una vittima designata…

“Non è stato affatto dimostrato che il Mannino fosse finito anch’egli nel mirino della mafia a causa di sue presunte e indimostrate promesse non mantenute (addirittura, quella del buon esito del primo maxi processo) ma, anzi, al contrario, è piuttosto emerso dalla sua sentenza assolutoria per il reato di cui agli art. 110, 416 bis c.p., che costui fosse una vittima designata della mafia, proprio a causa della sua specifica azione di contrasto a ‘cosa nostra’ quale esponente del governo del 1991, in cui era rientrato dal mese di febbraio di quello stesso anno” così si legge nelle motivazioni della sentenza emessa dai giudici di Appello di Palermo che hanno assolto l’ex giudice Calogero Mannino dall’accusa di minaccia a Corpo politico dello Stato”. [*]

I giudici, nei fatti, smontano la tesi della procura: nessuna trattativa con la Mafia. Mannino era nel mirino di Cosa Nostra non per non aver rispettato un patto, ma per averla contrastata. È vittima. È come se i pm avessero accusato di omicidio il morto ammazzato.

i sondaggi…

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“Lo dicono i sondaggi” è diventato il nuovo “l’ha detto la televisione”. Scienza infusa, insomma. Noi – rimbambiti, oramai, da una miriade di percentuali che ci piovono addosso da ogni dove – non possiamo che prenderne atto. Però, permettettemi lo sfogo: non è giusto! Il sondaggio è una macchina infernale a senso unico. Riceve e basta. Non comunica, non è dialettico, non è pedagogico. Perché se un tizio – uno di Rimini, tanto per dire – vi viene a dire che sì, lui è d’accordo sull’affermazione “Per un mondo più pulito torna in vita zio Benito”, voi potete almeno replicargli (con tutta la gentilezza che il caso vi suggerisce) che quello che pensa è una cagata pazzesca di fantozziana memoria, potete suggerirgli di studiare, di informarsi, magari addirittura di provare a pensare. Invece il sondaggista, a uno gli afferma che “quando c’era Lui le cose funzionavano”, non può che prende atto della cosa, registrare la risposta, girare i tacchi e andare via. Questo è diseducativo (la neutralità della scienza il più delle volte è diseducativa). Bisogna inventare urgentemente sondaggi pedagogici che abbiano il compito di dire, di fronte a una risposta sbagliata (non un’opinione, attenzione: proprio una risposta sbagliata) che quella risposta è sbagliata. Punto. In rosso, fargli comparire la scritta: Prego correggere. Risposta non ammessa. Come nei giochi per i più piccini. Il massimo sarebbe che di fronte alla risposta palesemente da coglione partisse lo scappellotto. Allora sì che potrei incominciare a credere anch’io ai sondaggi.

…il Re è nudo?

Re nudo

Agosto, si sa, è il mese in cui anche l’informazione va in vacanza, fa vuoto (è questo che etimologicamente vuol dire vacanza) ed è questo il periodo appetibile assai per chi è affamato di visibilità. A settembre, sa bene, tutto ridiventerà più complicato, affollato, occorre approfittarne ché la concorrenza poi sarà spietata. Con l’afa che opprime e il caldo che ammorba, i riflessi dell’opinione pubblica già di per sé sfiancati e lenti, diventano ancora più meccanici di quanto non lo siano di solito e così le provocazioni, che meriterebbero solo una scrollata di spalla, un’alzata di palpebra, un gesto minimo di indifferenza, riescono – queste provocazioni, dico – a ottenere l’attenzione sistematicamente cercata. È tutto un disperato rincorrere il sensazionalismo, la provocazione fine a sé stessa, il cocciuto voler emergere da un piattume imperante e sonnacchioso. E poco importa se si tratti del balletto di Razzi con Luxuria, del taglio di capelli di Arisa o delle lettere indirizzate al Primo Ministro dalle pagine di carta dei giornali o da quelle elettroniche di Facebook: è la disperata voglia di accaparrarsi quel minimo di visibilità a che una mezza provocazione assurga a notizia nazionale che mostra la miseria di certe idee; è l’atteggiamento – soprattutto questo – con cui l’attenzione mobile del pubblico riesce a essere più ossequiosa dei sudditi davanti al Re nudo a mostrare l’inconsistenza di certe opinioni. Il punto, tuttavia, è un altro: il Re è scioccamente vanitoso, non si discute, ma i sudditi? Non sono loro, in fondo, a essere il vero problema? Voglio dire: passi per chi, pur di dare segno della sua esistenza, ha bisogno di andarsene nudo in piazza avvolto da un manto invisibile, ma una voce a gridare “il Re è nudo!”, e via, no?! Insomma, chi è più sciocco: chi si pavoneggia in piazza o chi d’attorno gli da il consenso?

A parte per questo selfie di gruppo…

A parte per questo selfie di gruppo che i ragazzi avevano pubblicato su Twitter pochi minuti prima di essere dilaniati da una loro coetanea kamikaze, la notizia dei trenta giovani socialisti turchi e curdi assassinati ieri a Suruc non ha avuto, almeno per ora, risvolti particolarmente significativi. Di più: è stata in pratica sottovalutata sia dai media europei che — e questo quello che più impressiona — da parte dell’Internazionale socialista (o da quello che ne resta). E dire che quei ragazzi socialisti, riuniti a Suruc, erano lì a manifestare la necessità di un impegno concreto contro la discriminazione etnico-religiosa e per la giustizia sociale che non riesce a rassegnarsi ai confini. Le idee di quei ragazzi, è vero, non moriranno con loro, ma è possibile — chiedo — ignorare che l’infame atto miri al cuore dell’ideale internazionalista e ci riguarda, purtroppo, tutti da vicino?