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«Vogliamo essere necessari, inevitabili, preordinati sin dall’eternità. Tutte le religioni, quasi tutte le filosofie, perfino una parte della scienza, testimoniano l’eroico e instancabile sforzo del genere umano di negare, in preda alla disperazione, la propria contingenza. »

Jacques Monod

fa parte della vita…

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«Skinhead è un modo di vivere la vita, secondo uno spirito nazionalista», spiega il ventinovenne presidente del Fronte Veneto Skinheads, Giordano Caracini, in un’intervista al Corriere della Sera. «Noi – continua il presidente – concepiamo il combattimento, fa parte della vita. Ma tanti contro uno solo, mai ».
Cioè – a voler sintetizzare il pensiero dell’illustre testa di cazzo – la prossima volta, prima di organizzare un pestaggio (magari) mortale, sarebbe opportuno calibrare bene il numero dei partecipanti e andarci, che ne so, in due o, al massimo, in tre, ché così facendo si razionalizzano le risorse e la cosa diventa pure concepibile. Ma in tanti contro uno solo, mai: è uno spreco di persone davvero intollerabile. Eccheccazzo!

assurde relazioni…


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Sono costretto a fare un discorsetto molto sgradevole, garantisco sul mio onore che non ci metterò compiacimento, per quanto, se pure fosse – intesi? Dice il presidente Fini: «Tolleranza zero» contro chi ha ammazzato Nicola Tommasoli, ma «molto più gravi» le contestazioni dei giorni scorsi della sinistra radicale contro la Fiera del libro di Torino.
Sgombriamo subito il campo da equivoci o da speciosi fraintendimenti: considero quelli che hanno bruciato le bandiere israeliane dei perfetti imbecilli ché affermare di aver compiuto, consapevolmente, «un gesto forte» per protestare contro «le morti, ormai quotidiane, di civili palestinesi, tra cui anche bimbi di pochi mesi, sotto il fuoco israeliano» la dice lunga sulla sanità mentale dei contestatori. Detto questo – ritornando alle dichiarazioni del neo-presidente – ritengo che il solo pensare di poter, in qualche modo, paragonare (al fine di stabilire una qualsivoglia relazione) un gesto assurdo qual è quello di bruciare una (qualunque) bandiera ad un assurdo (e vile) pestaggio mortale di una (qualunque) persona sia , quanto meno, fuori luogo se non inopportuno e, ovviamente, stupido. Se poi tra i miei (pochi) lettori c’è qualcuno che la pensa diversamente, sarei davvero lieto se il tipo mi spiegasse – prima di essere mandarlo a cagare – il motivo per cui mi sta (ancora) leggendo.

il fedele è così…


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Continua, incessante, il martellare mediatico attorno alla salma del santo del Gargano: giornali e tv ne stanno parlando a sbafo in questi giorni. Tanta è l’attenzione che s’è creata, che financo Berlusconi ha avuto modo di dire la sua – sbottonandosi non poco – sull’evento: segno che i sondaggi delineano schiaccianti consensi (cifre bulgare, direi) attorno all’argomento. E così, da diverse angolature, seppure sottovuoto e ficcato in una teca di vetro, l’abbiamo visto più e più volte, il santo. Cioè, abbiamo finto di vederlo ché i piedi erano coperti da calzari, le mani da mezzi guanti, il corpo da un saio, la faccia da una maschera “di silicone” (sottolineano gli attenti cronisti) e il capo da un cappuccio. Insomma, l’ostensione del santo corpo del cadavere non c’è stata ché quello li – diciamocelo francamente – pare un manichino disteso in una bara trasparente. Ma i fedeli pellegrini sono comunque eccitatissimi. Accorsi in massa, a loro non interessa che i brandelli mortali del Santo non si scorgono affatto; stremati dalla fatica fisica da estenuanti file, schiaffeggiati dal vento, accaldati dal cocente sole, restano impassibili, ordinati e mansueti pur di avere il privilegio di sfilare, per un attimo – una frazione di secondo, dico – davanti al catafalco col manichino. Il fedele è così: ama farsi prendere per il culo e gode ad esser trattato come una bestia.

rialzati, Italia!

ITALY

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anche se siamo Italia…


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In sintesi: una coppia di anziani coniugi viene barbaramente uccisa nella loro villa di Lugagnano di Sona, nel veronese. Dura – riportano i giornali – la reazione del sindaco, Gualtiero Mazzi, della Lega Nord (non è un’aggravante, ma di certo non può essere considerata un’attenuante), secondo cui «in casi del genere non escluderei la pena di morte anche se siamo Italia, il paese del Papa». Parrebbe, a seguire il fine argomentare del leghista, che l’unico ostacolo all’applicazione della pena capitale in italia stia tutto nella presenza del papa tra i confini nazionali. Possibile – mi chiedo – che non ci siano altre ragioni per condannare l’infame pena? Eppure basterebbe ricordare al devoto sindaco leghista (e a chi come lui la pensa) che la pena di morte è stata ufficialmente cancellata dalla Legge fondamentale dello Stato Vaticano solo (e sottolineo solo) nel 2001 e che – leggo dal Catechismo della Chiesa cattolica, al numero 2267 – “l’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte”.

