
“L’impegno della Chiesa nella vita sociale è essenziale per la società italiana.”
versione 2.0

“L’impegno della Chiesa nella vita sociale è essenziale per la società italiana.”
Credo che la Lega Nord possa e debba nel prossimo disegno di legge di riforma costituzionale chiedere l’inserimento della croce nella bandiera italiana.

Schifani – il presidente del Senato, avete presente? – prima evoca elezioni anticipate e poi assicura che «la maggioranza è coesa e si va avanti senza il voto». Il premier – Berlusconi, dico – e Lega che continuano a diffidare di Gianfranco Fini. Metti poi: il caso Cosentino, la giustizia, Tremonti, i processi, il divorzio… . C’è, a farla breve, un tal marasma che prima o poi accadrà – statene certi – che il marinaio mi vomiterà nel maestrale.
Alla base di tutto? L’illusione di voler tenere assieme sostanze tra le quali v’è una naturale repellenza. Come tra acqua e olio, per esempio: il meglio che si può ottenere in questi casi è un’emulsione, ma sempre grazie ad un emulsionante – roba, per farla semplice, che è in grado di facilitare la dispersione della fase dispersa in quella disperdente; vogliamo chiamarlo – l’emulsionante, dico – Gianni? E chiamiamolo Gianni.
Un’emulsione di acqua e olio avrà, così, un aspetto omogeneo e lo conserverà finché dura l’azione dell’emulsionante, ma in realtà nel recipiente sempre acqua e olio ci sono.

L’Inno di Mameli – fuor di retorica – è brutto assai: una marcetta buona solo per le partite di calcio ché quel papapà-papapà può dar brividi e solluccheri solo ad un popolo di debosciati. Il Va’ pensiero di Verdi, invece, è tutt’altra storia: testo ispiratissimo, musica deliziosa: come inno – diciamocelo con franchezza – sarebbe assai preferibile al primo. Ha dalla sua un solo pesantissimo difetto – difetto che, dispiace dirlo, mi fa preferire il primo a quest’ultimo: piace assai agli amici di Bossi. E non dico altro.

«Voterò “sì”, la risposta è ovvia. Il referendum dà un premio di maggioranza al partito più forte: vi sembra che io possa votare no? Nella domanda c’è già la risposta. Non si può pensare che io sia masochista. È vero, il problema non lo abbiamo posto noi, ma non possiamo rinunciare a questo vantaggio che ci hanno concesso»
«La riforma della legge elettorale deve essere conseguente a quelle sul bicameralismo perfetto. Pertanto, non appare oggi opportuno un sostegno diretto al referendum del 21. »

“[L'italiano] non è associabile – è scritto così, su Wikipedia – a un’unica stirpe originaria, in quanto il popolo italiano è piuttosto il risultato di un amalgama di numerose componenti distinte, spesso peraltro affini, che contribuiscono a determinare la forte differenziazione regionale nettamente percepibile ancora oggi”. Una così marcata mescolanza di patrimoni genetici, l’appurata assenza di una etnia italiana e quel mezzo metro di cretino se ne esce col suo “no a un’Italia multietnica”. Qualunque cosa volesse dire, non può che essere una cazzata.

Trovo offensiva la pretesa di riservare dei vagoni agli extracomunitari. Voglio poter viaggiare accanto a tunisini e albanesi: non è una colpa essere nato italiano.

«Molte di noi rimanevano incinte, ma anche in quelle condizioni ci violentavamo, non ci davano pace. Molti hanno tentato di suicidarsi, aspettavano la notte per non farsi vedere, poi prendevano una corda, un lenzuolo, qualunque cosa per potersi impiccare. Non so se era meglio essere vivi o morti. Adesso che siamo in Italia siamo più tranquille, ma non posso non stare male pensando che molte altre donne e uomini nelle nostre stesse condizioni siano state salvate in mare e poi rispedite in quell’inferno, non è giusto, non è umano, non si può dormire pensando ad una cosa del genere. Perché lo avete fatto?». Così una delle tante “fortunate”, una di quelle reduci dal mercantile turco Pinar, riuscita ad arrivare a Lampedusa nelle settimane scorse. Storie terribili affollano la mente di queste sventurate, inenarrabili disavventure marchiano i loro corpi; e quella domanda – perché lo avete fatto? – invade ancor più la loro anima martoriata.
Mi viene in mente che dovremmo porcela anche noi quella domanda – e a voce alta. Invece – per il gusto di farcelo mettere nel culo – ci stiamo solo preoccupando (fingendo, deh, sia ben chiaro) di capire fino a che punto il “ciarpame senza pudore” ha devastato la nostra mente. Irreparabilmente.

Questo deprecabile razzismo da stadio sta rovinando l’immagine di milioni di razzisti per bene.
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“La Corte Costituzionale ha stabilito che il referendum si può fare il 13 maggio, nello stesso giorno dell’elezioni politiche. La stessa data è stata già deliberata dalla regione Lombardia. Ecco, per quale motivo questi signori vogliono cambiare le carte in tavola? Perché sanno che questo referendum ci aiuta a tenere vivo il tema della devolution, sanno che i loro elettori [...] lo andranno a votare in massa. E magari, quando capiranno le intenzioni dei loro elettori, cavalcheranno la devolution in campagna elettorale.”
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