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tormentato da diavoloni…

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«Tra 20 anni Ratzinger sarà morto e
sarà all’inferno, tormentato da diavoloni
e frocioni attivissimi
»
Sabina Guzzanti, 08 luglio 2008

«Sono davvero molto avvilito». Così Nanni Moretti sintetizza quello che è successo l’altro giorno in Piazza Navona. Tutti — o quasi tutti — a criticare quello che ha detto la Guzzanti che — è parere tutto personale — ha sbagliato sia nella forma che nella sostanza. Tutti — tranne qualche inossidabile eccentrico — si sono prodotti su dotte disquisizioni circa l’immagine di un Sant’uomo, qual’è il Sommo Pontefice, sodomizzato da inferociti satanassi. Non è immagine affatto carina: anch’io — lo ripeto — la trovo assai banale, sempliciotta e assolutamente poco efficace — fosse solo per il fatto che presuppone l’esistenza dell’inferno. Però mi chiedo: possibile mai che nel paese dove per ogni scorreggina del Pontefice c’è sempre un (o più di un) giornale pronto a farne l’expertise da sommelier (naso in aria, sensibilità esaltate, penna ispirata, citazioni colte, sinonimi e paroloni in gran mostra) non c’è dato sapere nulla — nulla di nulla — su come Sua Santità abbia reagito alla provocazione? Nulla — nulla di nulla — su come abbia pigliato il fatto? Possibile?

preferisce tacere piuttosto che denunciare…

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«In qualità di educatore e anche di sacerdote, Ruggero Conti – leggo da la Repubblica aveva la responsabilità dell’educazione spirituale dei ragazzi, della loro istruzione e anche, probabilmente per le situazioni disagiate in cui si trovavano a vivere i minori, svolgeva, quando erano affidati alle sue cure, funzioni di vigilanza e di custodia». Il tipo, sfruttando la sua posizione privilegiata, agiva indisturbato e – stando alle accuse – tra un’omelia e l’altra riusciva ad incularsi anche qualche bambino nel retro della canonica. Analoghe accuse gli erano state mosse anche l’anno scorso. Don Ruggero Conti, però, per quei fatti non era finito a Regina Coeli, ma era stato semplicemente sospeso dai suoi incarichi: libero dalle incombenze era riuscito ad occupare il tempo libero – quando non si trastullava coi bambini, dico – organizzando una bella campagna elettorale a fianco di Gianni Alemanno, in qualità di consulente per le politiche familiari.
Da più parti si ripete – è accusa che m’è stata mossa anche qui più volte: la percentuale dei pedofili nella Chiesa non è maggiore che in altri corpi e in altre categorie sociali. Può essere, rispondo, anche se è percentuale comunque altissima, preoccupante e assai grave, soprattutto se si tiene conto di quanto credito (morale e non) hanno questi loschi individui nella collettività in cui riescono ad operare.
«I verbali delle [...] testimonianze [dei ragazzi] dovrebbero – riporto dall’articolo citato in precedenza – essere letti dall’autorità ecclesiastica massima perché si renda conto di cosa viene fatto a questi ragazzi». E credete che “l’autorità ecclesiastica massima” non sappia cos’è che subiscono questi poveri ragazzi? Credete che Sua Santità ignori le atrocità inflitte a quei ragazzetti violentati? Suvvia, siamo seri: il problema non sta nell’ignoranza quanto piuttosto nel modo d’agire ché il pastore, il più delle volte, preferisce tacere piuttosto che denunciare. È questo il vero dramma.

a margine…

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Accuse «infamanti senza fondamento nei confronti di monsignor Marcinkus, morto da tempo e impossibilitato a difendersi»: così dal Vaticano si risponde a tutti quelli che accusano l’ex presidente della Ior per un suo presunto coinvolgimento nel rapimento di Emanuela Orlandi. È giusto dirlo: la Santa Sede, in questo caso, ha ragioni da vendere ché le illazioni della Minardi – almeno quelle circolate in questi ultimi giorni sulla stampa, dico – sono talmente inverosimili da risultare, davvero, “senza fondamento”. Infondate, appunto, come quelle che vorrebbero lo stesso Marcinkus responsabile sia della morte di Giovanni Paolo I che dello scandalo finanziario del Banco Ambrosiano di Calvi.
A margine – il tutto sia detto, davvero, senza malizia – vorrei sollevare una questionicina relativa alla figura del monsignore “morto da tempo” – in realtà l’arcivescovo è passato a miglior vita appena il 20 febbraio del 2006 (due anni e mezzo fa, insomma) : com’è, mi chiedo, che dal 1997 l’arcivescovo venne esiliato in Arizzona «dove ricopriva – leggo da wikipedia l’umile carica di quarto parroco della chiesetta di San Clemente»? Ché – spero ne converrete – la traiettoria professionale del prelato è a dir poco imbarazzante: un po’ come se, dopo il premio Nobel, ad Einstein fosse stato proposto di lavorare come bidello in qualche scuola elementare svizzera.

