Il tizio che sorride…

Baciamano
Con una straordinaria faccia di culo, nel giorno del suo insediamento, il neocommissario di Roma è andato a prendere servizio non dal presidente del Consiglio che l’aveva cooptato ma dal papa, facendosi immortalare peraltro nell’atto di baciargli la mano.
Al di là del simbolismo che ognuno di noi, in base alla propria sensibilità culturale, può ricavare dallo scatto, quello che ha catturato la mia attenzione nella foto non è la scena in primo piano, che pure ha il suo fascino gotico e feudale, ma lo sfondo — meglio, le comparse dell’evento. Su di una, in particolare, s’è soffermata l’attenzione: il tizio che sorride con un’espressione tra il malizioso e il furbesco: un riso, forse, come di uomo di mondo che ben sa come fare andare il mondo. E il tizio che sorride è una costante in tutte le foto del genere: fateci caso (fatevi aiutare semmai da Google) troverete sempre il tizio sorridente — sempre diverso ovviamente, a volte smilzo, a volte col doppio mento, civile o prelato, pelato a volte e a volte brillantinato.
Be’, sentite a me: la storia d’Italia — più che dai pontefici e dai capi di governo – penso sia stata fatta dal tizio che sorride, quello che, sornione, sa come va il mondo. Sinceramente, cosa volete che possano contare quelli che provano disgusto fino a vomitare bile allo spettacolo schifoso, innaturale e persino goffo di un uomo che bacia la mano a un altro uomo? Cosa volete che possano contare bocche e mani che cambiano di tanto in tanto, con frequenza diversa, giusto per non ammorbare troppo il pubblico che prova trasporto e si diverte al teatrino dei pupi? Seppur cambiando, diverso sempre di volta in volta ma uguale a sé stesso nel ruolo, è il tizio che sorride, quello che fa la storia — più malizia ci mette nel sorriso, più furba è l’espressione, meglio gli viene.

Bei tempi!

Mastro Titta


scàndalo / ˈskandalo/ o (lett.) scàndolo
[vc. dotta, dal lat. tardo (ecclesiastico)
scăndalu(m) ‘impedimento’, dal gr. skándalon ‘pietra d’inciampo, insidia’, di orig.
indeur. ☼ 1268] – s. m.: grave turbamento della coscienza, della sensibilità, della moralità e sim. altrui
suscitato da atto, discorso, comportamento, avvenimento, contrario alle leggi della morale,
del pudore, della decenza e sim.: fare, dare scandalo; essere di scandalo; gridare allo
scandalo | atto, discorso, comportamento, avvenimento e sim. che suscita sdegno,
riprovazione, disgusto in quanto contrario alle leggi della morale, del pudore, della
decenza e sim.: quel film è un vero scandalo; si veste che è uno scandalo; non dovremmo
permettere certi scandali; costei è la causa principale degli scandali di questa casa (C. Goldoni)
| (fig.) pietra dello scandalo, chi (o che) è causa di scandalo, discordia e sim.
(locuzione di origine biblica)

(Zingarelli 2013, Zanichelli)

«Io vorrei, prima di iniziare la catechesi, in nome della Chiesa, chiedervi perdono – riporto le parole pronunciate ieri del Papa – per gli scandali che in questi ultimi tempi sono accaduti sia a Roma che in Vaticano. Vi chiedo perdono».
Ecco, lo scandalo: la bestia nera del cattolicesimo; subdolo parassita che trova il suo habitat ottimale nel cervelluzzo cattolico da sempre ossessionato dall’esempio negativo (skándalon è l’ostacolo e l’inciamparvi). E al buon cattolico – al suo cervelluzzo, dico – basta che, per la violazione di quelle che son le proprie leggi morali, si metta rimedio solo (?!) col pubblico biasimo: prezzo che ogni peccatore si ritrova a pagare per non aver saputo tener chiuso il suo peccato nell’eventuale senso di colpa, o in quella succursale che è il confessionale, almeno – almeno – da quando la violazione delle sue leggi morali smisero di essere punite con la persecuzione, il carcere, la tortura e la morte.
Oh, bei tempi quelli delle esecuzioni in piazza, quando il peccatore, fiero, offriva la propria nuca a mastro Titta. Bei tempi!

