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…controabortisca o sparo!

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«Cosa avrebbero fatto i sette agenti di polizia se in quell’ospedale di Napoli fossero arrivati durante l’operazione e non subito dopo? Avrebbero rimesso il feto dentro la donna? “Fermi tutti, in nome della legge: controabortisca o sparo!”». Così l’incipit dell’analisi di Francesco Merlo, stamani su la Repubblica a commento dei fatti di Napoli. Immaginatevi la scena: i poliziotti corrono, bloccano le uscite dell’ospedale, i due agenti più coraggiosi – insieme al protagonista burbero, si capisce – salgono le scale ed entrano nella sala sbattendo la porta. Silenzio. Per un attimo. Il ginecologo alza le mani. Su di lui la telecamera zooma e mostra le mani insanguinate. La signora è distesa sul tavolaccio, a gambe all’aria. Coperta – per pudicizia? – da un panno verde tra bacinelle e garze sterili. «Stooppp… – grida il regista– buona la prima!» Sarà un luogo comune cinematografico di successo; cose che i produttori di NCIS si stanno già cagando sotto. Voi ci scherzate ma qui, signori miei, gli spettatori in platea, a veder queste scene, avranno un impercettibile moto di trasalimento, uno stizza appena percettibile che li costringerà, quasi di riflesso, a spingere sulla vescica e a chiudere le natiche. E pensate poi, per un attimo, a cosa capiterebbe se queste pellicole finissero in mano ad una civiltà aliena. Se – e sia questo solo un inciso che vale pure come chiosa – dalle fredde profondità della galassia arrivano sulla Terra dei viscidi omini verdognoli evoluti che, dopo aver acquisito le preziosi informazioni sulla nostra civiltà – magari subito dopo questo prossimo lustro berlusconiano – cominciano a devastarci e a devastare tutto – chiamatemi pure pezzo di merda – io starò dalla loro parte.

