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il coltello e l’aspersorio…

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«Mio padre non mi hai mai accettato. Non ha voluto rassegnarsi al fatto che io sono gay. Ho cercato di convincerlo che la mia non è una malattia, né una cosa sporca, ma è stato tutto inutile. Mi sono reso conto di essere gay un anno fa, e l’ho confessato a mio madre. Lei mi ha capito, ha cercato di aiutarmi, di starmi vicina e di convincere mio padre a rassegnarsi ma l’ultimo anno, in casa, è stato un inferno. Ma questa è la mia natura, non ci posso fare niente. »

Paolo, la Repubblica, 26.05.2008

«Durante questi ultimi anni, l’omosessualità è diventata un fenomeno sempre più preoccupante ed è ritenuta in diversi paesi una “qualità” normale, mentre è sempre stata un problema nell’organizzazione psichica della sessualità e non è stata ai determinante nelle scelte della società. Essa non rappresenta un valore sociale e ancor meno una virtù morale che potrebbe concorrere all’incivilimento della sessualità. Può anzi essere ritenuta come una realtà destabilizzante per le persone e la società. »

Mons. Toni Anatrella, l’Osservatore Romano, 29.11.2005

cedimento alla deriva relativista…

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In base a quanto stabilito dalla sentenza del 21 febbraio scorso emessa dalla Corte Europea dei Diritti Umani «dal Ministero dell’Interno dovrebbero essere inoltrate diffide alla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) affinché si astengano dall’esercitare simili pratiche [ ovverosia la benedizione delle case da parte dei preti della Chiesa cattolica durante il periodo pasquale], con minaccia di azioni legali per il ristoro del danno derivante dalla lesione del diritto di libertà religiosa» (sentenza del 21.02.2008).
Il Presidente dell’
Association pour la Fondation Europa (AFE), Giorgio Salina, intervistato da ZENIT commenta: «questa sentenza, così come il recente pronunciamento del Consiglio d’Europa sul diritto all’aborto sicuro e gratuito confermano un progressivo cedimento alla deriva relativista e un subdolo tentativo di legiferare attraverso la Magistratura, eludendo i limiti di competenza di ciascun organismo». E ancora: «non vi è dubbio che la convergenza di Deputati europei appartenenti a diversi gruppi politici, gli intergruppi Gay e Lesbiche e analoghe Organizzazioni europee, potenti lobby come Catholics for the free choice, determinano una forte pressione relativista nelle varie Istituzioni».
Sembrano toni miti [*], ma appena oltre le gengive c’è la lingua del furioso reazionario.
«I Paesi che ancora devono ratificare il Trattato di Lisbona, come l’Italia, escludano – suggerisce Salina – l’accettazione della Carta dei diritti fondamentali, rifiutandone la prevalenza sulla propria legislazione, e la prevalenza di tutte le artificiose sentenze ad essa collegate».
Sembravano toni miti, nevvero?

[*] colpa dell’algesia da ustioni al culetto.

…ottengono molto di più

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«Circa un anno fa, colpito dal volume di fuoco scatenato ogni giorno contro il governo Prodi dalle gerarchie ecclesiastiche, in un viavai di tonache sui telegiornali pubblici e privati, mi sono rivolto a un amico prete, cui mi legano stima e affetto. Uno che ha dedicato la vita alla lotta alla povertà, all’ignoranza e alla mafia, come io non sarei mai capace di fare. La risposta, nel tono spiccio del personaggio, è stata: “I vescovi fanno politica. Non vogliono il centrosinistra e si danno da fare per far cadere il governo. Vedrai che alla fine la vera spallata a Prodi la daranno loro”. Con un candore ormai perduto, avevo allora chiesto la ragione di tanto odio politico nei confronti del cattolicissimo Romano Prodi e di un centrosinistra assai timido sui temi della laicità, certo più vicino del berlusconismo agli ideali cristiani di solidarietà. “Nessun odio, semmai convenienza”, è statala risposta. “Il fatto è che da quegli altri i vescovi ottengono molto di più”. »

Curzio Maltese, la Repubblica del 15.05.2008

sciacallaggio…

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«[L'Aids] è un castigo di Dio, evidentemente, perché prima non c’era. [...] È una malattia terribile che colpisce il peccato direttamente. Purtroppo la malattia si espande da costoro agli altri, innocenti, e così li hanno sulla coscienza. [...] Il mondo ha progredito soprattutto nei sette peccati capitali. Dio per risposta ci ha mandato l’Aids ».