Oplà! Tutto qui!

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Il Papa ha riformato il processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità matrimoniale. Con i motu proprio Mitis Iudex Dominus Iesus e Mitis et misericors Dominus Iesus i costi per ottenere la dichiarazione di nullità del matrimonio scendono a prezzi stracciati e si semplificano di parecchio. Manco a dirlo, parliamo dei matrimoni celebrati con rito religioso, ché per quelli celebrati con rito civile c’è il divorzio, che — come i più sanno e il restante immagina — impone tempi lunghi e spese quasi sempre onerose assai. Va però rimarcata subito una differenza: “Non si tratta di un processo che conduce all’annullamento del matrimonio. Si tratta — sto usando le parole del cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio consiglio per i Testi legislativi — di un processo che conduce alla dichiarazione di nullità. In altre parole, si tratta di vedere se un matrimonio è nullo e poi, in caso positivo, dichiararne la nullità”. Per farla breve? Un conto è il divorzio col suo carico di problemi per la società, per i figli della coppia e per il conto in banca del marito e tutt’altra cosa è la dichiarazione di nullità, che non è annullamento, ché il matrimonio, inteso come sacramento, manco il Padreterno in persona lo può annullare, è — come usa dire — indissolubile, ma, come lasciava intendere il cardinale, ‘sta dichiarazione di nullità è la piana constatazione che, al momento in cui i due si sposavano, le fondamenta a un matrimonio come-Dio-comanda non c’erano, ergo non si trattava di matrimonio vero e i due non sono più sposati, anzi, mai stati. Guardate che finezza, apprezzate la serietà dell’istituzione Chiesa che seriamente tratta le serissime questioni riguardanti i sacramenti. Lo Stato? Beh, quello tratta il matrimonio come squallido contratto tra le parti e come tale ne prevede il diritto di recesso con penali accluse. La Chiesa, no. La Chiesa me lo considera, alla lettera, indissolubile ché quello così disse Gesù. È roba tosta, sacra, e guai a permettersi di scherzarci sopra. Ti sei impegnato davanti al prete con un sì, ma non avevi capito fino in fondo cos’è che esattamente il tipo acchitato a festa ti chiedeva? Tranquillo, il matrimonio è nullo. In cuor tuo sapevi di non esser capace di assumerti l’onere che il pretuzzo ti stava chiedendo, ma hai detto comunque sì? Il matrimonio è nullo. Anche dopo anni e anni dal sì? Sì! Come? Dici che mammà ci teneva assai a che ti sposassi quella piccerella? Disgraziato, ma in questo modo lo sai che hai preso per il culo non solo a mammà ma pure a Dio? Siente a me, scegliti un buon avvocato esperto di sacre pratiche, sgancia il sacro denaro e mi torni zitello in men che non si dica senza — e dico senza — l’obbligo neppure di passare i sacri alimenti a quella (ex) piccirella che tanto piaceva a mammà.
Oh, ben inteso. Se il matrimonio è nullo, non sei mica divorziato, no?! E tu, disgraziato mio bello, non ti sei, carte alla mano, mai sposato e dunque puoi risposarti subito, anche in chiesa; e stavolta, voglio sperarlo per te, consapevolmente. Come?! Pure stavolta non avevi tutte le intenzioni per fare il sacro passo? Testa di cazzo eri e testa di cazzo rimani: sgancia il sacro obolo e ti rifanno di nuovo zitello; ché il cattolicesimo questo ha di bello, ti viene incontro e più sei stronzo — oh, mia pecorella smarrita — e più ti viene incontro. Stronzo in tutte le accezioni, stai tranquillo, l’importante, beninteso, è che tu sia in grado di far finta d’esserlo nel modo che merita il perdono. Ed è per questo che, conti alla mano, converrebbe a che ‘sto cattolicesimo fosse dichiarata di nuovo religione di Stato, in culo alla laicità! Primo atto dell’ipotetica conquista: abolizione della legge sul divorzio. Senza troppe conseguenze, tuttavia, anzi. Quella stronzetta che hai sposato è oramai buona solo a prosciugarti il conto corrente a botta di shopping e cerette? Bene! (Anzi, male) Te ne vai dal vescovo diocesano, che è giudice nella sua chiesa particolare e che assume un ruolo decisivo nel nuovo processus brevior, gli racconti che in cuor tuo non avevi proprio tutte le sante intenzioni per sposarti a ‘sta sanguisuga, e in trenta giorni (più ulteriori quindici di proroga) la mandi a fanculo alla stronzetta a lei, allo shopping e ai peli superflui. Oplà! Tutto qui! E — cosa importante — senza quelle gran rotture di coglioni delle uduenze, degli avvocatucci e dell’assegno mensile da sganciare alla scassacazzi pelosa.

