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L’idea di Walter…

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L’idea di Walter di correre in solitaria è idea epica e coraggiosa e sta costringendo i suoi avversari politici alla difensiva: una serie di comunicati e di smentite stanno susseguendosi in queste ore e a starci dietro par di capire che lo scompiglio nel centrodestra c’è stato.
L’idea, dicevo, pare coraggiosa ché, se s’è ben capito, il fine sarebbe quello di fottere i partitini con la scusa di dar forza al programma, ribaltando lo schema classico dei veti e dei ricatti con cui la coalizione vinceva ma non governava. Insomma con la scusa di voler fare il solitario, Veltroni ha innescato una vera rivoluzione copernicana che – a mio modo di vedere – è politicamente apprezzabile e tatticamente valida ché se il Pd non riuscisse a vincerle queste elezioni, alla fine chi volete che avrebbe il coraggio di presentar il conto a Veltroni e rinfacciargli la sconfitta? Quelli del fronte opposto pare che l’abbiano capito pure loro – cosa questa ancor più eccezionale – e si stanno attrezzando alla men peggio. Ma un vantaggio quelli – dico Fi, PdL o come cazzo si chiamano – c’è l’hanno ed è, indiscutibilmente, un buon vantaggio ché per loro fortuna il popolo sovrano a furia di mangiar merda s’è fottuto il cervello e la memoria e crede ancora alla favoletta che quella coalizione lì sia “coesa ed omogenea”.

È oramai del tutto evidente…

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È oramai del tutto evidente che l’ex-feto Giuliano Ferrara, con i suoi proclami e la sua gialla spilletta pro-life, si propone, urbi et orbi, come redentore universale. Stamani quest’eroe elefantiforme l’ha detto chiaramente, in uno dei suoi editoriali di propaganda, che «c’è un nonsenso tragico [che] si insinua nella convivenza civile» e la risposta a questo sbandamento non può che essere «una lista elettorale della moratoria che imponga al Parlamento di una grande nazione occidentale la questione della vita che non si manipola, della vita che non si tocca». Dalla tragedia alla farsa, insomma.
Una cosa, però, sia subito detta: Ferrara non è certo il primo che si candida nel ruolo del redentore. I veri dittatori – tanto per esser chiari – hanno tutti la bramosia di modellare società perfette: comunisti o fascisti che siano tutti hanno sempre la ricetta in tasca bella che pronta per spalancare le porte dei loro paradisi (reali o presunti) a cui tutti i kamikaze (reali o presunti) anelano.
Il martellante incitamento de Il Foglio per convincere le donne di tutto il mondo a non abortire – ché per il direttore di quel giornale tutte le donne non pensano ad altro che ad abortire – è snervante e urticante ché al di la delle (ipocrite) intenzioni del direttore (che continua a sostenere – unico a crederci – che quella della moratoria non è la classica schermaglia clerico-nazionale ma una battaglia culturale) è innegabile che da quelle colonne – quelle de Il Foglio, intendo – parte quotidianamente una dose massiccia di attivismo neotradizionalista, illiberale e anti-illuminista clericaleggiante che cerca di terrorizzare agitando lo spauracchio dell’eugenetica nazista, fingendo – almeno spero che sia finzione – di non sapere che una cosa sono le scelte individuali di persone responsabili che si muovono entro le leggi dello Stato di diritto e un’altra cosa, invece, sono i programmi autoritari imposti con forza da uno Stato-leviatano alla Hobbes. A chi ha cara la teoria di un ormai imminente crepuscolo della modernità affogata «nella marea relativista del tutto è possibile se è tecnicamente possibile» è indispensabile un faro, una lanterna. Tradizione, fascino, potenza, autorevolezza e potere: la Chiesa di Roma ha tutto questo, infarcito con un tantino di sana ipocrisia, di quel sacrosanto cinismo che hanno sempre mandato in soluchero Giuliano Ferrara nel suo voltagabbaneggiare.
E così in questo scenario in cui si mira, scientemente, a sputtanare il termine “laico” e a svuotarlo, dal di dentro, del suo significato che ci viene restituito privo di sostanza e di consistenza (come una maschera di gomma), il pontefice e i suoi scagnozzi hanno la possibilità di discettare su aborto, pillola, preservativo, gay, fecondazione assistita, testamento biologico e quant’altro non già – ed è questo il punto – per indirizzare evangelicamente le coscienze dei credenti, ma per impartire direttive politiche (basti leggere quanto riportato qui) ai tanti parlamentari pronti a calarsi le braghe ad ogni loro accenno. I Volontè, Buttiglione, Binetti e Bondi – presenti trasversalmente nei vari schieramenti, si badi – spalleggiando supinamente questi assalti neotradizionalisti alla libertà della persona pretendono di parlare in nome dei valori ma, in realtà, tendono solo ad impedire il dibattito sulle leggi che si discostano dalla moralità del loro Dio, fottendosene allegramente del fatto che le leggi devono esprimere un civile compromesso tra le diverse visioni esistenti nel paese: visioni dei credenti, non credenti e diversamente credenti. Leggi che – e questo è quasi banale dirlo – non devono tradurre in reato nessun peccato.
«Come cristiano accetto l’umiliazione – scrisse De Gasperi a Pio XII incazzato, quest’ultimo, per non aver incassato l’“obbedisco” dello statista democristiano – , benché non sappia come giustificarla; come Presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, la dignità e l’autorità che rappresento e di cui non mi posso spogliare, anche nei rapporti privati, m’impone di esprimere stupore per un rifiuto così eccezionale e di riservarmi di provocare dalla Segreteria di Stato un chiarimento». Leggeremo mai più lettere di questo tenore? Ne dubito fortissimamente.