Dio l’abbia in gloria…


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«Tutte le persone che hanno partecipato all’intervento medico sono dei malfattori perché hanno stroncato la vita di un innocente prima della nascita»

Cardinal Alfonso López Trujillo, 29.08.2006

Aveva le sue fisse il cardinal Alfonso López Trujillo. Guai a toccargliele. La citazione – tanto per capire che tipo era – è l’estratto di un’intervista che, nell’agosto del 2006, sua eminenza concesse all’emittente radiofonica colombiana Ren in merito all’aborto praticato nell’Ospedale Simon Bolivar di Bogotà su una ragazzina di otto anni violentata dal patrigno. È morto l’altrieri. Dio l’abbia in gloria e li se lo tenga stretto stretto.

come gregge al pascolo…

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La locandina sembra quella di un kolossal americano: faccia del protagonista su un lato, sullo sfondo un particolare dell’ambientazione, colore caldo e intenso a risaltare i particolari, titolo, nomi degli attori e orari di proiezione. Mancano pochi giorni per prenotarsi: i ben informati dicono, con una certa soddisfazione, che la fila sarà bella lunga: seicento visitatori all’ora! Il tempo necessario per buttare uno sguardo sommario ai resti putrefatti del santo, per valutarne sommariamente il grado di decomposizione e poi via.
Vista in filigrana insieme ai macchinosi dati dei flussi elettorali, quella della
visita alle frattaglie del santo mi sembra possa essere un’immagine più che attuale dell’Italia di oggi fatta (anche) di gente intellettualmente fragile, facilmente ricattabile sia umanamente che politicamente; gente ostinatamente arroccata, contro ogni evidenza e contro ogni conoscenza razionale in quella fragile meringa della propria identità e (quindi) nel proprio credo; senza dubbi e – questo mi pare ancora più grave – senza alcuna alternativa da provare per il gusto di migliorarsi. Una fila macabra – seicento visitatori all’ora – che parecchi considereranno suggestiva e poetica (ché per molti è suggestivo e poetico sprofondare in massa nei molli abissi arcaici del nostro paese) ma che io – come spero anche molti credenti – considero, invece, di una infinita e acuta tristezza. Un’immagine dell’Italia di oggi – lo dicevo prima – che suggerisce una semplice e pacata riflessione che è di pancia e di parte, certamente, ma pare – almeno a me – molto calzante: ci si può aspettare non dico qualche cosa di buono ma almeno un serio cambiamento da un popolo che freme e brama per venerare una salma? potrà mai cambiare un paese che s’ammassa in fila – come gregge al pascolo – per scorgere su di un corpo cavato da sotto terra i cambiamenti che, inesorabilmente, il tempo, i vermi e le muffe hanno provocato?

a different choice…


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Sarà l’aria, la lontananza da Ruini o la vicinanza con Bush, fatto sta che, da quando è in America, Sua Santità continua a rivangare, a modo suo, il passato e ne vien fuori proprio un bel ritrattino: da pezzo di merda, sia detto con tutto il rispetto. «I miei anni da “teenager” – sono le parole di stamani riportate dall’Ansa – sono stati rovinati dal nazismo ». Già li vedo i papisti nostrani chini sulle carte ad interrogarsi – con occhio benevolo e compassionevole, si capisce – sulle atroci privazioni subite in quegli anni dal pontefice. La signora Elizabeth Lohner – qualcuno se ne ricorderà – da ragazza viveva ad un tiro di schioppo da casa Ratzinger. La vecchia, anche se le cronache non lo dicono, dev’essere infarcita ben bene di relativismo cartesiano ché appena si ebbe il sentore che Ratzinger fosse diretto verso il soglio di Pietro fece subito sapere alla stampa che: «It was possible to resist, and those people set an example for others [...] The Ratzingers were young and had made a different choice. ». Il cognato della vecchiaccia, uno stronzetto con la fissa del libero pensiero, da obiettore, si rifiutò di indossare la divisa nazista; pare insomma che il coglione – il cognato, dico – non volle diventare soldatino della Hitler-Jugend. Il giovane Ratzinger, invece – fine conoscitore di come vanno le cose di questo mondo – stracolmo dentro e fuori di quella bella leggiadrìa che è tipicamente agostiniana, col cazzo che resistette ché è meglio – avrà pensato – “rovinarseli” gli anni della fanciullezza piuttosto che sprecarli come combustibile per un falò. È istinto di sopravvivenza, si dirà. Certamente. Ma almeno avesse il buon gusto di non venire a scassarci la minchia con la storia della scelta sofferta. È la regola: i coglioni vengono inceneriti mentre i furbi passano a riscuotere alla quarta fumata.

18 aprile 2008…

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«Il battito delle ali di una farfalla in Brasile può scatenare un tornado in Texas ».