…oh yeah!

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«Un’udienza a carattere “familiare”, amichevole, per niente “protocollare”, per molti tratti strettamente confidenziale, con passeggiata all’aria aperta, concerto nei giardini pontifici del Coro della Cappella Sistina e colloquio riservato nella cinquecentesca Torre di San Giovanni.» Così – siamo a pag. 9 de la Repubblica di stamani – viene presentata l’“inedita” – è aggettivo usato dall’Osservatore Romano – accoglienza che il papa riserverà al suo amico Bush venerdì prossimo. Un’accoglienza, pare di capire, in mezzo al verde, all’aperto… bucolica, insomma. Roba da veri cowboy, per intenderci. Immaginatevi la scena: il pontefice in jeans stretti, stivale alto e appuntito, speroni e lariat a roteargli sulla santa testa. Che spettacolo. Ché poi, a volersi soffermare sul significato dei sostantivi, tra il mestiere di cowboy e quello di pastore non è che poi ci sia tutta sta grande differenza: sempre di bestie da tenere a bada si tratta.

il rischio…

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Fatemi la cortesia, controllate anche voi (ché può darsi che il mio vocabolario sia un po’ vecchiotto) sotto la voce fascista io leggo: «chi si comporta in modo autoritario, reazionario e antidemocratico, o impone le proprie convinzioni con violenza brutale». Dunque – se le cose non sono cambiate da quando hanno stampato il mio vocabolario – fascisti erano quel gruppetto di studenti dell’altro giorno alla Sapienza a Roma: armati di spranghe e catene – lo dicono le cronache – questi energumeni hanno impedito “con violenza brutale” che qualcun altro attaccasse dei manifesti. Il problema, adesso, nasce quando si cerca di dare una definizione dell’antifascismo. Voi – non sbuffate ché vi vedo: tanto comunque vi trovate già col vocabolario in mano – oltre alla banale definizione che nega quanto scritto per il fascismo, cos’è che c’avete scritto sotto alla voce “antifascismo”? Insomma – e la faccio breve – a parer vostro è più antifascista chi occupa, con la forza, una facoltà per impedire ad un fascista di parlare oppure chi, facendolo parlare – al fascista, dico –, lo contesta sul piano delle idee smontandogli pezzo pezzo la sua assurda e folle opinione? Tanto per dire: non è che a far l’antifascista c’è il rischio, in fondo, d’agire un po’ da fascisti?

uomo politico italiano…

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Non sarei del tutto contrario all’idea di una strada intitolata a Giorgio Almirante, proposta dal neo sindaco di Roma Gianni Alemanno. Per la targa, proporrei: un manganello in un bel granito rosa e il volto in bronzo.

bye bye…


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«Te saluto, Romeno…»

e mica siamo americani, noi…


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«In un’elezione americana non ci sono sconfitti, perché a prescindere se i nostri candidati abbiano o no ottenuto la vittoria, il mattino successivo noi ci svegliamo come americani. Questo è il più grande privilegio e la più rilevante buona sorte che possa mai venirci sulla terra. Con questo dono giunge anche un obbligo. Ci è richiesto ora di lavorare insieme per il bene del nostro paese. Nei giorni in avanti dobbiamo trovare uno scopo comune. Ci dobbiamo unire in uno sforzo comune senza rimorso o recriminazione, odio o rancore. L’America ha bisogno di unità e desideriamo maggiore compassione ».


John F. Kerry

ballottaggio…


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Ammesso che si voglia mettere la questione proprio in questi termini, non c’è sfida: vuoi mettere il fascino del rosario appeso al collo in contrapposizione a quello di una crociuzza celtica?

Stato Pontificio…

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A dimostrazione del fatto che Roma e il Lazio non hanno mai smesso d’essere Stato Pontificio.