
«Sono fiero di essere cittadino di un paese dove il primo ministro può essere indagato come ogni altro cittadino. »
(E sottolineo israeliano).

«Sono fiero di essere cittadino di un paese dove il primo ministro può essere indagato come ogni altro cittadino. »

«Un provvedimento mirato a riconoscere la cittadinanza italiana per ragioni umanitarie ai bambini rom nati in Italia e senza genitori». Così Roberto Maroni, ministro dell’Interno, annuncia la proposta che farà nei prossimi giorni al governo. Questo – è lo stesso ministro a precisarlo – al fine di «garantir[e] un nome, un cognome, un’identità non per Jus sanguins ma per motivi umanitari».
Già m’immagino la felicità della zingarella a cui, per motivi umanitari, verrà imposto di cambiare il nome da Katiza a Immacolata…

S’io fossi l’avvocato di quella famiglia di Santa Maria Capua Vetere, quella famiglia che ha tenuto segregata, per punizione, una donna per ben 18 anni, rea – sembra di capire a legger le cronache sui giornali – d’aver avuto un bambino non essendo sposata, – s’io fossi l’avvocato, dicevo – nell’arringa di difesa, citerei quel sant’uomo del card. Caffarra: «Il corpo vergine rende visibile una persona-donna che vuole realizzare la sua verità, la sua bellezza originaria: “due [non tre, non quattro…] in una carne sola” o nella forma della coniugalità o nella forma della consacrazione a Cristo. È questa una delle ragioni per cui i rapporti prematrimoniali sono la distruzione pura e semplice dell’amore: la tomba dell’amore.»(Lettera alla donna, 2000). Oppure: «La verginità cristiana dimostra la falsità dell’antropologia sessuale contemporanea, per cui, essa o è censurata o è contestata. Del resto, questo è sempre stato il destino della verginità cristiana: nella sua assoluta novità non poter essere omologata a nessuna visione parziale dell’uomo. Essa è ciò che in linguaggio cristiano si chiama una “profezia” (non detta, ma vissuta) ed i profeti non sono mai omologati: sono troppo scomodi. [...] La verginità è un evento della libertà, è rifiuto del principio edonista poiché non accetta quel disprezzo che la cultura contemporanea ha della sessualità umana. Essa non accetta che la sessualità sia considerata un gioco, poiché sa che nella sessualità è in causa la persona stessa. La verginità è l’esaltazione del valore della sessualità umana contro la sua riduzione a passatempo nella vita della persona. [...] La verginità è libertà proprio nel modo di vivere la propria sessualità. La vergine “sente” la sessualità come richieste di una soddisfazione. L’amore coniugale integra questa richiesta nell’amore ed è quindi un atto di libertà che trascende l’impulso. La verginità opera una scelta ancora più libera poichè sa rinunciare. La propria femminilità - mascolinità è vissuta come forza di donazione e non come egoismo e piacere. La verginità è la più alta realizzazione della persona. [...] La verginità sta li a dire molto semplicemente: comunque, anche se tutto finisce, chi ama resta in eterno. » (La verginità consacrata , Casa Cini, febbraio 1996). Cambiando poi un po’ il registro e impostando la voce diversamente, potrei spingermi – s’io fossi l’avvocato, dico – a citare pure il Catechismo: «La fornicazione è l’unione carnale tra un uomo e una donna liberi, al di fuori del matrimonio. Essa è gravemente contraria alla dignità delle persone e della sessualità umana naturalmente ordinata sia al bene degli sposi, sia alla generazione e all’educazione dei figli. Inoltre è un grave scandalo quando vi sia corruzione dei giovani.» (Catechismo, 2353).
Legge naturale, fornicazione, disprezzo, condanna, colpa, scandalo: quei familiari, insomma hanno agito come hanno agito perché inzuppati fino all’osso di quella cultura giudaico-cristiana. “Signori della corte – chioserei il mio argomentare –, a questo punto i casi sono due: o concedete le attenuanti ai miei assistiti, o dichiarate che queste sante citazioni sono emerite cazzate”. E qui sarei curioso di leggere, poi, le motivazioni della sentenza…

«A proposito. C’è una sola cosa peggiore dell’abuso delle intercettazioni telefoniche: il loro divieto. »