La sfumatura.

Cameraman: Uè, Tony! Che he fatto ai capelli?
Tony Pisapia: M’hanno consigliato nu shampoo ‘e merda!

– Paolo Sorrentino, da L’uomo in più

Un nome, tutto quello che non supporto ha un nome. Non sopporto la vecchiaia. Le malattie che con essa arrivano. Non sopporto i vecchi. Le loro lamentele. La loro dipendenza. La loro inutilità. Peggio ancora quando cercano di rendersi utili. I loro rumori. Numerosi e ripetitivi. I loro racconti ammuffiti. La centralità dei loro racconti. Non sopporto i vecchi quando sbraitano e pretendono il posto a sedere sui bus. Non sopporto il loro disprezzo per le generazioni a venire. Non sopporto le generazioni a venire. I giovani. Non sopporto la loro arroganza. La loro ostentazione di forza. La prosopopea dell’invincibilità eroica dei giovani è patetica. Non supporto i giovani scostumati che mostrano la loro sguaiataggine con fiera audacia e si ostinano a non cedere il posto ai vecchi sui bus. Non sopporto i bulletti. Le loro risate del cazzo, sboccate e inutili. I loro atteggiamenti gradassi, sgraziati. Il loro disprezzo verso il prossimo diverso. Non sopporto i giovanetti a modo. I responsabili e i generosi. Tutto volontariato e preghiera. I fighetti, e chiattille. Tanta educazione, tanta morte e tanto vuoto. Nei loro cuori e soprattutto nelle loro teste. Non sopporto i bambini capricciosi e i loro genitori vanitosi. Non supporto i bambini che piangono e urlano. Quelli silenziosi invece sono inquietanti, e dunque non li supporto. I lavoratori e i disoccupati e la loro ostentazione melliflua e spregiudicata della sfortuna divina che li perseguita. Che divina non è. Solo mancanza di impiego, di volontà, di passione. E come sopportare quelli tutti dediti al comizio facile, alla lotta, alla rivendicazione, che quando parlano si scaldano e sputacchiano saliva in ogni dove e mostrano evidente il loro sudore diffuso sotto le ascelle pelose? E quelli che ti toccano mentre parlano? Impossibile a sopportarli. Non sopporto i manager. E manco sto qui a spiegare il perché. I piccoli borghesi, chiusi a ricco nel loro modo stronzetto. Alla guida della loro vita, la paura. La paura per tutto ciò che non rientra in quel cazzo di guscio. Non sopporto i fidanzati, perché stanno sempre davanti al cazzo, ingombrano. Non sopporto le fidanzate, perché stanno sempre davanti al cazzo, intervengono. Non sopporto quelli di ampie vedute, tolleranti e spregiudicati. Corretti all’inverosimile. Sempre ineccepibili. Sempre perfetti. Lucidi e sfavillanti. Da schifo. Li critichi e loro magari ti ringraziano della critica. Li disprezzi e loro continuano a sorriderti. Insomma, mettono in difficoltà. Perché rifiutano la cattiveria. Quindi, sono da evitare. Non li supporto. Magari sono capaci di chiederti anche “come stai?” e vogliono saperlo veramente. Uno choc. Ma sotto l’interesse disinteressato, da qualche parte, tra quei tizzoni neri della loro anima, covano le braci ardenti d’invidia. Ma non sopporto neanche quelli che sono attenti a non metterti mai in difficoltà. Ubbidienti, rassicuranti, fedeli, puttani. Non sopporto i giocatori di calcio, i nomignoli, gli indecisi, i fumatori, i non fumatori, lo smog e l’aria buona, i rappresentanti di commercio, la pizza al taglio, i cornetti vuoti, i falò, i tagli alla sanità, i parati a fiori, il commercio equo e solidale, Gigi D’Alessio, le canzoni di Gigi D’Alessio, quelli che ascoltano le canzoni di Gigi D’Alessio, il disordine, l’ordine, gli ambientalisti, i neomelodici, il senso civico, i cani, i gatti, le bevande alcoliche, la birra analcolica, le citofonate inaspettate, le telefonate lunghe, quelli che una mela al giorno toglie il medico di torno, coloro che fingono di dimenticare il tuo nome, i professionisti, i compagni di scuola che quando t’incontrano dopo trent’anni continuano a chiamarti per cognome, gli ex comunisti che perdono la testa per la musica brasiliana, i modaioli che dicono figata, i perfettini che dicono carino e stupendo, gli ecumenici che chiamano tutti amore, certe bellezze che ti riempiono di bellezza!, i fortunati che suonano a orecchio, quelli impreparati che prendono trenta-e-lode, i superiori che giudicano, i finti disattenti che fingono di non ascoltare, i finti attenti che fingono di ascoltare, le femministe, i maschilisti, i pendolari, gli artisti, i sottosegretari, i farmacisti, i registi, i politici, gli scarponi da sci, i maestri da sci, gli ingegneri, gli adolescenti, le donne, gli scrittori virtuosi e seriosi, i parenti, i biondi, gli intellettuali, i vip, i mafiosi, i coglioni, gli amanti degli animali, gli stupratori, i pedofili, le meduse, le citazioni, le votazioni, gli assistenti sociali, le cravatte, le risate finte, i provinciali, i collezionisti, i colleghi, i pazienti, il jazz, la pubblicità, i fastfood, le mamme, le zuppe, le puzze, i baciamano, ‘e biutyfarm, i baristi, i batteristi dilettanti, i chitarristi dilettanti, i dilettanti, le piscine con troppo cloro, le piasciate