Cardinal Giuseppe Siri, Ansa, 23 marzo 1987

malinconia…

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«La nostalgia è il rimpianto d’un passato che è stato e non può tornare; ma la malinconia è diversa. È rimpianto di ciò che non è stato ma che sarebbe stato possibile, di un’altra vita non vissuta, d’un amore che ti ha sfiorato senza fermarsi. Di un tu che avresti voluto incontrare ma non hai incontrato, di un te stesso che avresti voluto essere e non sei stato ».

Eugenio Scalfari, L’uomo che non credeva in Dio, 2008

l’uso della ragione

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Don Franco Barbero, in un suo post assai sfizioso, nota – qui brutalizzo il suo pensiero ché tanto, volendo, potete tranquillamente andarvelo a leggere al link che ho riportato – un certo silenzio intorno alla figura di Dio e una forma di idolatria nei confronti della Madonna. «Al posto suo – scrive il prelato – parla e straparla una linguacciuta madonna che appare qua e là, piange, minaccia, invita, lancia messaggi. E’ infaticabile. Riesce a parlare contemporaneamente in continenti diversi». E, ancora: “si profila, dentro questa idolatria, [...] l’archiviazione della Bibbia che ormai è sostituita con la corona del rosario. Ecco come nasce, anzi si sviluppa, una nuova religione”. La cosa, pare evidente, fa frullare non poco i coglioni al don che arriva, in modo alquanto esplicito, financo a prendersela con i suoi più alti superiori. Ma c’è dell’altro. Sul finire del post, l’incauto prete prova anche a suggerire come cura per arginare questa nuova ondata mariana, “la lettura biblica assidua e seria e l’uso della ragione”. Ora – e sia questo solo un consiglio che vale pure come chiosa – passi per la prima prescrizione ma la seconda – l’uso della ragione, dico – è, a mio avviso, cosa assai pericolosa ché così facendo si rischia di mandare a puttane l’intero magistero e non solo la neo-deriva mariana.

Io, caro don Franco, al posto suo procederei con più cautela e mi fermerei al primo consiglio. Poi, faccia lei.

Il piccolo Francesco…


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Immaginate che Francesco – vostro figlio – sia sempre taciturno, schivo, introverso, non ami giocare coi suoi coetanei, di notte sogna il diavolo e che – siamo già verso i nove anni – lo sorprendete a flagellarsi la schiena con una catena. Immaginate che il bambino sia attratto ossessivamente dal “sistema pilifero” di Padre Camillo da Sant’Elia a Pianisi: “La barba di fra Camillo – avrà modo di dirvi – si era ficcata nella mia testa, e nessuno mi poté smontare”. Che il piccoletto abbia febbri continue, spesso oltre i 40°C, intervallate con continui malanni respiratori e intestinali. Che vi chieda, in continuazione, di ripetergli la storia delle stimmate di San Francesco e che a sentirsela raccontare vada ogni volta fuori di testa, come in trance. Che lo trovate spesso gonfio come un pallone, pieno di lividi e tagli e, a domanda, la risposta sia: «L’altra notte la passai malissimo; quel cosaccio da verso le dieci, che mi misi a letto, fino alle cinque della mattina non fece altro che picchiarmi continuamen­te. [...] Credevo proprio che fosse quella propriamente l’ultima notte di mia esistenza; o, anche non morendo, perde­re la ragione. Ma sia benedetto Gesú che niente di ciò s’avverò. Alle cinque del mattino, allorché quel cosaccio andò via, un freddo s’impossessò di tutta la mia persona da farmi tremare da capo a pie­di, come una canna esposta ad un im­petuosissimo vento. Durò un paio d’ore. Andai del sangue per la bocca». Che su un tema in classe, a quindici anni, leggiate: “Oh, se fossi re, combatterei prima di tutto il divorzio, da molti cattivi desiderato, e farei sì che il sacramento del matrimonio fosse maggiormente rispettato… Io cercherei di illustrare il mio nome col battere sempre la via del vero cristiano; guai poi a coloro che non volessero seguirla. Li punirei subito o col metterli in prigione o coll’esilio, oppure con la morte“. Immaginato tutto? Fatto? Bravi. Adesso – mi pare lecito – la domanda è: voi, da genitori, che fareste? Ricovero? Psicoterapia? Esorcista? Col cuore in mano, credetemi: qualunque cosa decidiate di fare siete in errore. Per carità di Dio, fermatevi! Mi raccomando. Ché con un po’ di culo, qualche goccia di acido fenico puro e l’interessamento in alto loco avrete un autentico santo in famiglia. E sai quanti soldi?

