire altrimenti, ché se avesse indotto partenogenesi, Cristo – mi si passi la blasfemia dell’ipotesi – sarebbe stato femmina. O, a dirla diversamente, se proprio “spermatozoo” non ti garba, lo Spirito Santo dev’essere stato (bada la finezza, non dico che “deve aver fornito” ché altrimenti in testa a ’sto post c’avrei piazzato una bella fotuzza di Jam Montoya) quei 23 cromosomi (uno, non c’è scampo, dev’essere stato Y) che con i 23 messi a disposizione da Maria hanno generato Cristo. Ecco le domande: come ha fatto lo Spirito Santo a partecipare di questa natura umana che – e qui è il punto – è per la prima volta, esclusivamente, di Cristo? Se Padre, Figlio e Spirito Santo sono della stessa sostanza (è nel dogma trinitario), donde il principio umano antecedente all’incarnazione?
E l’angioletto a me: Bia’, il dogma è dogma.
Ed io a lui: Capisco…

Postilluzza: tanto per precisare ’sto post è anche un po’ (colpa) di Anonimo Italiano.

“e le metterete in pratica”…

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Mi capita – e anche spesso, a dire il vero – di ascoltare (o leggere) discorsi di tante belle intelligenze nostrane che hanno, sì, il buonsenso di «non potersi non dire cristiane», ma poi, appena gratti un po’ di scorza, te le ritrovi che finiscono col dire di «non potersi non dire cattoliche». Sono cose che capitano solo qui, alle nostre basse latitudini, ché in altri paesi (più) civili il non trovarsi d’accordo con la Chiesa di Roma è meno pericoloso: eviti, da un lato, di ardere (absit iniuria verbis) nelle contraddizioni e non ti ritrovi – cosa questa estremamente dolorosa – l’aspersorio schiantato sugli incisivi. Solamente qui da noi – lo dicevo prima – un messaggio filosofico di discreto impatto (che ha attinto a piene mani anche da culture molto diverse tra di loro) è riuscito a maturare un così grande merito antropologico e culturale da esigere, con sublime spietatezza, tutta la nostra gratitudine (oltre che l’8 per mille). Sembra quasi – qui da noi, dico – che l’intelligenza debba (sempre – sia ben chiaro – se ha piacere di rimanere bella) salvarsi innanzi tutto la pelle. Non ci sono unguenti particolari da usare: basta tenerla ben levigata sotto una calda carezza papale. Ché altrimenti si rischia grosso (si veda – giusto per dare un qualche minimo di riferimento – il caso del prof. Luciano Maiani). Quanti atei devoti nel giardino del papa!
In effetti anche potendo «non dirsi cattolici» certi papisti non lo vorrebbero affatto, ché la cosa, chiamiamola così, è antica, ferma, solida (un macigno), stracolma di tradizione, capace di coltivare centri di potere, di prestigio.
I dubbi? Se e quando ci sono diventano caccole di mosche, macchiettine che un sol colpo di spazzola riesce facilmente a spazzar via. È tutto li, scritto in quei santi tomi a cui ogni cristiano
è chiamato a ritornare per calibrare e fortificare le proprie certezze: «credo quia absurdum».
«Dobbiamomo [...] tornare a dialogare con intellettuali di alto profilo, abbandonando polemiche spicciole e immediate, che fanno ascolti in Tv» e, ancora, «dobbiamo discutere le teorie dell’evoluzione e del rapporto tra la conoscenza e la teologia. Non possiamo far finta che non esistano».
 Queste – e qui m’immergo nella ragione di questo post –, in sintesi, alcune proposte di Monsignor Ravasi che leggo da un articolo di Famiglia Cristiana citato da Gigi in questo post.
 Perché, mi chiedo, essere prevenuti e non credere al chierico? Staremo qui, mi par chiaro e giusto, nell’ansia d’ascoltarlo attentamente: le (sue) proposte – se e quando verranno – saranno criticate e discusse con pacatezza e senza filtri sennò il buon Gigi mi dà del Belzebù.
Nell’attesa, però, proporrei – giusto perché «nulla salus extra ecclesiam» – di spigolare qualche dato dottrinale dell’antopologia biblica: roba presa a caso, nulla di eccezionale. Così, come dire, per prepararci serenamente al confronto. Orbene, birbacce di peccatori e libertini che siete giunti fin qui nella lettura, non storcete il muso – vi vedo che sbuffate, non fate finta di nulla. Prendete appunti e prepariamoci, serenamente, al dialogo.