Viva il Papa, viva Sepe, viva Napoli, viva San Gennaro.

  

Un sentito e caloroso sciù, pigliateve scuorno! ai senzadio e ai ricchioni che portano la catena al collo senza manco un santino appeso, esteso in un abbraccio circolare ai laicisti che areto mettono su il musso e si fanno pure il risolino (omm-e-lota fa’ ‘sto risolino in faccia ‘sto cazzo!), unitamente a chi vuole il male di questa bella e splentita città che si accalda e s’illumina come lampadine elettriche: s’è ripetuto il miracolo di San Gennaro davanti a Sua Santità, il tanto bello e caro Papà Francesco.
In una cornice primaverile pittata dal più grande artista di tutti i tempi, nell’ampollina gelosamente custodita in Duomo a via Foria, il sangue del più martire dei martiri, nostra Grazia e protettore tanto caro e tanto bello, s’è disciolto al cospetto di Bergoglio, sotto l’occhio vigile delle più sofisticate telecamere di tutto il mondo. Il popolo lì riunito ha avuto un sussulto di devozione, tutta la pianta urbana s’è chinata in un pianto commosso: a qualche Ciruzzo sarà di certo girata la capa, la testa, ecco; a qualche Samantha e a qualche Debora-senza-l’acca saranno venuti i brividi di freddo per tutto il corpo nonostante il sole caldo e lucente; con il piacere di molte zoccole e sureci vecchi, le condutture secche di acqua e maleodoranti come la corruzione (cit) si so’ esondate di autentica felicità. Al cospetto di un Papa, s’è squagliato — il Sangue Santo del Martire bello s’è squagliato —  e come minimo vuol dire che la prossima volta ci facciamo il culo a tarallo alla Juve. Viva viva san Gennaro, Faccia Verde facce ‘a grazia! 

Molta gente, un vero successo! Pure le parenti del Santo se so’ comportate bene ché alla televisione si vedeva che erano composte, attente, commosse. Bello, bellissimo: tutto era bello! Avreste dovuto esserci per assaporare l’aria, il sentimento di gioia e di allegria mista a vera fede che si sentiva tutto tra quella folla gioiosa. Noi che c’eravamo siamo rimasti entusiasti: felici di partecipare a un evento tra i più misteriosi e straordinari di sempre! Cose notevoli: per dire, Vicienzo ‘o pescatore ha avuto un mancamento, tant’era la commozione, e da una tasca del giubbino gli è caduta una stecca intera di sigarette di contrabbando. Ma più di tutto — un bel colpo da maestro, da primadonna scavata e sfacciata, sia detto con rispetto parlando —  più di tutto, dicevo, c’è piaciuto il fatto che il più Santo dei Santi ha voluto rimarcare la sua superiorità, il suo puntiglio alto e fermo e pure davanti  a Sua Santità ha fatto ‘o tuosto ché non tutto s’è sciolto il sangue, “ma solo a metà” — hanno fatto sapere dal palco. A quell’annuncio ci è venuto un brivido, ecco, un brivido come e quando segnava Maradona al Sanpaolo. Viva il Papa, viva Sepe, viva Napoli, viva San Gennaro.

P.S. Nell’inviarvi questa dettagliatissima corrispondenza, gentile direzione de Il Mattino, faccio presente che, se non la pubblicate in prima pagina, vengo a schiattare le ruote delle macchine di tutti i redattori sotto la sede del giornale.