in compagnia, le sigarette, i ladri, le vacanze, le docce negli spogliatoi, le supposte, la musica etnica, la musica rock, i finti rivoluzionari, le telline, i panda, i dinosauri, l’eccesso, le cozze, la congiuntivite, il congiuntivo, le docce con le tende, le voglie, le coliche, i vegetariani, i vegani, i cosmetici, i cantanti lirici, i parigini, i partigiani, i pullover a collo alto, il culo basso, la musica al ristorante, le feste, i compleanni, i meeting, gli inglesismi, i neologismi, i pressappochismi, i figli d’arte, i figli di papà, i figli di puttana, i figli d’altri, gli assessori, i sindaci, i magistrati, i musei, la poesia, i gioiellieri, i panettieri, i puttanieri, i sofisticati, i calzini bianchi, i calzini corti, i calzini corti bianchi, le persone troppo alte, le persone troppo basse, i tacchi a spillo, i peli, il pollo arrosto, le patate lesse, i telefonini, i capelli corti, i portachiavi, i giapponesi, i razzisti, i fancazzisti, i tolleranti, i gregari, le prostitute, le parrucchiere, le creme abbronzanti, le catenine d’oro, i libri prestati, i cuochi in televisione, la fòrmica, il rame, l’ottone, il bambù, la palestra, i modelli, i profilattici, le file allo stadio, il tufo, il tifo, il colera, le tangenziali, i gradini alti, il vomito, il puzzo di vomito, le cicatrici, i critici, i maturi, i battutisti, i socialisti, i controconformisti, i culattoni, i giovani vecchi e i vecchi giovani, i diseredati, i disgraziati, i ricchi, i mocassini, i mandarini, gli antifurti, i salumieri, tutte le persone con gli occhiali da sole, il caldo, l’afa, le mezze stagioni, i radical chic, la radica di noce, i fili che s’attorcigliano, l’antenna della TV, quelli che fischiano, quelli che cantano all’improvviso, i rutti, i peti, i preti, le lampade abbronzanti, i certificati, la sobrietà e l’eccesso, la genericità, la falsità, la responsabilità, la spensieratezza, l’eccitazione, la saggezza, la determinazione, l’autocompiacimento, i critici, i protestanti, i sobillatori, i rottinculo, le coppie lui giovane lei matura e viceversa, tutte le persone col cappello, i cappelli di lana, tutti i cappelli, i guanti, le sciarpe, i risvoltini, i pavesini, i paesini, la pioggia, agosto, la pioggia d’agosto, i tennisti, i raccomandati, i laureati, i licenziati, i mutilati, gli spericolati, gli spiritosi, i facinorosi, i condannati, i diseredati, i conformisti, i macchinisti, i senza tetto, le senzatette, i profumi da tabaccaio, i tabaccai, le serrande, le mutande strette, i calzini rotti, le mutande rotte, le riunioni, i malati, le riunioni di malati, gli infermieri con gli zoccoli (che poi perché cazzo gli infermieri dovrebbero indossare gli zoccoli?), le divise, le mimetiche, le miserie, le spiagge affollate, le spiagge bianche, i mozziconi di sigaretta, i Lions Club, il turismo sessuale, il turismo, quelli che dicono di odiare il turismo ché loro sono viaggiatori, quelli che parlano per esperienza, quelli che ragionano per sentito dire, la carne al sangue, il pesce cotto, i viziati, i rumorosi, gli untuosi, i bruschi, e tutti quelli che socializzano con relativa facilità. Non sopporto la nostalgia, la normalità, la cattiveria, l’iperattività, la bulimia, la gentilezza, la malinconia, l’ alleria, l’intelligenza e la stupidità, la tracotanza, la rassegnazione, ‘o scuorno, l’arroganza, la simpatia, il doppiogiochismo, il cazzochemenfrego, l’abuso di potere, l’inettitudine, la sportività, la bontà d’animo, la religiosità, l’ostentazione, la curiosità e l’indifferenza, la messa in scena, la colpa, la ragione, il minimalismo, il moralismo, l’irresponsabilità, la correttezza, l’aridità, la serietà e la frivolezza, la pomposità, la necessarietà, la necessità, la miseria umana, la compassione, la tetraggine, la testardaggine, la passione, la prevedibilità, l’incoscienza, l’innocenza, l’incoerenza, la rapidità, l’oscurità, la negligenza, la lentezza, la mediocrità, la velocità, l’ineluttabilità, l’esibizionismo, l’entusiasmo, la sciatteria, la virtuosità, la voluttuosità, il professionismo, il decisionismo, l’autoreferenzialità, l’automobilismo, l’autonomia, la dipendenza, l’eleganza e la felicità.
Non sopporto le liste. Le liste, come questa.
Non sopporto niente e nessuno.
Neanche me stesso.
Soprattutto me stesso.
Solo una cosa sopporto.
La sfumatura.

[…]

Vocabolario seo

Non c’è niente di cui abbiamo più bisogno. Ridare un nome alle cose. Daccapo, rinominarle come quando per un’amnesia collettiva arriva un estraneo e attacca le etichette alle cose, a battezzarle: tavolo, penna, fogli, sedia. Oh, sentite qua: se-dia. Serve a riposarvi. Cos’è questo? Un libro. Ah, sì. Ricordate? Un libro, un libro. Sapete cos’è, no? A cosa serve? Bene, passiamo alla forchetta.
E noi? Noi sappiamo di cosa parliamo quando parliamo di amore? Di dolore? E del rispetto? Il ricordo? Il tempo, il silenzio? La mancanza? Il rimorso? Avete da qualche parte appiccicata un’etichetta, un post-it, che vi ricordi cosa sono?