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con David Copperfield…

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«Forsedice Obamaci vorranno anni ma dobbiamo ripristinare la fiducia». In che modo? Ecco la ricetta: raddoppiare, nell’arco di tre anni, la produzione di energia alternativa negli Stati Uniti e, contemporaneamente, agire per una riduzione delle imposte di 1.000 dollari per il 95% della famiglie americane. Questo per i primi tre anni. Il quarto anno? Sarà in tournée con David Copperfield.

“rispetto per la sua abilità e la sua perseveranza”…

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Spara cazzate a raffica e pretende di fare figure di merda a nome dell’intero paese. Se ne esce con la storiella della carineria dopo aver dato dell’abbronzato a un nero. Non sei d’accordo con lui? Dovresti sforzarti, caro – per amor della patria, s’intende – ché lui stava svolgendo la sua alta azione diplomatica; il suo humor era fine diplomazia, alto convincimento. Non te ne sei reso conto? No? Dici che il fatto non ti convince? Tranquillo, lui non s’arrende: ti da la laurea in coglione, ti manda a cagare e ti dice che sei pure imbecille. E s’incazza. Come un padrone.
Dice: la tua è tutta invidia; c’hai il fegato intossicato perché lui ha vinto le elezioni. Dovresti, invece, cercare di sforzarti a vederlo nella stessa luce in cui McCain vede Obama: “in una sfida lunga e difficile come è stata questa campagna elettorale, il solo fatto che Obama abbia vinto basta a guadagnargli il mio rispetto, per la sua abilità e la sua perseveranza”. Certo… nella stessa luce in cui McCain vede Obama… già, “rispetto per la sua abilità e la sua perseveranza”… si, certo… Si? Certo? Ma va’ a cagare, va’… ché lo vorrei sentire a McCain se Obama gli avesse dato del coglione.

Ché poi ci rimaniamo male

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Mi va benissimo l’entusiasmo: è una cosa bella e ne dovremmo avere tutti un po’ di più. Per carità, dunque: ben vengano le iniezioni di buon umore, di speranza, di gioia. Servono (soprattutto in questo periodo, poi). Però, da italiani, credo che l’eccitazione per i cambiamenti americani sia un tantino fuori luogo ché voi davvero vi siete svegliati in un mondo nuovo e migliore dopo l’elezione di Obama? No dico, guardatevi intorno e ditemi se davvero lo percepite questo cambiamento… E così, giusto per n’anticchia di prudenza, non mi spingerei troppo con questo entusiasmo collettivo che, in certune occasioni, sfiora (se non supera, addirittura) il ridicolo. Non sarebbe il caso di attendere il compimento delle promesse prima di gioirne o di provarne orrore? Foss’anche, di converso, per evitare inutili allarmismi. Un esempio? A pagina 8 del Corriere della Sera di oggi, leggo che “nelle pieghe della posizione ufficiale [del Vaticano] si intravede un filo di disappunto per le dichiarazioni di John Podesta” circa la paventata cancellazione di duecento provvedimenti voluti da Bush (tra i quali spiccano le restrizioni alla ricerca sulle staminali e all’aborto). I vescovi storcono il nasino e i laicisti, sotto sotto, se la godono. Ma, ancora una volta, è un tantino prematuro. Vedremo. Per ora c’è solo da sperare – per chi è d’accordo e per chi non lo è, dico. E comunque (e come al solito, purtroppo) noi qui in Italia è inutile – a favore o contro – che fibrilliamo per le annunciate scelte liberal del neo-eletto presidente: il fatto è che abbiamo, obtorto collo, un formidabile filtro allo splendore americano, se vi fosse. I cattolicisti c’hanno Berlusconi & C. mentre i laicisti devono accontentarsi del Partito Democratico. E dove cazzo credete di poter arrivare con Bondi, Veltroni, Cicchitto, Rutelli, Fassino, Bindi e, giù giù, a finire con la Binetti, Volontè e Adinolfi? Davvero pensate che questi – nell’uno e nell’altro schieramento, dico – riuscirebbero a farci godere, qualora vi fosse, la rivoluzione americana? Vedremo. Già vedremo. Ma risparmiamoci, almeno, le erezioni anticipate. Ché poi ci rimaniamo male. Tutti.