
“Nel Pdl è tutto in funzione del Capo. Sembra di stare in una democrazia orientale. Silvio è il nuovo Kim Il Sung” .

“Nel Pdl è tutto in funzione del Capo. Sembra di stare in una democrazia orientale. Silvio è il nuovo Kim Il Sung” .

Oramai tra lo scapigliato Guzzanti e il bel ministro delle pari opportunità è scontro. Scrive Guzzanti: «è ammissibile o non ammissibile, in una democrazia ipotetica, che il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente?» L’accusa è la solita: la Carfagna avrebbe avuto la guida di un dicastero per aver consesso favori sessuali al premier: un dicastero per qualche pompino. Ma donde prende origine questa odiosa accusa? È solo il passato da soubrette televisiva a gonfiare le infamanti voci o c’è dell’altro? “Secondo quanto dicono alcuni testimoni che considero credibili, attendibili e tutt’altro che interessati – scrive sul suo blog l’onorevole Guzzanti – esistono proporzionati motivi per temere che la signorina in questione occupi il posto per motivi che esulano dalla valutazione delle sue capacità di servitore dello Stato, sia pure apprendista. La sua intelligenza politica è nulla”. Ma pare che ad innescare le accuse – almeno è così che la storia è iniziata – ci sia stato anche il rimbalzo di pettegolezzi sul contenuto di alcune intercettazioni telefoniche, mai rese pubbliche.
Il ministro Carfagna, in una nota, ha precisato – sono quelli di Repubblica a farcelo sapere – di aver presentato “querela penale per diffamazione nei confronti dell’onorevole Paolo Guzzanti per quanto di falso da lui sostenuto nel suo blog” ma la questione, a mio avviso, andrebbe risolta diversamente. Dicano, una volte per tutte, se queste bobine con le intercettazioni telefoniche esistono o no; si facciano i nomi dei “testi oculari”; si dicano, senza allusioni, quali sono stati i favori… Insomma, una buona volta, si svergognino i calunniatori, si dimostri l’esistenza (o l’inesistenza) delle intercettazioni e si rivelino, finalmente, le virtù che hanno portato al Ministero una che fino a pochi anni fa nemmeno sapeva che cazzo fosse Montecitorio. Solo così, finalmente, si farà impallidire ogni ipotesi più o meno oltraggiosa e, soprattutto, si eviterà che una buona parte della famiglia Guzzanti, per gli anni a venire, si sveni per dar da mangiare alla bella Mara nazionale.

«La prostituzione in un luogo pubblico – così leggo su ansa.it – è considerato fenomeno di “allarme sociale” e come tale è reato e va punito, perfino col carcere, in egual maniera fra chi la esercita e chi se ne avvale». Questo, in sintesi, il cuore del ddl approvato stamani dal Consiglio dei Ministri e messo a punto da Mara Carfagna, ministro – ricordano le cronache – per le Pari Opportunità.
Farlo per strada, evidentemente, offriva assai scarse (se non impari) opportunità.

«L’idea di famiglia viene da una tradizione religiosa - e io ho fede anche se cerco di essere laica come ministro - viene dalla costituzione, dal diritto civile e naturale: è composta da un uomo e una donna che si uniscono per dare vita a figli per proseguire la specie». L’ha detto il ministro Mara Carfagna, ma al solo copia-incolla io sono arrossito di vergogna al posto suo. Ché ci vuole, davvero, una certa faccia tosta nel dichiararsi “laica come ministro” e poi argomentare la propria contrarietà al matrimonio tra gay e alle unioni di fatto (pure alle unioni di fatto) con principi relativi alla “tradizione religiosa” e al “diritto naturale”. Un’alternativa – un modo per spiegare il controsenso, dico – ci sarebbe: vuoi vedere che il ministro non ha capito un cazzo di quello che diceva? In questo secondo caso – se fosse vero, dico –, la faccia mi parrebbe ancora più tosta.