Tag Archive for 'Radicali'

s’io fossi il padre…

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La notte passata a gironzolare per portali, siti e forum cattolici: che stronzi di cane, che muffe maleodoranti, che topi di fogne. Al solo pensiero mi vien da vomitare. Tutti, con la leggiadria di un elefante, a parlare di Eluana Englaro senza rispetto, senza spendere un briciolo di decenza: ammassi di soliloqui sprezzanti e irriguardosi nei confronti di chi non accetta l’inutile sofferenza di quel corpo già troppo martoriato. Roba che s’io fossi il padre – il padre di Eluana, dico – li ammazzerei, schiacciandoli, uno a uno fino a non lasciarne vivo nessuno. Davvero. Altro che dichiarare: «Quello che dice il Vaticano vale per il Vaticano, ma per noi vale quello che diceva nostra figlia».

anche per noi…

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Dove il potere nega, in forme palesi ma anche con mezzi occulti, la vera libertà, spuntano ogni tanto uomini ispirati come Andrej Sakharov e Marco Pannella che seguono la posizione spirituale più difficile che una vittima possa assumere di fronte al suo oppressore: il rifiuto passivo. Soli e inermi, essi parlano anche per noi.

Eugenio Montale

faccia di bronzo…

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«Quando il Papa ha detto: “Ho il cuore pieno di gioia per il clima politico in Italia”, e poi subito dopo ha detto che sarebbe più contento se si finanziassero le scuole private cattoliche e gli ospedali cattolici – non so trovare un altro aggettivo – l’ho trovato patetico. »

Emma Bonino, il Giornale

anche per loro…

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«Io sono qui, e lo so anche, per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi; sarò qui, resterò qui, anche per loro».

Enzo Tortora, 20 febbraio 1987

una sputacchiera…


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Per quella parte di questo blogguzzo che è rassegna stampa, vorrei segnalarvi un articolo di Francesco Agnoli apparso stamane a pag. 2 de Il Foglio. Prima di iniziare a leggerlo (qui), fatemi la cortesia di dirmi sinceramente: come ve la immaginate una sputacchiera?

riabilitazioni…


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Commentando l’intervista a Dell’Utri: «… viene definito Mangano un eroe, Moggi un innocente, la resistenza è sul banco degli imputati; manca la riabilitazione di Jack Lo Squartatore ma solo probabilmente perché non si sa con certezza chi fosse.»

Massimo Bordin, 09 aprile 2008

siamo tutti tibetani…

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da radio radicale

Tutta la solidarietà a Fiamma Nirenstein…

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Corre – è inevitabile – l’obbligo di un ringraziamento. Debbo, però, fare attenzione e prederla da molto lontano ché altrimenti sembrano vezzi tra zoccole nella sauna di una palestra. Ed io, credetemi, non sono tipo da fare queste cose.
Un po’ di anni fa io li facevo solo su segretissimi quadernetti, gli scarabocchi. Appunti, note (né più, né meno) prive di spessore senza neppure un grammo di presunzione pubblica. Un giorno, poi, mi capitò d’ascoltare una rassegna stampa. Su Radio Radicale. M’accorsi che mezzo inciso e un’allusione in una pausa, ma anche il semplice tono greve o leggero – ecco – potevano fare scrittura. Iniziai, così, ascoltando Massimo Bordin ad imbastire una mezza protesi di scrittura, più o meno, civile. Da allora, quasi ogni giorno, non posso fare a meno di ascoltare quella rassegna stampa e a quel modello – quello del direttore Bordin, dico – non smetto mai d’ispirarmi e, continuamente, traggo da lì spunti per un commento ma anche per un secco inciso. Stamani – per esempio – di cose interessanti il direttore ne ha dette tante; e tante son le cose che sono riuscito ad appuntarmi. Ma – e qui arrivo al punto – una chiosa proprio sul finire della trasmissione è stata davvero esplosiva: quasi uno schiaffo vigoroso su una faccia infreddolita. Merita d’essere trascritta. Tutta.
“Una vignetta ignobile – pubblicata da uno che non è nuovo a vignette ignobili – quella di Vauro che su
il Manifesto prende di mira Fiamma Nirenstein. Lasciamo perdere il simbolo elettorale (che è quello della lista per la quale si è presentata): non c’è nulla da dire; lasciamo perdere la rappresentazione vignettistica che la paragona a Frankenstein; lasciamo perdere il buongusto di metterle adosso il fascio littorio. Ma c’è una cosa sulla quale la volgarità intellettuale di Vauro, probabilmente, nemmeno ha riflettuto: mettere nella vignetta che rappresenta un’ebrea in quanto ebrea la stella di Davide. Finezza, diciamo così, a cui solo Vauro poteva arrivare. Tutta la solidarietà a Fiamma Nirenstein per quest’ennesimo attacco dell’antisemitismo di sinistra. Si, certo, dell’antisemitismo di sinistra. Perché c’è anche questo. D’altro canto, come scrisse Sciascia a metà degli anni ‘70: «A un certo punto è entrata nella scena politica italiana, una nuova figura: dopo il cretino di destra – figura, peraltro, mai scomparsa – è comparso il cretino di sinistra». E Vauro è un eccellente rappresentante della categoria”.
Chapeau, caro direttore. Infinite grazie per tutto. Ma davvero.

