Archivi dei tag: Morte

mi raccomando…

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Forse sarà l’ultimo post. Forse ne verranno altri. Non so, sinceramente, cosa sia peggio. Volevo solo augurare a tutti, nel caso che i ginevrini del CERN avessero pisciato qualche calcoletto (sapete come vanno certe cose, vero? ), di saper accettare la fine con dignità. Non mi venite a dire che già ve la state facendo sotto, o che avete acceso un cero a Padre Pio… Dignità e contegno. Mi raccomando.

stesso desiderio…

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«Io e te
vento nel vento
nodo nell’anima
stesso desiderio di morire e poi rivivere»

( Mogol–Battisti )

Che poi, detto tra di noi, non significa un cazzo, però il bloguzzo ci fa la sua bella porca figura.

“quando il cervello non funziona più”…

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«[L]‘idea che la persona umana cessi di esistere quando il cervello non funziona più, mentre il suo organismo – grazie alla respirazione artificiale – è mantenuto in vita, comporta una identificazione della persona con le sole attività cerebrali, e questo entra in contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina cattolica, e quindi con le direttive della Chiesa nei confronti dei casi di coma persistente» (da “l’Osservatore Romano” – 3 settembre 2008). Insomma – e qui, davvero, c’è poco da scherzare – tra un po’ pretenderanno che il parametro biomedico per certificare la morte sia il tanfo della putrefazione che, si sa, è profumo per le loro narici sopraffini: ne vanno pazzi.

s’io fossi il padre…

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La notte passata a gironzolare per portali, siti e forum cattolici: che stronzi di cane, che muffe maleodoranti, che topi di fogne. Al solo pensiero mi vien da vomitare. Tutti, con la leggiadria di un elefante, a parlare di Eluana Englaro senza rispetto, senza spendere un briciolo di decenza: ammassi di soliloqui sprezzanti e irriguardosi nei confronti di chi non accetta l’inutile sofferenza di quel corpo già troppo martoriato. Roba che s’io fossi il padre – il padre di Eluana, dico – li ammazzerei, schiacciandoli, uno a uno fino a non lasciarne vivo nessuno. Davvero. Altro che dichiarare: «Quello che dice il Vaticano vale per il Vaticano, ma per noi vale quello che diceva nostra figlia».

…damme la tre!

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«E daje co le parolacce, me volete fa ‘ncazzà… La volgarità non è quella. Aristofane insegna. Sono senza peli sulla lingua [...]: non dico porca troia se non serve. Dovrei impazzire…».

Gianfranco Funari, 5 aprile 2007

sopportare la vita…

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«Non faremmo meglio a riconoscere che col modo nostro di trattare la morte abbiamo vissuto al di là delle nostre possibilità psicologiche e che perciò ci conviene abbandonarlo e piegarci alla verità? Non sarebbe meglio restituire alla morte, nella realtà e nel nostro pensiero, il posto che le compete, dando un rilievo un po’ maggiore a quel nostro atteggiamento inconscio di fronte alla morte che ci siamo fino a ora sforzati di reprimere con cura? [...] Sopportare la vita: questo è pur sempre il primo dovere di ogni vivente. L’illusione perde ogni valore se c’intralcia in questo compito»

Sigmund Freud, 1927

[...]

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«Vogliamo essere necessari, inevitabili, preordinati sin dall’eternità. Tutte le religioni, quasi tutte le filosofie, perfino una parte della scienza, testimoniano l’eroico e instancabile sforzo del genere umano di negare, in preda alla disperazione, la propria contingenza. »

Jacques Monod

fa parte della vita…

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«Skinhead è un modo di vivere la vita, secondo uno spirito nazionalista», spiega il ventinovenne presidente del Fronte Veneto Skinheads, Giordano Caracini, in un’intervista al Corriere della Sera. «Noi – continua il presidente – concepiamo il combattimento, fa parte della vita. Ma tanti contro uno solo, mai ».
Cioè – a voler sintetizzare il pensiero dell’illustre testa di cazzo – la prossima volta, prima di organizzare un pestaggio (magari) mortale, sarebbe opportuno calibrare bene il numero dei partecipanti e andarci, che ne so, in due o, al massimo, in tre, ché così facendo si razionalizzano le risorse e la cosa diventa pure concepibile. Ma in tanti contro uno solo, mai: è uno spreco di persone davvero intollerabile. Eccheccazzo!

assurde relazioni…


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Sono costretto a fare un discorsetto molto sgradevole, garantisco sul mio onore che non ci metterò compiacimento, per quanto, se pure fosse – intesi? Dice il presidente Fini: «Tolleranza zero» contro chi ha ammazzato Nicola Tommasoli, ma «molto più gravi» le contestazioni dei giorni scorsi della sinistra radicale contro la Fiera del libro di Torino.
Sgombriamo subito il campo da equivoci o da speciosi fraintendimenti: considero quelli che hanno bruciato le bandiere israeliane dei perfetti imbecilli ché affermare di aver compiuto, consapevolmente, «un gesto forte» per protestare contro «le morti, ormai quotidiane, di civili palestinesi, tra cui anche bimbi di pochi mesi, sotto il fuoco israeliano» la dice lunga sulla sanità mentale dei contestatori. Detto questo – ritornando alle dichiarazioni del neo-presidente – ritengo che il solo pensare di poter, in qualche modo, paragonare (al fine di stabilire una qualsivoglia relazione) un gesto assurdo qual è quello di bruciare una (qualunque) bandiera ad un assurdo (e vile) pestaggio mortale di una (qualunque) persona sia , quanto meno, fuori luogo se non inopportuno e, ovviamente, stupido. Se poi tra i miei (pochi) lettori c’è qualcuno che la pensa diversamente, sarei davvero lieto se il tipo mi spiegasse – prima di essere mandarlo a cagare – il motivo per cui mi sta (ancora) leggendo.

il fedele è così…


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Continua, incessante, il martellare mediatico attorno alla salma del santo del Gargano: giornali e tv ne stanno parlando a sbafo in questi giorni. Tanta è l’attenzione che s’è creata, che financo Berlusconi ha avuto modo di dire la sua – sbottonandosi non poco – sull’evento: segno che i sondaggi delineano schiaccianti consensi (cifre bulgare, direi) attorno all’argomento. E così, da diverse angolature, seppure sottovuoto e ficcato in una teca di vetro, l’abbiamo visto più e più volte, il santo. Cioè, abbiamo finto di vederlo ché i piedi erano coperti da calzari, le mani da mezzi guanti, il corpo da un saio, la faccia da una maschera “di silicone” (sottolineano gli attenti cronisti) e il capo da un cappuccio. Insomma, l’ostensione del santo corpo del cadavere non c’è stata ché quello li – diciamocelo francamente – pare un manichino disteso in una bara trasparente. Ma i fedeli pellegrini sono comunque eccitatissimi. Accorsi in massa, a loro non interessa che i brandelli mortali del Santo non si scorgono affatto; stremati dalla fatica fisica da estenuanti file, schiaffeggiati dal vento, accaldati dal cocente sole, restano impassibili, ordinati e mansueti pur di avere il privilegio di sfilare, per un attimo – una frazione di secondo, dico – davanti al catafalco col manichino. Il fedele è così: ama farsi prendere per il culo e gode ad esser trattato come una bestia.