Il mio pensiero è semplice…

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L’intervista è apparsa sulle colonne de Il Corriere della Sera e diventa subito, già nelle prime battute, un manifesto elettorale. «Il mio pensiero è semplice e si basa su tre principi»: é Giuliano Ferrara a parlare e lo intervista Maria Teresa Meli. Ascoltiamolo attentamente – ché con l’aria che tira ce lo ritroveremo presto seduto su uno scranno in senato – ponendo la giusta attenzione ai principi che hanno ispirato la sua candidatura.
Primo, nessuna donna è obbligata a partorire”, dice, e già da qui capiamo quant’è magnanimo quest’uomo ché concede, statemi a sentire, il diritto che non si può disporre del corpo altrui. Molto bene. Non trovate? Lo so che parrebbe strano il contrario, che se così fosse – il contrario, intendo – saremmo autorizzati ad espatriare non senza aver bruciato prima la bandiera, ma detto da quel simpatico omaccione mi par cosa non da poco. Fidatevi e andiamo avanti.
Secondo, nessuna donna deve essere perseguita legalmente perché abortisce”. E qui siamo, come dire, alla concessione dell’impunità per la donna che commette il reato dell’aborto. Abortire sotto il dominio di Ferrara, sia ben chiaro, non sarà un diritto ma lui – il direttore de Il Foglio, dico – che oltre la panza ha anche un cuore grande saprà essere giusto e misericordioso e concederà l’impunibilità alla donna che si macchierà di quest’orrendo crimine. Roba mica da poco. Spero che ne converrete ché qui, sor Giuliano è andato ben oltre i suoi confini innescando, com’era prevedibile, un cortocircuito logico mica facile da risolvere. E si, pensateci un pochino anche voi: se la puttana che abortisce commette un omicidio – lo ripeto, state calmi, partiamo dall’assunto che l’aborto è sinonimo di omicidio: sul vocabolario che Ferrara distribuirà a tutte le famiglie italiane (al posto dell’euroconvertitore oramai inutile) sarà scritto, alla voce aborto, “vedasi omicidio che famo prima” – cosa sospenderebbe la logica che solitamente esige per tale reato una pena? cos’è che sospenderebbe la ratio della giurisprudenza penale? Bho!?! Eccheccazzo però, pensateci un pochino anche voi e magari scrivetemelo nei commenti ché mica posso fare tutto da solo… non mi proponete però – sia ben chiaro – l’idea mortificante che “feto non è un bambino” – anzi visto che ci siamo toglietevela subito dalla testa ché so’ scemenze quelle cose lì – che vi segnalo subito al direttore. Procediamo.
Terzo, l’aborto è un male, va sradicato, non può essere utilizzato come strumento di controllo delle nascite, come avviene quando le donne sono obbligate o incentivate ad abortire”. E qui le cose si complicano un pochino. Andiamo per gradi e cerchiamo di non scivolare ché la faccenda inizia a divenire sdrucciolevole. “L’aborto è un male”. E qui possiamo arrivarci tutti, il sillogismo è chiaro: l’aborto è omicidio, l’omicidio è un male ergo… sotto le schiavitù le proprietà transitive sono conservate. Questo “male”, però “va sradicato” ovvero eliminato completamente fin dalla radice. Pare, date le premesse, cosa logicamente e moralmente necessaria. Il punto però che qui va chiarito è “il come” lo si vuole sradicare questo cazzo di male visto che – è il punto due che ce lo impone – non possiamo punire la rea confessa. In che modo, allora, possiamo esercitare il nostro sacrosanto diritto allo sradicamento senza il deterrente penale dalla nostra parte? E qui, ammettiamolo, che partiamo in svantaggio e ci ritroviamo nuovamente schiacciati di fronte allo stesso problema che il punto due ci poneva. Se l’aborto è un omicidio, perché dovrei rinunciare al deterrente penale? perché non potrei perseguire chi abortisce al pari di chi – se non di più – uccide un suo simile? Cazzo! Fermiamoci ché qui si rischia il rincoglionimento. Meglio dirlo chiaramente: il “pensiero è semplice” ma andrebbe migliorato – se non altro abortito – tant’è vago e pieno di inesattezze. Inizia a vacillare il tetragono e così, cara elettrice ed elettore, un dubbio diabolico s’insinua lievemente nella mia (e spero anche vostra) mente. Ma spingiamoci oltre: magari le cose si sistemano. “L’aborto – c’è scritto nell’intervista – non può essere utilizzato come strumento di controllo delle nascite”. Benissimo. E come vogliamo controllarle queste nascite? Accetterà sua panzità l’uso del profilattico (“la cosa – va scrivendo da tempo – più schifosa che sia mai stata inventata”)? l’uso della pillola? della spirale? della Ru488? Io ne dubito e così – porcatroia – continuo a vacillare. “Il diritto di autodeterminazione della donna – dice Giuliano Ferrara – non può affermarsi contro il bambino”, e per bambino – c’è da crederci – lui intende certamente già l’ovocellula fecondata; ma allora, mi chiedo, perché questo paventato diritto non potrebbe affermarsi sui suoi gameti? Perché la sessualità della donna dovrebb’essere indirettamente controllata da un elemento non autodeterminativo? Tutte domande a cui non riesco a dare risposta. Davvero. Ma lasciamo perdere queste cose – ché magari, dirà lui, la giornalista non ha capito un cazzo quando le riportava e gli ha travisato il pensiero – e andiamo diritto al programma ché, è importante che lo sappiate, questo è un paese di merda e vedrete che panzone sarà eletto e quindi vale la pena ascoltarlo. “Il centrodestra sarebbe il luogo naturale di una lista così. […] Ci saranno alcuni collaboratori del Foglio, esponenti del movimento della vita, io proporrò Susanna Tamaro ed altre donne e uomini liberi. Mi piacerebbe avere anche mia moglie in lista [...] Il sondaggista Pagnoncelli ha rilevato che una lista come la nostra avrebbe sicuro il 4 per cento, forse il 6. Se Berlusconi rispondesse si sì all’apparentamento lo sbarramento sarebbe al 2 per cento: riuscirei ad andare in Parlamento con un gruppo di persone che farebbe questa battaglia culturale”. Insomma, dice Giuliano, la partita è giocabile e potrei anche andarmene da solo senza aspettare il tozzo di pane che vorrà concedermi Berlusconi. Del resto – è cosa risaputa – bastano appena due parlamentari per ricevere il finanziamento pubblico per un giornale e far fuori, così, anche “la Convenzione per la Giustizia”. Insomma, stringi stringi l’idea ispiratrice sarà anche bacata ma almeno un paio di cosucce concrete Ferrara – oltre al pacco di soldi per il Foglio, dico – le riuscirà ad ottenere: Pera e Boato potranno questa volta andarsene a fare in culo e magari portarsi con loro quel paralume della Ritanna Armeni.