«Non ti accosterai a donna per scoprire la sua nudità durante l’immondezza mestruale.» (Lev. 18, 19)

«Se uno prende in moglie la figlia e la madre, è un delitto; si bruceranno con il fuoco lui ed esse, perché non ci sia fra di voi tale delitto» (Lev. 20,14)

«L’uomo che si accoppia con una bestia dovrà essere messo a morte; ucciderete anche la bestia.» (Lev. 20,15)

«Se uno si corica con una donna che ha le mestruazioni e ha rapporti sessuali con lei, quel tale ha scoperto il flusso di quella donna, ed ella ha scoperto il flusso del proprio sangue; perciò tutti e due saranno eliminati dal mezzo del loro popolo.» (Lev. 20,18)

«Ho dato mia figlia in moglie a quest’uomo; egli l’ha presa in odio ed ecco le attribuisce azioni scandalose, dicendo: Non ho trovato tua figlia in stato di verginità; ebbene, questi sono i segni della verginità di mia figlia, e spiegheranno il panno davanti agli anziani della città. Allora gli anziani di quella città prenderanno il marito e lo castigheranno e gli imporranno un’ammenda di cento sicli d’argento, che daranno al padre della giovane, per il fatto che ha diffuso una cattiva fama contro una vergine d’Israele. Ella rimarrà sua moglie ed egli non potrà ripudiarla per tutto il tempo della sua vita. Ma se la cosa è vera, se la giovane non è stata trovata in stato di verginità, allora la faranno uscire all`ingresso della casa del padre e la gente della sua città la lapiderà, così che muoia» (Deut. 22. 16-21)

“Osserverete dunque tutte le mie leggi e tutte le mie prescrizioni e le metterete in pratica” (Lev. 20,22).

Pace e bene.

se li spruzzi di acqua santa…

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Satana è dappertutto anche nelle università. Non mi meraviglio che ci siano dei professori cornuti, con tanto di tridente e di coda, perciò non facciamoci molte illusioni, perché sotto sotto c’è l’odio contro Dio, l’odio contro Cristo, l’odio contro la Chiesa. Dietro questi personaggi c’è sempre il maligno. Se li spruzzi di acqua santa fumano, come avviene negli esorcismi più tremendi.

Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria.

