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abbonati…

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Trovo la questione dell’aumento del 100% dell’IVA su Sky una cagata pazzesca – si, proprio come la fantoziana corazzata Potemkin. Lo dico chiaramente: me ne sbatto, allegramente, i coglioni. Sentire poi le verginelle del Pd gridare al “conflitto d’interessi” è cosa davvero ridicola e patetica: «Questa misura – ha dichiarato Veltroni – è un modo per colpire un’impresa, Sky, che produce e dà lavoro e per colpire i cittadini, deprimendo ulteriormente il Paese. È una misura che agisce per il 92% sul principale concorrente di Berlusconi». Per il centrosinistra di questo paese il conflitto di interessi di Silvio Berlusconi è una intollerabile atipia solo quando il Cav. è al governo: quando è all’opposizione, i suoi interessi non generano conflitto e il centrosinistra non ne prevede, in alcun modo, di possibili.
Un polverone per circa 2 euro al mese in più sull’abbonamento Sky; prime pagine di giornali e sterili polemiche qualunquiste (« non stiamo parlando di famiglie ricche – dice il segretario del Pd – ma dei tifosi di calcio che si sono abbonati a Sky, ora si trovano il prezzo raddoppiato» ) e nessuno (o pochi) a scandalizzarsi per il fatto che venga reso difficile (se non impossibile) la detrazione fiscale del 55% per chi intende risparmiare energia. Ma andate a cagare, va’.

…ne comprendo la posizione e non mi sento di biasimarlo

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La sostanza della domanda che orami tutti si pongono è questa, quasi un tormentone: “perché Riccardo Villari non si è dimesso dalla carica di Presidente della Commissione di Vigilanza Rai?”. Oramai sono in tanti che lo invitano a farsi da parte ma lui, imperterrito, resiste contro tutti: contro Walter Veltroni, contro tutto il Pd (che lo ha espulso), contro i Presidenti delle Camere e perfino contro Silvio Berlusconi. La ragione del suo resistere, a sentir lui, è tutta nel rispetto del Parlamento, della democrazia, dell’alto senso di responsabilità: «Sono sereno, vado avanti a lavorare e credo che in questo momento l’unica scelta responsabile per il ruolo che ricopro è la consegna del silenzio ». Bla bla bla… chiacchiere. La verità è che il senatore non s’è dimesso perché gli piace fare la prima donna, perché la carica di presidente lo esalta e perché l’intero Pd non ha la forza di metterlo da parte.
L’unico grave torto del senatore partenopeo è di aver annunciato le dimissioni se si fosse trovato un nome sul quale convergessero maggioranza ed opposizione: “ho spiegato – dichiarò il 17 novembre scorso – che mi dimetterò se al più presto si trova una candidatura condivisa”. Tutto qui, a mio avviso, l’errore (gravissimo) del presidente Villari. Il resto della faccenda – quella dopo l’elezione, dico – è stato tutto un susseguirsi di passi falsi e situazioni mal gestite non certo (solo) da lui.

Villari non andava minacciato, insultato e sbeffeggiato dai suoi (oramai) ex compagni di partito: meglio sarebbe stato se dopo l’elezione, fin da subito, fosse stato indicato come l’uomo giusto al posto giusto e tirare per un po’ avanti. Poi – a partire da questa situazione di distensione – i dirigenti del partito avrebbero dovuto offrirgli, sotto banco, una compensazione per la rinuncia alla carica e la cosa si sarebbe, molto probabilmente, aggiustata. Attaccandolo frontalmente, insultandolo e disonorandolo pubblicamente non hanno che peggiorato la situazione. Senza prospettiva di carriera o di prestigio il senatore ha deciso di tenersi quello che gli spetta di diritto. Ha sbagliato? Forse. Di certo tutti gli rinfacceranno di aver agito solo per proprio interesse. Ma Veltroni, e Di Pietro, e Orlando per cosa agivano? Quali erano i loro fini? Non pensavano anche loro soltanto al proprio interesse? Villari è stato democraticamente eletto. Di più. La sua è stata una elezione non stabilita dalle segreterie. E dunque? Perché al sacrificio di una cosa non chiesta uno si deve pure sorbire le beffe del Di Pietro di turno e gli insulti di un Francesco Merlo qualsiasi che ha avuto la faccia tosta – lui che quando non gli fu concesso un posto alla direzione del Corriere della Sera sgattaiolò a Repubblica – di scrivere che «tutti capiscono che Villari non si dimette perché è un topo che da tutta la vita aspetta un pezzo di formaggio»?
Per come si sono messe le cose, pur senza spellarmi le mani per applaudire Villari, ne comprendo la posizione e non mi sento di biasimarlo ché – lo scriveva Carlo Maria Cipolla in Allegro ma non troppo– “una persona è stupida se causa un danno a un’altra persona o ad un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno”. E Villari, francamente, non mi pare persona stupida. Anzi.