È oramai del tutto evidente…

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È oramai del tutto evidente che l’ex-feto Giuliano Ferrara, con i suoi proclami e la sua gialla spilletta pro-life, si propone, urbi et orbi, come redentore universale. Stamani quest’eroe elefantiforme l’ha detto chiaramente, in uno dei suoi editoriali di propaganda, che «c’è un nonsenso tragico [che] si insinua nella convivenza civile» e la risposta a questo sbandamento non può che essere «una lista elettorale della moratoria che imponga al Parlamento di una grande nazione occidentale la questione della vita che non si manipola, della vita che non si tocca». Dalla tragedia alla farsa, insomma.
Una cosa, però, sia subito detta: Ferrara non è certo il primo che si candida nel ruolo del redentore. I veri dittatori – tanto per esser chiari – hanno tutti la bramosia di modellare società perfette: comunisti o fascisti che siano tutti hanno sempre la ricetta in tasca bella che pronta per spalancare le porte dei loro paradisi (reali o presunti) a cui tutti i kamikaze (reali o presunti) anelano.
Il martellante incitamento de Il Foglio per convincere le donne di tutto il mondo a non abortire – ché per il direttore di quel giornale tutte le donne non pensano ad altro che ad abortire – è snervante e urticante ché al di la delle (ipocrite) intenzioni del direttore (che continua a sostenere – unico a crederci – che quella della moratoria non è la classica schermaglia clerico-nazionale ma una battaglia culturale) è innegabile che da quelle colonne – quelle de Il Foglio, intendo – parte quotidianamente una dose massiccia di attivismo neotradizionalista, illiberale e anti-illuminista clericaleggiante che cerca di terrorizzare agitando lo spauracchio dell’eugenetica nazista, fingendo – almeno spero che sia finzione – di non sapere che una cosa sono le scelte individuali di persone responsabili che si muovono entro le leggi dello Stato di diritto e un’altra cosa, invece, sono i programmi autoritari imposti con forza da uno Stato-leviatano alla Hobbes. A chi ha cara la teoria di un ormai imminente crepuscolo della modernità affogata «nella marea relativista del tutto è possibile se è tecnicamente possibile» è indispensabile un faro, una lanterna. Tradizione, fascino, potenza, autorevolezza e potere: la Chiesa di Roma ha tutto questo, infarcito con un tantino di sana ipocrisia, di quel sacrosanto cinismo che hanno sempre mandato in soluchero Giuliano Ferrara nel suo voltagabbaneggiare.
E così in questo scenario in cui si mira, scientemente, a sputtanare il termine “laico” e a svuotarlo, dal di dentro, del suo significato che ci viene restituito privo di sostanza e di consistenza (come una maschera di gomma), il pontefice e i suoi scagnozzi hanno la possibilità di discettare su aborto, pillola, preservativo, gay, fecondazione assistita, testamento biologico e quant’altro non già – ed è questo il punto – per indirizzare evangelicamente le coscienze dei credenti, ma per impartire direttive politiche (basti leggere quanto riportato qui) ai tanti parlamentari pronti a calarsi le braghe ad ogni loro accenno. I Volontè, Buttiglione, Binetti e Bondi – presenti trasversalmente nei vari schieramenti, si badi – spalleggiando supinamente questi assalti neotradizionalisti alla libertà della persona pretendono di parlare in nome dei valori ma, in realtà, tendono solo ad impedire il dibattito sulle leggi che si discostano dalla moralità del loro Dio, fottendosene allegramente del fatto che le leggi devono esprimere un civile compromesso tra le diverse visioni esistenti nel paese: visioni dei credenti, non credenti e diversamente credenti. Leggi che – e questo è quasi banale dirlo – non devono tradurre in reato nessun peccato.
«Come cristiano accetto l’umiliazione – scrisse De Gasperi a Pio XII incazzato, quest’ultimo, per non aver incassato l’“obbedisco” dello statista democristiano – , benché non sappia come giustificarla; come Presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, la dignità e l’autorità che rappresento e di cui non mi posso spogliare, anche nei rapporti privati, m’impone di esprimere stupore per un rifiuto così eccezionale e di riservarmi di provocare dalla Segreteria di Stato un chiarimento». Leggeremo mai più lettere di questo tenore? Ne dubito fortissimamente.

