…protestate!

Scuola

«Ritiro del disegno di legge sulla scuola: autoritario, anticostituzionale, sfruttatore». I toni della mattinata di ieri sono sempre stati pesanti, le scenografie allegre: le “balle spaziali” a Milano, le mani colorate dei professori della capitale… Piazze piene e classi vuote. Un successo di partecipazione – dicono i più – contro la Buona Scuola: “Siamo mezzo milione”, hanno fatto sapere gli organizzatori enfatizzando a sera i dati che hanno visto settantamila presenti a Roma, tremila a Milano, ventimila a Bari. Duecentomila in piazza, secondo le stime del ministero dell’Interno…
Ma a raccontarla così la cosa, forse, vuol dire far dell’epica dove non c’è che cronaca. Bisognerebbe provare, invece, a raccontare il tutto senza metterci passione, come l’apologo di una di quelle tante leggi e leggine che si scopriranno inefficaci o, peggio ancora, dannose solo dopo che un altro schieramento deciderà, a suo tempo, di cambiarle con una serie di leggi o leggine – il più delle volte è così – peggiori delle precedenti.
Leggi e leggine proposte (e poi, a seguire, approvate) nell’indifferenza pressoché generale della stragrande maggioranza dell’opinione pubblica, che rimane indifferente, segue magari il flusso maggioritario, s’inebria per la protesta, il tempo necessario per presenziare a qualche manifestazione, e carpisce qua e là uno scampolo di notizia, masticandola e digerendola per quel che può o che gl’interessa di capire. Com’è stato col Porcellum, no? o con l’Italicum – giusto per citare qualche legge di sopraffine stronzaggine attuale. Lo schema, del resto, è il solito: un minchione qualsiasi scrive una legge a cazzo di cane che viene incensata e osannata da una maggioranza parlamentare prona e pronta a votarla. Il tempo di approvarla e sperticarsi in lodi per cotanta vis legislativa che le opposizioni a smadonnare, a scendere in piazza per provare a bloccare l’obbrobrio. E la stragrande maggioranza del Paese alla finestra che se ne fotte, finge interesse ma distratto ché “graduatorie a esaurimento”, “collegialità” e, chessò, “bonus agli insegnanti” [*] sono termini incomprensibili quanto “capolista bloccato” o “premio di maggioranza”.

Per carità di Dio, protestate, ché vale sempre la pena spendersi pure per le guerre senza speranza alcuna di vittoria. Ma senza sperare troppo in quella che v’affannate a chiamare “gente”, perché ormai da tempo è massa, plebaglia.

Siam pronti…

inno di mameli

Senza star lì a scassare il cazzo con la parafrasi del testo, l’idea di cambiare il “siam pronti alla morte…” dell’inno di Mameli con un “siamo pronti alla vita…” è d’un’insulsa bestialità da far ridere, se non fosse — come ha fatto la signora Renzi — da piangere. (Ma non di commozione). 

Al di là dell’ennesima sfida al ridicolo, e delle facili battute sul caso, resta — hai visto mai che Matteo voglia metter mano anche al testo del Goffredo nazionale — resta, dicevo, la spinosa questione della rima da recuperare con “stringiamci a coorte”.
Senza esagerare, ma un “vediamci la partita” potrebbe risolvere la questione.

tutti a gridargli in coro…

 tweet #mediterraneo 

È un truffatore di discreta classe, non eccelsa ma discreta, anche se alcune volte mi fa certe uscite da imbroglioncello maldestro. In questi ultimi giorni, per esempio.
In questi ultimi giorni, gasato magari dall’incontro negli States con l’amico Obama e pronto subito a sfruttare politicamente l’ultima tragedia annunciata nel Mediterraneo — l’ultima, ahimè, solo in ordine di tempo, purtroppo — sembrava, dicevo, uno di quelli che ti infilano sotto il naso un contratto da firmare con una bella clausolona capestro, come se ti stessero proponendo l’affare del secolo. E così, sull’onda della demagogia e del più sterile dei dispiaceri, nasceva la guerra ai “trafficanti di esseri umani”, agli scafisti. Come se fossero gli scafisti a costringere i migranti a partire; come se guerre e persecuzioni politiche che questi disperati vivono nei propri paesi non contassero a niente… Una bella accozzaglia di contraddizioni, eh? Ma se ci si diverte a scambiare le cause con gli effetti, la logica — metaforicamente, neh — va a puttane e produce di questi ragionamenti difettosi; comode argomentazioni (tant’è che sembrano essere state accolte subito col plauso unanime di tutti) che non servono — letteralmente, neh — a un cazzo!

