Vicepresidente del Senato…

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Che meraviglia sei diventato senatore
e mo’ te senti il più gran signore
lasci interviste e fai il politico sapiente
per me sei poco più de gnente.



Paola Taverna, Vicepresidente del Senato

Io questa Paola Taverna la conosco. E la conoscete anche voi. L’abbiamo vista dietro il bancone di una pescheria. In fila all’ufficio postale. Alla cassa di un supermercato. La segretaria del poliambulatorio sotto casa. Paola Taverna, l’Anna Magnani der Parlamento, è una di noi. La parola casta è perlomeno fuorviante. Lascia intendere che esista un ceto parassitario (mo’ te senti il più gran signore) alieno alla brava gente che lavora, quasi un corpuscolo di invasori. Isolati, facilmente identificabili. Purtroppo non è così. Tra casta e popolo c’è osmosi, e un continuo, costante, incessante passaggio di consegne. Taverna, con l’umiltà che le viene dall’ignoranza, s’è messa a studiare la Costituzione e adesso è vicepresidente del Senato. Taverna è un prodotto della democrazia. Molti italiani che oggi sbraitano contro la casta, ove ne facessero parte, sarebbero identici alla Taverna, per il semplice fatto che sono identici a Paola Taverna anche adesso. Non si cambia un Paese se non cambia il suo popolo, non migliora un Paese se non migliorano le persone, la loro cultura, le loro ambizioni.
Il mito della democrazia diretta non mi cattura perché non tiene conto di un fondamentale dettaglio: se a decidere direttamente chi dovrà rappresentarli sono le tante Paola Taverna, eleggeranno in eterno Paola Taverna.

Cinque a Due…

Siamo alle solite: hanno fatto così anche con Berlusconi, per vent’anni, e non è servito a un cazzo. Avranno imparato la lezione, uno pensa. Macché, anche stavolta hanno pensato che a far perdere consensi al demagogo potesse bastare mostrare le contraddizioni con se stesso, dar prova che sia un gran cazzaro, che cambi idea con la disinvoltura con cui una puttana si scopi un cliente o l’altro, che tratti la questione morale con l’elasticità di un copertone per automobili, tirandola e sformandola a seconda di come più gli aggrada.
Certo, dice, la battuta d’arresto c’è stata — ma relativa, ché quello delle Regionali era, in partenza, un test assai poco significativo: Renzi, in soldoni, vince comunque cinque a due. Eppure s’era lì a sparare nel mucchio, l’imbarazzo della scelta era davvero tanto: De Luca che piscia allegramente sulla legge Severino ma dice che la sua è una pisciata “di scuola”, lo scivolone mediatico della Bindi e la lista degli impresentabili, i candidati sbagliati in Liguria e in Veneto… un catalogo delle contraddizioni davvero voluminosissimo, roba da far invidia alla Treccani! Niente, cinque a due.
È che questi lodevolissimi commentatori delle altrui contraddizioni, indice teso a mostrar il paradosso, sotto sotto so’ sentimentalmente democratici e sfacciatamente ottimisti: convinti che alla gente faccia difetto solo la memoria. Magari! È che alla gente, oltre la memoria, fa soprattutto difetto la buona coscienza. E poi, cotanta cazzimma, cotanta guapparia, cotanta sfaccimma d’uomo – uomo, per giunta, di cotanta conseguenza – qui da noi, da sempre, fanno il deus ex machina.
È che, diciamolo chiaro, la gente ha bisogno di un millantatore in cui versare tutte le proprie speranze, qualcuno che incarni i suoi stessi difetti con l’autocompiacimento di chi li sappia volgere a pregi, esaltandoli a carattere nazionale. Mente? Suvvia, lo farà a fin di bene, per catalizzare le positive forze della speranza. Imbroglia!? E chi non imbroglia. Ma è mai possibile che nessuno riesca a cogliere negli atteggiamenti, nei toni e nei tic comportamentali di questi Uomini della Provvidenza, più o meno unt(uos)i, gli stessi atteggiamenti, gli stessi toni e gli stessi tic di chi applaude loro? Di questa gente sono semplicemente il medium. Fosse bastato rammentare alla plebaglia la promessa di un milione di posti di lavoro e la sconfitta del cancro, quanto sarebbe durato Berlusconi? Volevano credergli, dovevano credergli e nessuno avrebbe potuto togliergli la malia del feticcio, se non chi avesse trovato il modo di fottergliela.

Dice: possibile che la gente sia tanto ottusamente in malafede? Non tutta, la maggioranza sì, però. Ed è una maggioranza che rimane salda e solida attraverso gli anni, forte come l’ignoranza quando si pavoneggia, compatta e rigida pure quando i flussi elettorali la descrivono liquida e mobile, senza soluzione di continuità anche quando si dilania in due schieramenti: è l’anonima maggioranza inetta alla libertà, quella che schifa le responsabilità, tutte le forme di responsabilità. Perché un paese con questa maggioranza dovrebbe salvarsi dallo sberleffo, dal fallimento? Non sarebbe giusto, via.

…protestate!

Scuola

«Ritiro del disegno di legge sulla scuola: autoritario, anticostituzionale, sfruttatore». I toni della mattinata di ieri sono sempre stati pesanti, le scenografie allegre: le “balle spaziali” a Milano, le mani colorate dei professori della capitale… Piazze piene e classi vuote. Un successo di partecipazione – dicono i più – contro la Buona Scuola: “Siamo mezzo milione”, hanno fatto sapere gli organizzatori enfatizzando a sera i dati che hanno visto settantamila presenti a Roma, tremila a Milano, ventimila a Bari. Duecentomila in piazza, secondo le stime del ministero dell’Interno…
Ma a raccontarla così la cosa, forse, vuol dire far dell’epica dove non c’è che cronaca. Bisognerebbe provare, invece, a raccontare il tutto senza metterci passione, come l’apologo di una di quelle tante leggi e leggine che si scopriranno inefficaci o, peggio ancora, dannose solo dopo che un altro schieramento deciderà, a suo tempo, di cambiarle con una serie di leggi o leggine – il più delle volte è così – peggiori delle precedenti.
Leggi e leggine proposte (e poi, a seguire, approvate) nell’indifferenza pressoché generale della stragrande maggioranza dell’opinione pubblica, che rimane indifferente, segue magari il flusso maggioritario, s’inebria per la protesta, il tempo necessario per presenziare a qualche manifestazione, e carpisce qua e là uno scampolo di notizia, masticandola e digerendola per quel che può o che gl’interessa di capire. Com’è stato col Porcellum, no? o con l’Italicum – giusto per citare qualche legge di sopraffine stronzaggine attuale. Lo schema, del resto, è il solito: un minchione qualsiasi scrive una legge a cazzo di cane che viene incensata e osannata da una maggioranza parlamentare prona e pronta a votarla. Il tempo di approvarla e sperticarsi in lodi per cotanta vis legislativa che le opposizioni a smadonnare, a scendere in piazza per provare a bloccare l’obbrobrio. E la stragrande maggioranza del Paese alla finestra che se ne fotte, finge interesse ma distratto ché “graduatorie a esaurimento”, “collegialità” e, chessò, “bonus agli insegnanti” [*] sono termini incomprensibili quanto “capolista bloccato” o “premio di maggioranza”.

Per carità di Dio, protestate, ché vale sempre la pena spendersi pure per le guerre senza speranza alcuna di vittoria. Ma senza sperare troppo in quella che v’affannate a chiamare “gente”, perché ormai da tempo è massa, plebaglia.