che gran figlio di puttana…

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«La realtà concreta dell’aborto – ha detto il cardinal Ruini l’altra sera da Ferrara – é la soppressione di un essere umano vivente». Si badi – e qui Camillo è pronto a sottolinearlo – che lui, quando parla di aborto, non usa la parola «omicidio» ché è parola «violenta» oltre ad avere connotazione di «ostilità e inimicizia»; preferisce – il chierico – in spirito affettuoso e amichevole, parlare, semplicemente, di «soppressione di un essere umano vivente». Per il cardinale – e qui è chiaro e fermo nel rispondere ad una domanda di quell’omone che, dirimpetto, lo slinguazza ben benino – il no all’aborto non é questione legata alla negazione del diritto di autodeterminazione della donna ché «l’obiezione – dice il cardinale – é falsa in radice e va rovesciata» in quanto la donna che abortisce non è libera «e diventa libera se le si da la possibilità concreta di non abortire». Possibilità, pare, essere cosa fattibile oltre che economicamente conveniente ché, a non voler star lì a tirar sul prezzo, con 700 euro si riesce a convincere un’avida puttana a non abortire. Inoltre – e qui il gesticolare del prelato diventa ampio e nevrotico – la Chiesa anche giudicando la 194 una legge «intrinsecamente cattiva» non ne chiede, al momento, l’abrogazione così come non chiede il divieto per legge della contraccezione. Insomma queste donne potrebbero (e dovrebbero) ringraziarli piuttosto che stare lì a mugugnare… e che cazzo!
A domanda diretta – «perché la Chiesa è contraria agli anticoncezionali?» – rivoltagli da quel paralume della Ritanna risponde (?) Ruini: «La Chiesa non intende in alcun modo imporlo [il divieto del preservativo, ndr] come legge dello Stato. Si tratta di una scelta etica che la Chiesa ritiene sia corrispondente alla natura profonda del rapporto fra l’uomo e la donna. [...] Capisco che questo oggi é particolarmente difficile da far comprendere, ma questo ha delle ragioni profonde, e io credo che c’è una logica che ha portato alla negazione di questo principio… a un progressivo deterioramento del costume morale che noi vediamo essere sotto gli occhi di tutti e che porta anche a delle gravi conseguenze sociali». Avete capito qualcosa? Beati voi, ché io – e sono sincero – non c’ho capito un cazzo. Eppure – vi invito a controllare – la sbobinatura è abbastanza fedele (il citato, controllate, è tra 12:20 e 14:57). Fumo, tanto fumo… e tutto, semplicemente, per non rispondere ad una domanda diretta, chiara e precisa. Quanta ipocrisia. Epperò, e qui chiudo il post, poiché stasera anch’io non ho voglia di usare parole ostili e dure, per definire sua eminenza non userò «ipocrito pezzo di merda» ché è concetto violento (e che ha pure, diciamolo, una connotazione di «ostilità e inimicizia» ): dirò, semplicemente, «che gran figlio di puttana».

non chiamatela moratoria…

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Moratoria – lo dice De Mauro, mica io – è una «sospensione a tempo indeterminato, sancita da organismi internazionali, di attività che siano oggetto di controversia politica» ovvero – non per essere irriguardosi nei confronti dell’illustre linguista, ma per chiarire un tantino il concetto ché, come si diceva un tempo, repetita iuvant – con la moratoria si chiede ai governi o ad altri enti e organizzazioni – solitamente in nome di un principio – di astenersi (moratoria viene da moratus che è il participio passato di moratori ovvero indugiare) da una loro pratica o abitudine. Se, quindi, l’ONU chiede la moratoria delle esecuzioni capitali, sta dicendo agli Stati ne più ne meno che la pena di morte è sbagliata e che dovrebbero – gli Stati che la praticano, dico – considerare l’idea di rinunciare ad applicarla. Gli Stati, a loro volta, in piena libertà possono decidere se accettare di astenersi o meno. Nel primo caso siamo tutti contenti, altrimenti… nisba.
Chiedere una moratoria degli aborti non é, assolutamente, la stessa cosa di chiedere una moratoria contro la pena di morte ché – spero ne converrete – un conto è discutere su una pratica imposta per legge altra cosa, invece, è chiedere ad un individuo di rinunciare (ché la legge non impone mica di abortire) ad un proprio diritto, in nome – si badi – di valori tuoi, non suoi. Quella di Ferrara è quindi – legittima e sacrosanta , si badi – propaganda politica di stampo clericofascista (altro che laica) – il classico sgambetto ideologico tanto caro all’elefantino – ma non è assolutamente una moratoria. Punto.
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Moratoria sul divieto all’uso del preservativo…

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«All’indomani dell’intervento del Papa che ha sottolineato il “carattere sacro della vita umana”, collegandolo alla moratoria Onu sulla pena di morte, LeG segue con interesse il dibattito sulla 194, affidando agli uomini di scienza il compito di stabilire se la medicina abbia fatto progressi tali da aprire la discussione sullo spostamento dei limiti di tempo per effettuare aborti terapeutici. Ma sottolinea che l’aborto previsto dalla 194 non è un omicidio, trattandosi di una scelta sempre drammatica, spesso obbligata e che è inaccettabile l’equazione moratoria contro la pena di morte uguale a moratoria contro l’aborto. [...]
LeG chiede che la Chiesa cattolica consenta una moratoria del divieto all’uso del preservativo, per contribuire a salvare uomini, donne e bambini dal contagio Aids, nel rispetto del “carattere sacro della vita umana”».

Libertà e Giustizia, 09-01-2008

Letto, confermato, sottoscritto.