Gli scafisti, purtroppo, sono solo il naturale sottoprodotto dell’ottusa politica di chiusura dell’Unione europea. Politica ottusa e disperata — come di chi, non sapendo cosa fare, agisce per inerzia, senza l’appiglio della logica — il cui fine dichiarato, a quanto pare, è quello di “bloccare le partenze”, anziché offrire rifugio a chi ne ha davvero bisogno (e diritto). Senza capire — o, peggio ancora, fingendo di non capire — che anche se si procedesse al bombardamento degli scafi, quei disperati fuggirebbero comunque da quelle situazioni di morte perché si sentono già persone morte (cfr. l’articolo di Kingsley pubblicato su Internazionale di questa settimana).
Se gli scafisti – i “nuovi schiavisti” – si arricchiscono è anche per colpa nostra. Noi che ci siamo convinti di voler avere un’Europa aperta solo a chi ha certi passaporti da mostrare, mentre tutti gli altri “devono restare a casa loro”, anche se “a casa loro” una casa non c’è più.

E in questo tragico scenario di guerra e disperazione, di morte e di paura cos’è che pensa di proporre il nostro Capo del Governo ad un’Europa distratta e colpevolmente strafottente? Di “bloccare le partenze”, di metter a freno un’onda di piena ingovernabile e impaziente di fuggire, serrando la diga. Come se bastasse!

Non fosse il Capo del Governo, dite, non lo considerereste un argomentare da demente? Roba che a voler metter d’accordo tutti, filo-renziani e no, quelli che lo considerano un fine statista e quelli che lo considerano, invece, un inutile imbonitore di piazze buono solo a frigger aria, quando dice roba del genere, tutti a gridargli in coro “Che-gran-de-men-te! Che-gran-de-men-te!”.

Semmai…

 orfini 

I fatti, al di là delle ideologie e delle dietrologie del caso, indicano per De Gennaro una assoluzione in Cassazione su quanto a lui contestato in merito alla Diaz perché, com’è uso dire, “i fatti non sussistono”. E quindi, brevissimamente, dov’è la vergogna nel ruolo che attualmente ricopre? Tre gradi di giudizio hanno portato il De Gennaro ad assoluzione, e dunque?! Cos’è — ripeto — che gli si imputa? Semmai, mettiamola su quest’altro versante e chiediamoci se non c’è vergogna a che sia Orfini il presidente del PD. E questo, sia detto per inciso, non per fatti giudiziari, ma per mera opportunità politica.

Chissà…

Mattarella

Mi auguro che la domanda non sia irriverente o blasfema al punto da non poter essere accolta, o che non sia troppo ingenua da farmi passare per uno sciocco sprovveduto, meno che mai puzzasse di anticlericalismo di stampo ottocentesco: perché mai – laddove, ben intéso, non manca il servizio pubblico – bisognerebbe sovvenzionare, a suon di sgravi o contributi fiscali, le scuole private? quelle stesse scuole che, in buona parte, sono gestite più o meno direttamente dal Vaticano? In una sola parola: è costituzionale?
Da Presidente della Repubblica è facile intascare il plauso per una nobile dichiarazione di massima ogni tanto, che faccia salda l’ormai derisa e mortificata indipendenza tra Stato e Chiesa, la sbeffeggiata e spernacchiata laicità dello Stato. Chissà se il tanto accorto Mattarella vorrà essere tanto coraggioso, non dico da mandare a fare in culo Renzi e tutto il suo Esecutivo, ma almeno a non firmare e rispedire al mittente un eventuale provvedimento di tal genere. Chissà…