Il cardinale lancia l’iniziativa e dice: «Chiediamo a tutti di fare l’adorazione eucaristica per riparare davanti a Dio quello che di grave é stato fatto e per accogliere di nuovo la dignità delle vittime». L’intervista è stata pubblicata dall’Osservatore Romano; il porporato intervistato è Claudio Hummes, prefetto della Congregazione per il Clero. Nella sostanza l’alto prelato ha intenzione d’indire una Giornata del Perdono in cui — com’è prassi oramai — la Chiesa di Roma non porge le scuse — né, figuriamoci, ripaga col vil denaro le vittime — ma si autoassolve davanti a Dio. Accidentalmente, mentre è tutta intenta a incensarsi e a prostrarsi davanti al suo superiore, infila dentro al pacchetto delle sue colpe anche le atrocità che le vittime di turno (bambini inculati nelle sagrestie, scienziati costretti all’abiura, filosofi bruciati in piazze, ebrei perseguitati … ) hanno subito. Il tutto — come in questo caso — avviene senza mai indicare chiaramente l’atto d’imputazione: si fa ben attenzione a tenersi sul vago ché tanto Dio sa già tutto, non ha bisogno dei capi d’accusa precisi. E — magicamente — in tutto questo prostrarsi e contrarsi avviene — a sentir loro — l’atto del ripago: vittime e carnefici mescolandosi fanno la pace; i primi riacquistano «la dignità», gli altri invece riacquistano credibilità.
Insomma l’ipocrita iniziativa — ché, diciamolo francamente, siamo di fronte ad un distillato d’ipocrisia — si presenta come un pregevole servizio di (auto-)lavaggio di coscienze che — per quanto accurato e ben orchestrato — non riuscirà assolutamente (leggo che anche Ivan la pensa come me) a pulire quelle imbarazzanti macchioline di sperma lasciate sui sacri paramenti.