Archivi dei tag: parole

zappandosi l’alluce…


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«[...] È stato recepito il teorema dell’accusa. Mi riservo di impugnare in secondo grado la decisione… » Al di la della questione giudiziaria (ché da queste parti si è garantisti ad oltranza), oltre le antipatie, l’appartenenza politica, il pensiero e quant’altro possiate immaginare, vorrei ricordare al premuroso dott. Sirchia che un “teorema” è un’ “affermazione provata”, una “proposizione – leggo dal vocabolario – che è conseguenza logica di altre proposizioni precedentemente dimostrate”.

non basta…


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«Non basta impedire la lettura o la vendita dei libri cattivi; fa d’uopo impedirne altresì la stampa. »

col cuore in mano…


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non potete immaginare come mi fa girare i coglioni il sig. Montezomolo Luca!

un’opera di conciliazione…

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«Non ci si può arrendere alla mentalità divorzista. Gli avvocati devono sempre declinare l’uso della loro professione per una finalità contraria alla giustizia com’è il divorzio. Per i giudici ciò può risultare difficile perché gli ordinamenti non riconoscono una obiezione di coscienza per esimersi dal sentenziare. Essi possono pertanto sentenziare secondo i principi tradizionali della collaborazione materiale al Male, ma devono favorire le unioni matrimoniali mediante un’opera di conciliazione saggiamente condotta»

Giovanni Paolo II, 28 gennaio 2002

in senso culturale e non politico…

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«Sono fascista. Ma in senso culturale e non politico.
È una questione di memoria. Di cuore. Di storia personale. Di ideali».

Giuseppe Ciarrapico

«Ha avuto qualità soprannaturali…»

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Mimì e Co.co.prò…

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Perla Pavoncello – la ragazza cui Silvio ha consigliato di sposare un milionario per risolvere il problema della precarietà – pare abbia gradito il consiglio. Non solo: i giornali riportano la notizia che la ragazza sia stata talmente folgorata dalle parole del leader del centrodestra che si sia finanche candidata nelle liste del Pdl al comune di Roma. Più convinta di così.
Tutto questo, sia ben chiaro, non aggiunge ne toglie nulla al ragionamento che volevo fare: Silvio ha consigliato alla ragazza di andare a fare (né più né meno) la puttana e se la ragazza ha accettato di buon grado la proposta –
facce sognà, Perla! – questo significa soltanto che c’è in giro una zoccola felice in più. Punto. Qual’è – se c’è o, comunque, se ha senso definirla tale – la morale della storia? è che in fondo questo centrodestra è davvero il luogo più attraente e accogliente di tutto il panorama politico italiano: quello, se non altro, più redditizio. Antonio Albanese, col suo La Qualunque, davvero non ha inventato nulla di nuovo: qua finisce che anche a Cetto verrà imposto il bavaglio della par condicio ché «qualunquemente e spessatamente, “cchiù pilu pe’ tutti!”» è slogan che riuscirà a smuovere molti indecisi ad andare a votare. Con un “bel sorriso” stampato sul volto. E si capisce.

