Tag Archive for 'politiche sociali'

per motivi umanitari…

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«Un provvedimento mirato a riconoscere la cittadinanza italiana per ragioni umanitarie ai bambini rom nati in Italia e senza genitori». Così Roberto Maroni, ministro dell’Interno, annuncia la proposta che farà nei prossimi giorni al governo. Questo – è lo stesso ministro a precisarlo – al fine di «garantir[e] un nome, un cognome, un’identità non per Jus sanguins ma per motivi umanitari».
Già m’immagino la felicità della zingarella a cui, per motivi umanitari, verrà imposto di cambiare il nome da Katiza a Immacolata…

pari opportunità…

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la faccia…

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«L’idea di famiglia viene da una tradizione religiosa – e io ho fede anche se cerco di essere laica come ministro – viene dalla costituzione, dal diritto civile e naturale: è composta da un uomo e una donna che si uniscono per dare vita a figli per proseguire la specie». L’ha detto il ministro Mara Carfagna, ma al solo copia-incolla io sono arrossito di vergogna al posto suo. Ché ci vuole, davvero, una certa faccia tosta nel dichiararsi “laica come ministro” e poi argomentare la propria contrarietà al matrimonio tra gay e alle unioni di fatto (pure alle unioni di fatto) con principi relativi alla “tradizione religiosa” e al “diritto naturale”. Un’alternativa – un modo per spiegare il controsenso, dico – ci sarebbe: vuoi vedere che il ministro non ha capito un cazzo di quello che diceva? In questo secondo caso – se fosse vero, dico –, la faccia mi parrebbe ancora più tosta.

in hoc signo vinces…

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«L’attività del governo non può che compiacere il Papa e la sua Chiesa. Noi rappresentiamo il partito dei popoli europei. Siamo a favore della Chiesa, crediamo nei valori della dignità umana e nel rispetto degli ultimi. Siamo sullo stesso piano in cui opera la Chiesa. »

Silvio Berlusconi, 06.06.2008

forza riformista e modernizzatrice…

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«L’azione concreta dei governi nei confronti dei privilegi economici ecclesiastici costituisce, assai più delle enunciazioni di principio, un indicatore infallibile del grado di riformismo. Nell’ultimo secolo di storia, sempre le grandi forze riformiste in Europa hanno messo in dubbio e ridotto nei fatti i privilegi economici di cui gode la chiesa; sempre i regimi reazionari li hanno aumentati. Nel primo caso, tanto più li hanno ridotti, quanto più erano progressisti. Nel secondo, tanto più li hanno accresciuti, quanto erano retrivi. A questo punto, rimane soltanto da chiedersi se in Italia sia ancora mai apparsa una grande forza riformista e modernizzatrice, al di là degli slogan. »

Curzio Maltese, La questua, pag. 154

clima nuovo…

«Avvertiamo con particolare gioia i segnali di
un clima nuovo, più fiducioso e più costruttivo.
»
Benedetto XVI, 30 maggio 2008

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non riesco a spiegarmi…

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Qualcuno di voi sa per caso dirmi quand’è che ha totalizzato il partito del Santo Padre alle ultime elezioni politiche? No, perché – e lo dico per davvero – non riesco a spiegarmi su quale base riposi la presunta facoltà del succitato tizio in gonnella bianca di dettare l’agenda politica nostrana.

«cacciamo gli stranieri…»

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Diciamocelo con franchezza: non c’abbiamo la stoffa – noi italiani, dico. Siamo i soliti dilettanti più o meno allo sbaraglio. Raffazzoniamo, ecco.

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«Il contrario di quel che penso mi seduce come un mondo favoloso. »

Leo Longanesi, 12 maggio 1948

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nota…

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La questione si ripropone: Sua Santità prova a verificare le reazioni della nuova compagine governativa nei confronti dei suoi richiami. E ci va giù duro, usando tutta la retorica che ha in corpo ché evidentemente smania – il pastore, dico – di saggiare bene la reattività del suo nuovo gregge reo – a detta di qualcuno – di non aver nessun vero cattolico al suo interno. Tant’è significativo il messaggio che – è voce che corre tra i ben informati – sia stato, pare, lo stesso pontefice a calibrarlo attentamente. Vale la pena, dunque, di prendersi la briga di rileggersi con calma, ancora una volta, il testo prima di entrare nel merito.
Ma intanto, a margine, una piccola osservazione: l’attacco alla 194 sta, via via, scivolando sul piano inclinato e sdrucciolevole delle politiche sociali: non una spinta verso maternità coscienti e responsabili ma, semplicemente, una delega alla coscienza e alla responsabilità date direttamente alla comunità tutta. «Occorre aiutare con ogni strumento legislativo la famiglia – dice Benedetto XVI – per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa, nel non facile contesto sociale odierno». La questione, insomma, viene prepotentemente fatta ricadere, in qualche modo, – per la parte che non riguarda il potere riproduttivo, intendo – sulla comunità che accoglie (e questo pure mi pare importante sottolinearlo) il feto già come una persona quand’è ancora nell’utero materno. La spinta prepotente di questa nuova battaglia è tutta rivolta, quindi, verso la comunità che si fa carico delle condizioni della gravida (e
quindi della futura madre) per consentire al frutto che questa porta in grembo di poter venire alla luce. Cos’è che si tenta di affermare? Innanzitutto che il feto è persona e, quindi, proprio perché persona è anche un bene di tutti, un bene della comunità che, di riflesso, deve spingersi fino al punto di stabilire cos’è che occorre darle quand’è embrione e cosa, invece, toglierle quando non lo è più. Sempre, sia ben inteso, nell’interesse di tutti.
Nel concludere, registro le reazioni del mondo politico nostrano che – sia detto per inciso – paiono ancora abbastanza confuse. L’Udc, per bocca di Rocco Buttiglione, fa sapere che si farà carico di portare in Parlamento quello che Benedetto XVI ha auspicato, mentre – leggo da Il Corriere – per una Mussolini timidamente critica c’e una Carfagna tendenzialmente favorevole. Insomma, al netto delle dichiarazioni del solito Pannella, pare che l’intenzione prevalente della classe politica sia quella di aiutare economicamente le donne che si sentono costrette ad abortire perché in difficoltà economiche e a far meglio applicare la 194. Ma, è giusto precisarlo, stiamo ancora alla prima fase del passaggio all’incasso da parte della Santa Sede. Dalla Cei, tanto per dire, ancora non s’è sentito nulla.