leader…

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Non gli riesce ad ottenere nemmeno ciò che per prassi gli toccherebbe.
E questo sarebbe il leader
del più grosso partito d’opposizione al governo Berlusconi?
Povera Italia.

Tana!

«Non mi sono dimesso perché sento di rappresentare la soluzione del problema. Posso essere il punto di coesione tra i due schieramenti, come dire? Un ponte per aprire un dialogo sul tema. Se poi tra un mese, sei mesi, un anno o non so quando si trova un accordo ecco, allora, sono pronto a farmi da parte. Ma solo in quel momento perché prima non avrebbe alcun senso. Antonio Di Pietro? Lasciamo perdere, ognuno ha il suo stile, non ho niente da dirgli. Leoluca Orlando? L’ho visto a Roma, tranquillo, per nulla adirato. »

Riccardo Villari, 17 novembre 2008

Sono quelle situazioni nelle quali è d’obbligo chiosare con un “l’avevo detto, io”. È puerile, certo, e me ne scuso. Ma tant’è…

Villari si dimetterà (?)

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Il Pdl ha eletto Villari alla presidenza della Vigilanza Rai. Veltroni dice che Villari si dimetterà. Sarà, ma io fossi Veltroni non ne sarei così sicuro ché, per quanto mi sforzi di ricordare, mai un democristiano ha dato le dimissioni. Mai.

Ché poi ci rimaniamo male

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Mi va benissimo l’entusiasmo: è una cosa bella e ne dovremmo avere tutti un po’ di più. Per carità, dunque: ben vengano le iniezioni di buon umore, di speranza, di gioia. Servono (soprattutto in questo periodo, poi). Però, da italiani, credo che l’eccitazione per i cambiamenti americani sia un tantino fuori luogo ché voi davvero vi siete svegliati in un mondo nuovo e migliore dopo l’elezione di Obama? No dico, guardatevi intorno e ditemi se davvero lo percepite questo cambiamento… E così, giusto per n’anticchia di prudenza, non mi spingerei troppo con questo entusiasmo collettivo che, in certune occasioni, sfiora (se non supera, addirittura) il ridicolo. Non sarebbe il caso di attendere il compimento delle promesse prima di gioirne o di provarne orrore? Foss’anche, di converso, per evitare inutili allarmismi. Un esempio? A pagina 8 del Corriere della Sera di oggi, leggo che “nelle pieghe della posizione ufficiale [del Vaticano] si intravede un filo di disappunto per le dichiarazioni di John Podesta” circa la paventata cancellazione di duecento provvedimenti voluti da Bush (tra i quali spiccano le restrizioni alla ricerca sulle staminali e all’aborto). I vescovi storcono il nasino e i laicisti, sotto sotto, se la godono. Ma, ancora una volta, è un tantino prematuro. Vedremo. Per ora c’è solo da sperare – per chi è d’accordo e per chi non lo è, dico. E comunque (e come al solito, purtroppo) noi qui in Italia è inutile – a favore o contro – che fibrilliamo per le annunciate scelte liberal del neo-eletto presidente: il fatto è che abbiamo, obtorto collo, un formidabile filtro allo splendore americano, se vi fosse. I cattolicisti c’hanno Berlusconi & C. mentre i laicisti devono accontentarsi del Partito Democratico. E dove cazzo credete di poter arrivare con Bondi, Veltroni, Cicchitto, Rutelli, Fassino, Bindi e, giù giù, a finire con la Binetti, Volontè e Adinolfi? Davvero pensate che questi – nell’uno e nell’altro schieramento, dico – riuscirebbero a farci godere, qualora vi fosse, la rivoluzione americana? Vedremo. Già vedremo. Ma risparmiamoci, almeno, le erezioni anticipate. Ché poi ci rimaniamo male. Tutti.

