
“La Chiesa ha il diritto, come chiunque altro, d’intromettersi nella politica, però deve essere consapevole che allora sarà giudicata con criteri politici.”
versione 2.0

“La Chiesa ha il diritto, come chiunque altro, d’intromettersi nella politica, però deve essere consapevole che allora sarà giudicata con criteri politici.”

Ho finalmente aperto gli occhi. Sul significato della misteriosa parola “biopotere”, che ancora adesso uso con circospezione e imbarazzo, ma che mi sembra il termine meno inadeguato a descrivere anche, non credo soltanto, la vicenda che si sta compiendo in parlamento a proposito del testamento biologico, che sarebbe meglio chiamare zoologico, vista la concezione della vita che ne sta alla base: solo sopravvivenza fisica, qualunque cosa tu pensi del tuo bíos, della tua esistenza umana fatta di pensieri, relazioni, aspettative. Il sondino è la sola risposta. Con il paradosso, non posso non ricordarlo qui, che mentre se sei cosciente ma povero in canna puoi morire di fame tranquillamente, avresti diritto a nutrizione e idratazione solo se e quando ti riducessi a un rottame in stato vegetativo persistente.

«Quel medio alzato all’inno di Mameli se lo metta nel culo Senatore, già fatto largo per averci infilato il Tricolore. Mi congratulo per la capienza!»

A ben pensarci è un po’ come succede con le sorpresine degli ovetti di cioccolato: o ci trovi dentro il pupazzetto tutto d’un pezzo o una miriade di pezzettini da montare insieme con certosina pazienza. Una su tre – recita la pubblicità stampigliata sulla confezione di cartone – dev’essere, necessariamente, o l’uno o l’altra cosa. Il pupazzo lo guardi, ne saggi la caratura estetica, ne valuti i dettagli e poi – è la prassi – ti chiedi, dubbioso, a che cazzo potrà mai servirti. La sorpresina da montare, invece, richiede d’obbligo la consultazione dell’apposito fogliettino con tutte quante le istruzioni, un monocolo da orefice e due lauree (una, si badi, dev’essere ingegneria). Poi, di solito, si prende il manufatto e lo si butta nel secchio della spazzatura e s’inizia a giochicchiare con la stagnola per farne un anellino da regalare alla bella o una rozza pallina per un subbuteo artigianale: un paio di passaggetti con le dita a simulare le gambe dei giocatori. Beh, insomma, la rivista Micromega è così.

Si tratta di un dialogo tra un padre e una madre che si è svolto alla presenza di un medico. Il padre esordisce così: «Quando una cura intensiva la si vuole fare a tutti i costi si vuole a tutti i costi che un bambino rimanga handicappato». «Il primo giorno che Gabriele è stato estubato», stavolta è la madre a parlare, «ha avuto la possibilità di piangere. Noi l’abbiamo sentito per la prima volta e abbiamo provato un grande senso di gioia perché ci sembrava vivo. Però questo senso di gioia è diventato disperazione perché lui ha pianto perennemente e piangerà perennemente. Cosa hanno fatto? Hanno dato la vita a un pianto. Se nessuno ha il diritto di togliere la vita, che diritto hanno loro di darla in questo modo?». Il padre continua: « Gli è rimasto un quarto di cervello. Le capacità di avere una relazione con l’ambiente, con ciò che lo circonda, non ci sono assolutamente. È come un bambino vegetale solo che al posto di essere lì immobile ha un comportamento violento, aggressivo fatto di urla e torsioni, di movimenti spastici». La madre aggiunge: «Con un bambino così non sei veramente madre perché non esiste un rapporto» e lui conclude: «Quando il medico mi ha detto che sembrava che a Gabriele rimanesse solo un mese di vita, io ho provato una sensazione di benessere. In quel momento mi sono detto: “È finito il martirio”».
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