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buon appetito a tutti…

ITALY POPE

Anche in questioni relative alla gastronomia da queste parti si è totalmente liberali e – va da sé – tolleranti. Ciascuno sia libero di gustarsi i chierici come meglio crede: chi mangiandoseli in fretta a morsi, chi leccandoseli ben bene a cominciare dal culo (la foto valga da esempio per questo secondo caso). Buon appetito a tutti ché in fondo, volente o nolente, le paghiamo profumatamente queste prelibatezze: il vivaio che ce le fornisce ci costa circa 4000 miliardi delle vecchie lire all’anno.

conformità ai vecchi schemi…

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Naturalmente – e chi lo nega – i padroni ed i servi esistono ancora, però, cazzo, un minimo di aggiornamento lessicale, un lieve sforzo di evoluzione linguistica non farebbe male a nessuno. Proprio a nessuno. Persino a Marco Rizzo, eurodeputato, che ha bollato, proprio ieri, con lo stantio «servo dei padroni» il giurislavorista Piero Ichino neocandidato nelle liste del Pd. Un minimo di evoluzione lessicale, dicevo, aiuta anche a non restare uguali eternamente a se stessi, a non invecchiare, ché confondere la coerenza con la sterile conformità ai vecchi schemi è cosa davvero ridicola. Oltre che pallosa.

(il retro)

(il retro)

cosa dobbiamo aspettarci…

«Io penso – è, sia ben chiaro, il pensiero di Giuliano Ferrara quello che riporto – che Berlusconi sia già a Palazzo Chigi, come tutti sanno, naturalmente se si apparenterà con le mie liste che prenderanno oltre il 6-7% in tutte le regioni dove verranno presentate». Naturalmente. La maggioranza parlamentare – ne è convinto anche Berlusconi intervistato da quel gran giornalista che è Mario Giordano – stavolta si annuncia essere ancor più solida che nel 2001 e parrebbe – complice anche il fatto che alcuni moderati notoriamente scassaminchia si siano, in ritardo, ravveduti – non doverci dare troppe sorprese anche (se non soprattutto) a riguardo di tutte quelle decisioni (o non decisioni ) legislative che s’intendessero porre in essere (o non porre in essere) sui temi, cosiddetti, eticamente sensibili.
È noto – o, almeno, tale dovrebbe essere –
l’universo culturale del centrodestra: una maionese ben densa e sapientemente miscelata di astuzia e di amoralità condita con un pregiato cinismo da industrialotto che sniffa coca e incensa l’altarino di Padre Pio. Sicché, se le premesse non sono tutte cannate – ovvero se i sondaggi non sono le solite palle vestite coi numeri –, sappiamo cosa dobbiamo aspettarci dopo le elezioni sul fronte della laicità dello stato e dei diritti civili, ossia – a voler generalizzare –sul principio di autodeterminazione dell’individuo: il paternalismo e il proibizionismo saranno accolti in gran pompa e avranno, finalmente, la meritata benedizione. Un esempio, razza di lazzaroni, è bello che fatto: «siccome mi candido a ministro della Salute – ha affermato Ferrara – emanerò delle linee guida sulla sindrome di Klinefelter affinché venga esclusa dalla lista delle malattie per le quali avviene l’aborto terapeutico». Contenti? Ci sarà financo precluso il pesante fardello di dover decidere cos’è giusto o cos’è sbagliato: quel che è peccato sarà reato e quindi chi non sgarra sarà doppiamente premiato (dallo Stato e dalla Chiesa, intendo). Il luogo comune sarà adorato come verità di fatto, strumentalizzato come Dio comanda e la ricerca – quella soprattutto – sarà attentamente sorvegliata affinché si limiti a ricercare il bene e a non fare scandalo pubblico ché – sta scritto in Mt 18, 6 – altrimenti si sarà costretti ad appendere una macina al collo degli scienziati prima di buttarli a fiume.
Ma non c’è da disperare ché in fondo anche tra quelli ci sono
fior fiori di liberali e forse – ci sarà da star bene attenti – anche la loro flebile vocina potrà esser percepita fuori dal coro. Ma stiamo attenti ché, per esempio, se a qualche Volontè, dopo aver sniffato la dose giornaliera d’incenso, verrà voglia di revisionare, facciamo per assurdo, la legge 194 – l’assurdo sta, il lettore attento l’avrà capito, tutto nel verbo “revisionare” – i liberali avranno voglia di sbraitare ché al massimo – ed è tutto grasso che cola – riusciranno a strappare qualche emendamento a quell’articolo che, nella bozza, prevedeva insieme all’ergastolo anche la punizione corporale per la donna che s’è macchiata dell’abominevole reato dell’aborto: riusciranno – i liberali, dico – a ottenere che la pena sia di soli 20 anni e magari a sfrondare qualche ave Maria dal computo generale per ottenere l’assoluzione ed il reintegro sociale.
Voi – vi vedo, sapete – ve la state ridendo. E fate bene. (A farlo adesso, dico).