peraltro…

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«Sono innocente – ha dichiarato il presidente Sandra Lonardo in Mastella – e lo dimostrerò quando la magistratura me lo consentirà. Non ho mai raccomandato quei medici, peraltro non mi pare che la raccomandazione sia un reato e in ogni caso non sarebbe stato consumato, dal momento che quei due posti sono stati assegnati ad altri. In ogni caso chi è senza peccato scagli la prima pietra».
Prendete questa dichiarazione della signora Mastella e analizzatene, vi prego, attentamente il contenuto cercando, se potete, di coglierne la catena logica implicita nel messaggio. Non l’ho mai fatto – dice la Lonardo – e comunque non è reato. Sicché anche se l’avessi fatto starei coperta anche con la giustizia ché con la coscienza ci pensa Padre Pio. Ma, giuro, non l’ho fatto. E poi questo non-reato che non ho commesso non è stato manco consumato (d’altronde come si sarebbe potuto consumare un reato che non è reato?) ché quelli che avrei voluto anzi dovuto raccomandare, per questioni si badi squisitamente meritocratiche – ché tutti sanno che la meritocrazia è il vessillo dei Mastella – alla fine li hanno pure trombati… mhmm… fermi, fermi… per favore. Calmatevi. Vi prego, signori… eccheccazzo. Uno alla volta. Lasciate un paio di pietre anche a me, grazie…

coerenze…

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«Se Berlusconi vuole tornare a Palazzo Chigi ci vada con Veltroni, perché con me ha chiuso»

Gianfranco Fini, 20 novembre 2007

«Berlusconi è il candidato premier del centrodestra. Non sono cambiate le condizioni rispetto a due anni fa, visto che la legge elettorale è la stessa. Casini? Sono sicuro che non andrà mai con la sinistra e che non non darà mai vita ad un centro autonomo. E prenderà atto che non ci sono le condizioni per un governo tecnico. A quel punto farà insieme a noi un programma comune».

Gianfranco Fini, 25 gennaio 2008

non chiamatela moratoria…

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Moratoria – lo dice De Mauro, mica io – è una «sospensione a tempo indeterminato, sancita da organismi internazionali, di attività che siano oggetto di controversia politica» ovvero – non per essere irriguardosi nei confronti dell’illustre linguista, ma per chiarire un tantino il concetto ché, come si diceva un tempo, repetita iuvant – con la moratoria si chiede ai governi o ad altri enti e organizzazioni – solitamente in nome di un principio – di astenersi (moratoria viene da moratus che è il participio passato di moratori ovvero indugiare) da una loro pratica o abitudine. Se, quindi, l’ONU chiede la moratoria delle esecuzioni capitali, sta dicendo agli Stati ne più ne meno che la pena di morte è sbagliata e che dovrebbero – gli Stati che la praticano, dico – considerare l’idea di rinunciare ad applicarla. Gli Stati, a loro volta, in piena libertà possono decidere se accettare di astenersi o meno. Nel primo caso siamo tutti contenti, altrimenti… nisba.
Chiedere una moratoria degli aborti non é, assolutamente, la stessa cosa di chiedere una moratoria contro la pena di morte ché – spero ne converrete – un conto è discutere su una pratica imposta per legge altra cosa, invece, è chiedere ad un individuo di rinunciare (ché la legge non impone mica di abortire) ad un proprio diritto, in nome – si badi – di valori tuoi, non suoi. Quella di Ferrara è quindi – legittima e sacrosanta , si badi – propaganda politica di stampo clericofascista (altro che laica) – il classico sgambetto ideologico tanto caro all’elefantino – ma non è assolutamente una moratoria. Punto.
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