
T’accorgi di vivere in un mondo di merda quando ti ritrovi a dover scrivere un post per dire: “Liberiamo Kareem”. Ché in un mondo appena più decente di questo, mai nessuno – ma proprio nessuno – si sarebbe mai sognato d’imprigionarlo.

T’accorgi di vivere in un mondo di merda quando ti ritrovi a dover scrivere un post per dire: “Liberiamo Kareem”. Ché in un mondo appena più decente di questo, mai nessuno – ma proprio nessuno – si sarebbe mai sognato d’imprigionarlo.

Dopo le due sentenze che autorizzavano la sospensione dei trattamenti sanitari che continuano a mantenere artificialmente in vita il corpo di Eluana Englaro, Camera e Senato avevano presentato ricorso alla Corte Costituzionale che – è notizia di ieri sera – lo rigetta con un netto “non luogo a provvedere”. Adesso la questione ritorna, nuovamente, nella mani della Corte di Cassazione che entro il prossimo mese dovrebbe deliberare sulla controversa vicenda (questa volta in maniera definitiva e inappellabile).
A questo punto, però, il doloroso caso Englaro parrebbe concluso ché sarebbe davvero inammissibile una sentenza che negasse al padre di Eluana la possibilità di agire secondo la volontà espressa dalla stessa figlia. Ma, si sa, in questo caso (e in Italia, soprattutto) il condizionale è d’obbligo ché può – almeno per chi ci crede, dico – sempre scapparci il miracolo. E allora prepariamoci: veglie, bottigliette d’acqua a invadere sagrati, pacifiche proteste, giri di rosario, scioperi della sete e della fame. Fino all’11 novembre, insistendo, può darsi che qualcuno in alto (ma molto in alto) si ravveda e faccia partire le pratiche per un eclatante miracolo risolutorio. Immaginate la scena: Eluana esce dal coma e dopo aver perdonato il padre corre ad abbracciare Giuliano Ferrara. Che scena. Roba che al direttore si raggrinziranno non poco i già piccoli testicoli.

Al netto di divorzio, aborto, coppie di fatto e testamento biologico, che almeno sono grandi questioni etiche e sociali, possibile che anche un innocuo sexy shop possa scuotere e turbare le coscienze dei cattolici? Pare – a dar retta a quanto riportato qui – che la cosa sia possibile: un sexy shop a San Giorgio a Cremano deve vedersela con le proteste dei fedeli e del parroco che ritengono “controcorrente” l’attività commerciale.
Ora, a parte che definire un legittimo esercizio commerciale “controcorrente” non significa un cazzo, che disturbo potrà mai arrecare un anonimo negozietto riservato ad adulti paganti? Vuoi vedere che il parroco teme la concorrenza? E soprattutto: ammesso pure che l’attività disturbi l’animella vergine di qualche fottuto moralista, da quale marcio luogo della psiche può sortire l’istinto di ostacolarla o di combatterla a colpi di petizioni, visto che riguarda altri e non costringe alcuno? La domanda è banale ma è sempre la solita: poichè nessuno obbliga nessun “cattolico” timorato del sexy shop a frequentarlo, perché mai costui si sente in obbligo di impedire agli altri di comprare un vibratore o di farsi una sega?