(il retro)

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…senza fanatismo: sei un fanatico!

la domanda…

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«Ci dica – così Lamberto Dini sfidava Prodi – dove va a prendere i soldi. Mi pare che l’intenzione sia quella di dare con una mano e riprendere con l’altra». Era il 26 dicembre del 2007. La richiesta era precisa; la domanda non ammetteva alcun svicolamento asciutta e polemica com’era. Del resto se qualcun altro a quell’epoca avesse provato a rovesciare le parti e, con fare preciso, avesse chiesto la stessa cosa a Lamberto lui una risposta secca e circostanziata – su dove andava a prendere i soldi, dico – l’avrebbe saputa dare. Non so se con qualche imbarazzo, ma l’avrebbe saputa dare…

«…farò le analisi»

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«Mi sottoporrò alle analisi del sangue perché penso di avere la sindrome di Klinefelter [...] e siccome ho testicoli piccoli e grandi mammelle farò le analisi». Così stamani Giuliano Ferrara intervistato da Maurizio Belpietro. La dichiarazione (che definire stupida è un complimento) dell’omone che – l’ho letto su la Repubblica di stamani – potrebbe essere il candidato sindaco del centrodestra a Roma è, in realtà, una provocazione ai recenti fatti di Napoli: alla donna che ha abortito nei giorni scorsi al Policlinico, infatti, era stata diagnosticata una malformazione del feto legata proprio alla sindrome di Klinefelter. In realtà – è mia convinzione – sor Giuliano è davvero affetto dalla sindrome di Klinefelter non (solo) perché ha le palle piccole – palle che, pare, nei prossimi giorni mostrerà urbi et orbi – quanto piuttosto per il fatto che come la maggior parte dei soggetti affetti da tale sindrome – lo dice Wikipedia sia chiaro – presenta «disturbi della personalità fino al ridotto q.i.».

meglio la posizione del missionario…

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«Da un bravo regista e coraggioso idealista come Moretti e da un volto sensibile e delicato come la Ferrari – scrive don Anselmi – mi sarei aspettato una scena romantica, soffusa, tenera [...] I due attori fanno l’amore in piedi, vestiti, senza guardarsi in faccia: capisco che la scena vada letta e inserita nel contesto del film, ma confesso che anch’io sono rimasto stupito e disturbato».

Certe esasperazioni anti clericali…

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«Certe esasperazioni anti­clericali [...] non cor­rispondono – dice Bettini intervistato da il Corriere – ad una impostazio­ne di rigorosa difesa della laici­tà delle istituzioni che ha il Pd, unita però alla conside­razione che è essenziale per la democrazia italiana il contributo dell’azione e del pensiero dei cattoli­ci». Veltroni – è notizia di questi giorni – non vuole i radicali come alleati. Bettini – quello che la stampa nazionale indica come il braccio destro di Walter – lo dice chiaramente, senza mezzi termini e le ragioni di tale esclusione sono da ricercarsi – è una mia convinzione –proprio in quell’estratto d’intervista che ho posto a mo’ di incipit a questo post. La cosa, me ne rendo conto, almeno in prima battuta, potrebbe sembrare un problema ascrivibile all’antipatia (tipica di chi è torturato da un’originalissima coerenza) innata dei radicali [*] e non dovrebbe appassionare troppo i commentatori politici – e in effetti la cosa non li ha appassionati più di tanto. In realtà stringendo il campo sulla questione – lasciando perdere i vari dettagli che ci porterebbero davvero troppo lontano – il vero nodo della faccenda salta subito all’occhio e pare tutto concentrato nel progetto culturale del Pd – nella sua più vera e intima essenza, dico – che, a sentir cert’altri suoi autorevoli esponenti, pare non essere né socialista, né di sinistra liberale, né laico né, manco a dirlo, radicale. Insomma, senza starci a girare troppo intorno, quello del Pd – ci pare di capire – è la riproposta in chiave moderna di un vecchio progetto fallimentare (quello tanto caro a Berlinguer e a Moro): la Sinistra Democristiana. Siamo dinnanzi ad un revival: Veltroni vuol provare ad attualizzare il compromesso storico, il vecchio consociativismo Dc-Pci. Ed il tutto s’è chiarito proprio grazie a quel rifiuto che – lo dicevo inizialmente – pareva cosa che riguardasse solo i radicali ma in realtà celava qualche informazione di spessore molto più ampia. Se ci riuscirà o meno è cosa che peseremo con i voti di aprile. Per ora ci limitiamo a registrarne il senso.
Quel secco “no” ai radicali m’ha convinto più di mille e più dichiarazioni. Non avrei mai votato Veltroni (ché mi è stato sempre sul cazzo) ma un’apertura di credito, devo ammetterlo,
gliela avrei concessa volentieri (se non altro per la vecchia questione del “meno peggio…” ), ma il quadro che tratteggiano queste dichiarazioni – e le scelte che ne sono conseguite e le altre che ne verranno – rinsaldano in me la decisione di annullare il voto alla prossima tornata elettorale. I radicali, mi vien da chiedere, si lasceranno torturare ancora dalla loro coerenza o finiranno per liberarsene come se nulla fosse? (del resto non hanno fatto così, nel passato, Rutelli, Capezzone, Taradash, ecc.? ) «Se si va verso un vero maggioritario – ha dichiarato Cappato – allora noi dovremmo essere gli alleati naturali del Pd. Se ci escludono, se ci isolano vuole dire che gli interessa soltanto occupare dei posti di potere, perché lasciando indietro noi si escludono anche tutte le nostre battaglie per la legalità, i referendum. Con noi escludono anche tutte le maggioranze che abbiamo creato nel Paese intorno alle nostre battaglie». Macaluso su il Riformista ha scritto l’altro giorno: «Ma Marco perché insiste per l’accordo?». Forse – azzardo una risposta – per evitare che la galassia Radicale venga completamente fagocitata dal centrodestra. Del resto quando ti tocca dover scegliere e la scelta è quella che è, hai voglia a stare lì a bilanciare il gusto con spezie, sale e salse varie: la merda è merda e non riesci a cambiargli facilmente sapore.

[*] Nel 1975 un Anonimo Romano scriveva ne
Er Compromesso rivoluzzionario edito per i tipi della Garzanti che “i radicali so’ ‘na manica de gente assai lasciva / finocchi e vacche ignude alla Godiva”. L’anonimato, sia ben chiaro, era un puro vezzo letterario ché mai nessuno ha ignorato che la pungente penna fosse quella di Maurizio Ferrara, padre di Giuliano.