una domanda…

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Sulla lotta al terrorismo internazionale vedremo Obama alla prova, perché questo è il vero banco di prova. Gli Stati Uniti sono la democrazia di riferimento, portatrice di valori minacciati dal terrorismo e dal fondamentalismo islamico. Su Obama gravano molti interrogativi; con Obama alla Casa Bianca forse Al Qaeda è più contenta”. È riflettendo su tali concetti, e comunicandoceli dai microfoni del Gr3, che il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri ha fatto sorgere in tutti noi una domanda seria. Che poi sarebbe questa: ma che cazzo dice?

attaccando la Carfagna

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“Nel Pdl è tutto in funzione del Capo. Sembra di stare in una democrazia orientale. Silvio è il nuovo Kim Il Sung” .

Paolo Guzzanti. Da il Riformista del 04.11.2008

“calendarista delle pari opportunità”…

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Oramai tra lo scapigliato Guzzanti e il bel ministro delle pari opportunità è scontro. Scrive Guzzanti: «è ammissibile o non ammissibile, in una democrazia ipotetica, che il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente?» L’accusa è la solita: la Carfagna avrebbe avuto la guida di un dicastero per aver consesso favori sessuali al premier: un dicastero per qualche pompino. Ma donde prende origine questa odiosa accusa? È solo il passato da soubrette televisiva a gonfiare le infamanti voci o c’è dell’altro? “Secondo quanto dicono alcuni testimoni che considero credibili, attendibili e tutt’altro che interessati – scrive sul suo blog l’onorevole Guzzanti – esistono proporzionati motivi per temere che la signorina in questione occupi il posto per motivi che esulano dalla valutazione delle sue capacità di servitore dello Stato, sia pure apprendista. La sua intelligenza politica è nulla”. Ma pare che ad innescare le accuse – almeno è così che la storia è iniziata – ci sia stato anche il rimbalzo di pettegolezzi sul contenuto di alcune intercettazioni telefoniche, mai rese pubbliche.
Il ministro Carfagna, in una nota, ha precisato – sono quelli di Repubblica a farcelo sapere – di aver presentato “querela penale per diffamazione nei confronti dell’onorevole Paolo Guzzanti per quanto di falso da lui sostenuto nel suo blog” ma la questione, a mio avviso, andrebbe risolta diversamente. Dicano, una volte per tutte, se queste bobine con le intercettazioni telefoniche esistono o no; si facciano i nomi dei “testi oculari”; si dicano, senza allusioni, quali sono stati i favori… Insomma, una buona volta, si svergognino i calunniatori, si dimostri l’esistenza (o l’inesistenza) delle intercettazioni e si rivelino, finalmente, le virtù che hanno portato al Ministero una che fino a pochi anni fa nemmeno sapeva che cazzo fosse Montecitorio. Solo così, finalmente, si farà impallidire ogni ipotesi più o meno oltraggiosa e, soprattutto, si eviterà che una buona parte della famiglia Guzzanti, per gli anni a venire, si sveni per dar da mangiare alla bella Mara nazionale.

la migliore opposizione

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«Non è ammesso – cito dall’Art. 74 della Costituzioneil referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali» e cosa mi propone la coppia Veltroni - Di Pietro contro il decreto Gelmini? (decreto che, per lo più, è un capitolo di legge finanziaria) Un referendum. Ci toccherebbe – se passasse la proposta, dico – andare a decidere sul grembiule e sul voto in condotta. Gran bella cosa. Davvero un gran bel risultato.
L’idea che mi son fatto? S’annaspa nel buio più totale e si fatica a star dietro alle mascalzonate del governo. Non c’è opposizione. Anzi, c’è la migliore opposizione che Berlusconi potesse sperare.