un atto di fede…

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Sia chiaro subito una cosa: qui non si sa se la chiesa l’abbia mandato davvero a cagare, se ci sia stato accordo o – per dirla in breve – com’è che i fatti siano andati esattamente. Di una cosa però siamo certi: questa spiegazione dei fatti è semplicemente ridicola. Don Gelmini era persona discussa [¹] all’interno della chiesa per alcune sue posizioni politiche, per il personalismo di alcune sue attività, per l’identità, i gesti (quello dell’ombrello, ad esempio) e per l’invenzione della cristoterapia. Succede che gli venga vomitata addosso l’infamante accusa di essere un pedofilo. Appena la cosa diventa di pubblico dominio, Gelmini la spara grossa e accusa la “massoneria ebraica“. Poi ritratta: c’è sempre il complotto ma da parte di giudici anticlericali e non più da parte degli ebrei. Insomma, per dirla in breve: “un gran bel casotto”. Ora che (don) Gelmini abbia chiesto al vaticano di essere non solo sospeso a divinis, ma di essere destituito come sacerdote e diventare il laico Piero Gelmini non è cosa assolutamente credibile. Ma che poi il vaticano accetti la richiesta, magari anche a malincuore (ché a quelli li non pareva vero di doversi tenere sul groppone un prete un po’ sopra le righe accusato di molestie sessuali su minori) è una soluzione che pare essere molto creativa: «Don Gelmini – ha dichiarato Alessandro Meluzzi – ha accolto con grande gioia la decisione del Papa». Si, come no! Ma non è tutto. Quello che davvero indigna di più è che i giornali non fingono neppure di ipotizzare che la cosa possa essere andata diversamente. Assolutamente: tutto normale. Si da la notizia così com’è stata data ché la chiesa, lo sanno tutti, di comunicazione non capisce un cazzo. Come se si trattasse del primo e unico caso di chierico che s’incula i bambini. Se la chiesa dice una cosa quella è, non c’è assolutamente la necessità d’occultare i fatti né di scaricare i personaggi scomodi. Tutti – lo ripeto – si limitano a raccontare banalmente la storiella così com’è stata raccontata. Tipo: «Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario» (Gv 11,44). Un atto di fede, insomma.

[¹] Quest’articolo de la Repubblica (3 marzo 2008) può chiarire ulteriormente l’aspetto della faccenda.

l’embrione…

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La riflessione che mi preme qui sviluppare riguarda una questione molto delicata, ed figlia – la riflessione, dico – di un sereno confronto che ho avuto in uno dei post precedenti.
Molti (ad esempio i cattolici) sostengono che
l’embrione é un essere umano; la mia tesi [*] – che qui voglio subito palesare – è che a partire dalla loro stessa logica è possibile affermare che l’embrione non è un essere umano.
La potenza – è la scuola aristotelica ad affermarlo – è la predisposizione della materia ad assumere una certa forma: è quel motore che permette alla forma di plasmare la materia secondo i suoi dettami. L’atto, invece, è la forma stessa realizzata, ovvero la materia plasmata sotto l’azione della forma. Un corpo è capace di cambiar luogo anche prima che lo cambi o che glielo si faccia cambiare; un seme è capace di diventare frutto anche prima che lo divenga effettivamente. Che l’embrione sia essere umano in potenza – ovvero qualcosa che, in certe condizioni, sviluppa per diventare essere umano – è principio accettato da tutti (sia da coloro che sostengono che l’embrione è un essere umano, sia da chi lo nega). Sennonché, quanti sostengono il carattere umano dell’embrione sostengono anche che il processo che conduce dall’embrione all’uomo (“in atto”, direbbe Aristotele) non è un processo inevitabile, univoco e deterministico: durante il percorso formativo l’embrione potrebbe, ad esempio, dare vita anche soltanto a una membrana amniocoriale (”uovo chiaro”, mola idatidea, ecc.), senz’ombra di umano: «ciò che è in potenza – diceva lo Stagirita – è in potenza gli opposti». Quindi se l’embrione può diventare “un uomo in atto”, allora, proprio perché “lo può” può anche diventare non-uomo, cioè qualcosa che non è affatto uomo: nell’embrione, cioè, i due opposti sono necessariamente uniti. La conclusione, a questo punto, è semplice da dirsi: se l’embrione è, in potenza, quell’esser già uomo che è, indiscutibilmente, unito all’esser già non-uomo, ne viene che l’embrione non è già un uomo. Se un seme è un fiore e un non-fiore non è un fiore. Non essendo un uomo, non si può assolutamente affermare che sopprimendo l’embrione si commette un omicidio. Insomma – e sia questo solo un inciso che vale pure come chiosa – se si vuol essere coerente ai propri principi, usando la stessa logica usata da chi sostiene che l’embrione è un uomo, non si può non ammettere che l’embrione non è un essere umano.

[*] che, sia detto per inciso, è la tesi esposta in un articolo del prof. Emanuele Severino pubblicato sul Corriere della Sera nel dicembre del 2004.