come gregge al pascolo…

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La locandina sembra quella di un kolossal americano: faccia del protagonista su un lato, sullo sfondo un particolare dell’ambientazione, colore caldo e intenso a risaltare i particolari, titolo, nomi degli attori e orari di proiezione. Mancano pochi giorni per prenotarsi: i ben informati dicono, con una certa soddisfazione, che la fila sarà bella lunga: seicento visitatori all’ora! Il tempo necessario per buttare uno sguardo sommario ai resti putrefatti del santo, per valutarne sommariamente il grado di decomposizione e poi via.
Vista in filigrana insieme ai macchinosi dati dei flussi elettorali, quella della
visita alle frattaglie del santo mi sembra possa essere un’immagine più che attuale dell’Italia di oggi fatta (anche) di gente intellettualmente fragile, facilmente ricattabile sia umanamente che politicamente; gente ostinatamente arroccata, contro ogni evidenza e contro ogni conoscenza razionale in quella fragile meringa della propria identità e (quindi) nel proprio credo; senza dubbi e – questo mi pare ancora più grave – senza alcuna alternativa da provare per il gusto di migliorarsi. Una fila macabra – seicento visitatori all’ora – che parecchi considereranno suggestiva e poetica (ché per molti è suggestivo e poetico sprofondare in massa nei molli abissi arcaici del nostro paese) ma che io – come spero anche molti credenti – considero, invece, di una infinita e acuta tristezza. Un’immagine dell’Italia di oggi – lo dicevo prima – che suggerisce una semplice e pacata riflessione che è di pancia e di parte, certamente, ma pare – almeno a me – molto calzante: ci si può aspettare non dico qualche cosa di buono ma almeno un serio cambiamento da un popolo che freme e brama per venerare una salma? potrà mai cambiare un paese che s’ammassa in fila – come gregge al pascolo – per scorgere su di un corpo cavato da sotto terra i cambiamenti che, inesorabilmente, il tempo, i vermi e le muffe hanno provocato?

Ad ognuno il suo “absurdum”…


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Sulle ginocchia c’è un alone di polvere: il sagrestano dev’essersi scordato di spolverargli lo scranno, stamani. Il tipo – un bacherozzo basso e tozzo – con fare altezzoso mi chiede sarcastico: “Che c’è dopo la morte?” Coglione – gli rispondo di riflesso – che c’era prima della vita? Il nulla. Perché allora ti spaventa quello che potrebbe esserci dopo e non quello che c’è stato prima? Perché tutta la tua fede, il tuo scaramantico grattarti i coglioni al passare del carro funebre o del gatto nero, s’esaurisce nella riverente costruzione di un dopo mentre il prima manco te lo caghi? Non lo senti il retrogusto di terrore in quella friabile meringa del tuo credere? Perché, caro mio, credi tu davvero che, in fondo, c’è una grande differenza tra chi, per ubriacare il suo disagio esistenziale, crede in Dio o tocca ferro o evita di passare sotto le scale o telefona al cartomante o s’avvolge nel caldo bozzolo di altri rituali più o meno pagani? Ad ognuno il suo “absurdum”, verrebbe da dire (se non fosse che certuni amano intersecare i vari absurdum per una forma di eccessiva (in)sicurezza). Divertiti e, se ti piace, goditene pure ché tutto questo può servire anche a farti stare bene. L’importante è che non mi maciulli le gonadi. Non chiedo altro. Punto.

padre della Chiesa…


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«Adamo è stato condotto al peccato da Eva e non Eva da Adamo. È giusto che la donna accolga come padrone chi ha indotto a peccare».

Sant’Ambrogio, padre della Chiesa