Tag Archive for 'Pier Paolo Pasolini'

…essi fraternizzano

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«Ora, degli italiani piccolo-borghesi si sentono tranquilli davanti a ogni forma di scandalo, se questo scandalo ha dietro una qualsiasi forma di opinione pubblica o di potere; perché essi riconoscono subito, in tale scandalo, una possibilità di istituzionalizzazione, e, con questa possibilità, essi fraternizzano. »

Pier Paolo Pasolini

ridicolo e sinistro…

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«L’Italia – e non solo l’Italia del Palazzo e del potere – è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: «contaminazioni» tra Molière e il Grand Guignol. Ma i cittadini italiani non sono da meno. Li ho visti, li ho visti in folla a Ferragosto. Erano l’immagine della frenesia più insolente. Ponevano un tale impegno nel divertirsi a tutti i costi, che parevano in uno stato di “raptus”: era difficile non considerarli spregevoli o comunque colpevolmente incoscienti. Specialmente i giovani. »

Pier Paolo Pasolini, da Lettere Luterane, 11.09.1975

Non c’è dubbio…

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«Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogan mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano; il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione) non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre. »

Pier Paolo Pasolini, 9 dicembre 1973

…non ha mai avuto principii

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“Il partito democristiano non ha mai avuto principii. Li ha identificati, e brutalmente, con quelli morali e religiosi della Chiesa in grazia della quale deteneva il potere. Una massa ignorante (e lo dico col più grande amore per questa massa) e una oligarchia di volgari demagoghi dalla fame insaziabile, non possono costituire un partito con un’anima”.

Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane

siamo seri…

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Diciamolo chiaramente: i 67 professori della Sapienza con la loro lettera – e ancor più il prof. Marcello Cini – hanno voluto semplicemente sottolineare come in un contesto come quello dell’inaugurazione dell’anno accademico (ieri sera anche un pacatissimo Odifreddi da Vespa metteva in risalto l’alto valore simbolico del rito dell’inaugurazione) non fosse il caso che parlasse il papa. Gli studenti hanno appoggiato la richiesta dei professori e contestato la scelta del (magnifico) rettore; scelta che – diciamolo francamente – è stata infelice e profondamente sbagliata. All’entourage del papa – lo stesso mons. Bertone l’ha detto a Repubblica – visto il ritorno d’immagine sgradevole che la cosa avrebbe provocato (ché un papa accolto con fischi e pernacchie, attorniato da bodyguard e quant’altro è cosa scandalosa da vedersi) è tornato comodo sfoggiare un incantevole caleidoscopio d’ipocrisia e vittimismo e rifiutare l’invito.
Cos’è che resterà di questa storia? Basta leggersi le dichiarazioni monocorde di tutti i nostri politici – e la stracitata massima attribuita a Voltaire – per capire che, a bocce ferme, resterà la sensazione che c’è stato un oltraggio grave quanto lo schiaffo di Anagni. Eppure l’oltraggio non c’è stato o comunque non è quello lì il vero scandalo. È l’Università italiana tutta che è in condizioni da schifo e che da anni necessiterebbe di una riforma seria e vera. Questo è il vero scandalo, li c’è la vergogna, l’oltraggio. I politici – e non solo loro – si scoprono tutti indignati perché si è contestato il sommo pontefice (ho detto e ripeto contestato ché nessuno – come i suoi vanno dicendo in giro – gli ha impedito di parlare) ma nessuno si sente (o si è sentito) offeso del fatto che ci sono università dove la magistratura ha constatato il mercimonio degli esami, università dove i professori sono tutti parenti, dove nessuno pubblica un cazzo, dove la ricerca viene condotta con enormi sacrifici (e senza alcun riconoscimento) e dove la maggior parte del lavoro sporco viene fatto dai dottorandi che percepiscono – se le percepiscono – cifre, quelle si, da schifo.
«La serietà – ebbe a scrivere Pier Paolo Pasolini – è la qualità di coloro che non ne hanno altre: è uno dei canoni di condotta, anzi, il primo canone, della piccola borghesia! Come ci si può vantare della propria serietà? Seri bisogna esserlo, non dirlo, e magari neanche sembrarlo!». Ecco, appunto: siamo seri.

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