Caro Marcello…

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Caro Marcello,
era da un po’, è vero, che non sottolineavo qualche tua uscita. Però sulle questioni a te care, devi ammettere, sono stato molto attento in questi mesi. A volte con postucci che manco avrai letto (o tutt’al più avrai stampato per il gusto di buttarli nel cesso), a volte con pezzi che lanciavano qua e la una rapida punzecchiatura all’elefantino – ma a te, credimi, pensavo anche in quei frangenti lì – giust’appunto per farlo barrire di noia o, al limite, per dargli una piccolissima molestia. Sono tornato e ritornato più volte su quelle questioni. Tutto puoi dirmi, non ch’io non abbia provato, che non mi sia impegnato. Anzi. Ma va benissimo così. Davvero. Non voglio più nemmeno tornarci sopra. Un’ovocellula fecondata per te è e continua ad essere persona? Continui a ripetere che l’aborto è o-mi-ci-dio? Va bene, sia. Solo una cosa però vorrei chiederti: d’essere un uomo coerente. Ti ricordo – sarò breve – che l’ira e la superbia sono peccati capitali (m’è giunta voce – e Massimo Bordin è persona fidata – che ti sei messo financo a bestemmiare per via di alcuni posizionamenti non graditi in certe liste elettorali… ). Inoltre, prega per i tuoi nemici (anche quelli come Veltroni che – a tuo dire – hanno dei problemi) e, quando credi che qualcuno ti abbia fatto offesa, porgi l’altra guancia. Infine, se proprio vuoi fare le cose secondo il Verbo, tieni presente che quei milioni che “la Convenzione per la Giustizia” succhia dalle casse dello Stato per sovvenzionare il Foglio potrebbero essere distribuiti ai poveri o, magari, girati in qualche modo (e tu, volendo, sai come fare) alla Chiesa per le opere pie e Sante. Roma, si sa, è piccola e la Curia mormora. È un peccato, davvero, sputtanarsi così davanti a tutti. Cristo!
Con affetto.
B.

PS: tanto è l’affetto, vedi, che il post te l’ho fatto color pera. Contento?

la pagnotta…

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Con Piersilvio, stamani, Giuliano Ferrara ci va giù pesantino ma – si badi – usando un lessico tutto aggraziato, pesato fin nei minimi dettagli; un lessico così leggiadro che gli permette di spingersi fino a definire il Berlusconi jr. “uomo comune figlio del proprio tempo”. L’insulto, è vero, a saper legger tra le righe, ci sta tutto, ma il passo felpato dell’elefantino – dovete darmene atto che è così – è appena udibile, quasi impercettibile direi.
Scrive il direttore de
Il Foglio
che Piersilvio “ha un tratto personale amabile”. È bravo? “Dicono”, ché lui l’ha “genericamente perso di vista”, se lo ricorda oramai ragazzetto. È fortunato? Certo che lo è, ma, badate, la fortuna è tutta meritata ché – in fondo – si tratta della stessa fortuna dalla quale sono cadute le briciole di cui lui s’è nutrito; briciole che gli permettono, ancora oggi, di portare la pagnotta a casa. Anche se la pagnotta, oramai, il direttore preferisce sgranocchiarla (ma anche scroccarla, perché no? ) in santa pace in qualche sagrestia. Ma – e qui l’articolo inizia a vibrare – a Piersilvio “piacciono Daniele Capezzone e i radicali”. Discoletto, il nostro. È proprio un (gran) “figlio del proprio tempo”, uno stronzetto secolarizzato a tutto tondo, insomma. Solo che, sia chiaro, il direttore non lo può dire chiaramente ché la Miriam Raffaella Bartolini alias Veronica Lario come minimo gli dimezza lo stipendio. E allora che ti fa l’arguto elefantino? Invece di urlare in faccia a Piersilvio (anche se ad onor del vero qui si ha la sensazione che l’interlocutore vero della ramanzina sia Silvio più che Piersilvio) che è un lurido “figlio di puttana attacca col pippone della “soave sordità, tipica di una certa Milano moderna, quella delle Invasioni barbariche, tv concorrente”. Insomma nella struggente chiosa all’articolo, il direttore – abortendo l’insulto che era già li pronto per uscire – ammette che oramai la Milano moderna non gli piace (“più”, verrebbe da aggiungere); quella di un tempo, invece – quella degli anni ottanta, dico – a Giuliano piaceva. Eccome se gli piaceva, ché altrimenti col cazzo che mi lievitava così. Scroccapagnotte che non é altro.