la pagnotta…

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Con Piersilvio, stamani, Giuliano Ferrara ci va giù pesantino ma – si badi – usando un lessico tutto aggraziato, pesato fin nei minimi dettagli; un lessico così leggiadro che gli permette di spingersi fino a definire il Berlusconi jr. “uomo comune figlio del proprio tempo”. L’insulto, è vero, a saper legger tra le righe, ci sta tutto, ma il passo felpato dell’elefantino – dovete darmene atto che è così – è appena udibile, quasi impercettibile direi.
Scrive il direttore de
Il Foglio
che Piersilvio “ha un tratto personale amabile”. È bravo? “Dicono”, ché lui l’ha “genericamente perso di vista”, se lo ricorda oramai ragazzetto. È fortunato? Certo che lo è, ma, badate, la fortuna è tutta meritata ché – in fondo – si tratta della stessa fortuna dalla quale sono cadute le briciole di cui lui s’è nutrito; briciole che gli permettono, ancora oggi, di portare la pagnotta a casa. Anche se la pagnotta, oramai, il direttore preferisce sgranocchiarla (ma anche scroccarla, perché no? ) in santa pace in qualche sagrestia. Ma – e qui l’articolo inizia a vibrare – a Piersilvio “piacciono Daniele Capezzone e i radicali”. Discoletto, il nostro. È proprio un (gran) “figlio del proprio tempo”, uno stronzetto secolarizzato a tutto tondo, insomma. Solo che, sia chiaro, il direttore non lo può dire chiaramente ché la Miriam Raffaella Bartolini alias Veronica Lario come minimo gli dimezza lo stipendio. E allora che ti fa l’arguto elefantino? Invece di urlare in faccia a Piersilvio (anche se ad onor del vero qui si ha la sensazione che l’interlocutore vero della ramanzina sia Silvio più che Piersilvio) che è un lurido “figlio di puttana attacca col pippone della “soave sordità, tipica di una certa Milano moderna, quella delle Invasioni barbariche, tv concorrente”. Insomma nella struggente chiosa all’articolo, il direttore – abortendo l’insulto che era già li pronto per uscire – ammette che oramai la Milano moderna non gli piace (“più”, verrebbe da aggiungere); quella di un tempo, invece – quella degli anni ottanta, dico – a Giuliano piaceva. Eccome se gli piaceva, ché altrimenti col cazzo che mi lievitava così. Scroccapagnotte che non é altro.

voglio…

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Un capriccio, anzi, nemmeno. Diciamo uno scazzamento bello e buono. Peraltro, in nome di un diritto: c’ho un’aiuola che circonda la casa, voglio – ecco, per carità, spostiamoci un pochino ché una saetta potrebbe annientarci sic et simpliciter – voglio, ella disse, coltivare un pesco, vederlo spuntare, farlo crescere, dargli un nome, sì, vabbé un nomignolo, chessò, Filiberto. O Giuliano. Insomma, disse, voglio una clorofilla tutta mia, fatta in casa! Magari anche un po’ di polpa succosa, profumata e morbida d’addentare nei periodi giusti. Follia pura. Come non si sapesse, poi, com’è che vanno queste cose; com’è che vada il mondo, sudicio e marcio fin dentro al suo principio di realtà. Donna, ti fotti Schubert e metti al mondo Vessicchio: hai voglia a dire “sempre musica è”. La faccio breve: il pesco non era un pesco. Ce ne accorgemmo dopo quasi un anno, quando misurandone il fusto secco e legnoso scoprimmo che era un arbustaccio – mal innestato, tra le altre cose – che prometteva di lì a poco una volgare spaparanzata di fogliume (un-due-tre, gridolino d’orrore) verde smorto. Mia moglie, non vi dico, furiosa come un toro nell’arena che solo una moglie incazzata riesce ad imitare. Io, il solito Ferrara: ma via, calmati, in fondo è vita, l’abbiamo desiderato noi, l’abbiamo innaffiato con tanto amore che il comune ci ringrazia ancora ogni volta che ci manda la bolletta dell’acqua, ecc. ecc. Niente. Irremovibile. Intrattabile: ed io, tra me e me, – col falcetto in mano – le radici, cazzo, dovremmo aver rispetto almeno delle radici. Almeno quelle. Niente.

se li spruzzi di acqua santa…

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Satana è dappertutto anche nelle università. Non mi meraviglio che ci siano dei professori cornuti, con tanto di tridente e di coda, perciò non facciamoci molte illusioni, perché sotto sotto c’è l’odio contro Dio, l’odio contro Cristo, l’odio contro la Chiesa. Dietro questi personaggi c’è sempre il maligno. Se li spruzzi di acqua santa fumano, come avviene negli esorcismi più tremendi.

Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria.