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i giurati svedesi…

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«Forse – leggo su Avvenire – il suo nome ricorda troppo quello di un pupazzone televisivo [...]. [D]all’Italia, sede del Papa, in arte e scienza nulla di buono dal campo cattolico. [...] E chi è questo prof. Cabibbo, che stranamente è il più citato sulle riviste scientifiche di tutto il mondo, e oltre ad essere cattedratico alla Sapienza, presiede una “oscura” Pontificia Accademia delle Scienze? Se lo saran chiesto i giurati svedesi del premio dedicato all’inventore della nitroglicerina. »
Scarto, per decenza, l’ipotesi dell’assonanza col nome del pupazzo di Striscia e, al netto, mi resta da pensare che quelli di Avvenire sarebbero davvero disposti a giocarsi due ostie sull’ipotesi della conventio ad excludendum anticattolica. Mi viene da ridere e da piangere. Insieme, per giunta.

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«Non che il suicidio sia sempre follia. Ma in genere non è in un eccesso di ragione che ci si ammazza. »

Voltaire, Lettera a Mariott

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«C’è un solo mondo, ed è falso, crudele, contraddittorio, corruttore, senza senso… Un mondo così fatto è il vero mondo… Noi abbiamo bisogno della menzogna per vincere questa “verità”, cioè per vivere… La metafisica, la morale, la religione, la scienza… vengono prese in considerazione solo come diverse forme di menzogna: col loro sussidio si crede nella vita. »

Friedrich Nietzsche, Frammenti Postumi

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«Non il possesso della conoscenza, della verità irrefutabile, fa l’uomo di scienza, ma la ricerca critica, persistente e inquieta, della verità. »

Karl Popper, Logica della scoperta scientifica, Einaudi

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«Vogliamo essere necessari, inevitabili, preordinati sin dall’eternità. Tutte le religioni, quasi tutte le filosofie, perfino una parte della scienza, testimoniano l’eroico e instancabile sforzo del genere umano di negare, in preda alla disperazione, la propria contingenza. »

Jacques Monod

“e le metterete in pratica”…

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Mi capita – e anche spesso, a dire il vero – di ascoltare (o leggere) discorsi di tante belle intelligenze nostrane che hanno, sì, il buonsenso di «non potersi non dire cristiane», ma poi, appena gratti un po’ di scorza, te le ritrovi che finiscono col dire di «non potersi non dire cattoliche». Sono cose che capitano solo qui, alle nostre basse latitudini, ché in altri paesi (più) civili il non trovarsi d’accordo con la Chiesa di Roma è meno pericoloso: eviti, da un lato, di ardere (absit iniuria verbis) nelle contraddizioni e non ti ritrovi – cosa questa estremamente dolorosa – l’aspersorio schiantato sugli incisivi. Solamente qui da noi – lo dicevo prima – un messaggio filosofico di discreto impatto (che ha attinto a piene mani anche da culture molto diverse tra di loro) è riuscito a maturare un così grande merito antropologico e culturale da esigere, con sublime spietatezza, tutta la nostra gratitudine (oltre che l’8 per mille). Sembra quasi – qui da noi, dico – che l’intelligenza debba (sempre – sia ben chiaro – se ha piacere di rimanere bella) salvarsi innanzi tutto la pelle. Non ci sono unguenti particolari da usare: basta tenerla ben levigata sotto una calda carezza papale. Ché altrimenti si rischia grosso (si veda – giusto per dare un qualche minimo di riferimento – il caso del prof. Luciano Maiani). Quanti atei devoti nel giardino del papa!
In effetti anche potendo «non dirsi cattolici» certi papisti non lo vorrebbero affatto, ché la cosa, chiamiamola così, è antica, ferma, solida (un macigno), stracolma di tradizione, capace di coltivare centri di potere, di prestigio.
I dubbi? Se e quando ci sono diventano caccole di mosche, macchiettine che un sol colpo di spazzola riesce facilmente a spazzar via. È tutto li, scritto in quei santi tomi a cui ogni cristiano
è chiamato a ritornare per calibrare e fortificare le proprie certezze: «credo quia absurdum».
«Dobbiamomo [...] tornare a dialogare con intellettuali di alto profilo, abbandonando polemiche spicciole e immediate, che fanno ascolti in Tv» e, ancora, «dobbiamo discutere le teorie dell’evoluzione e del rapporto tra la conoscenza e la teologia. Non possiamo far finta che non esistano».
 Queste – e qui m’immergo nella ragione di questo post –, in sintesi, alcune proposte di Monsignor Ravasi che leggo da un articolo di Famiglia Cristiana citato da Gigi in questo post.
 Perché, mi chiedo, essere prevenuti e non credere al chierico? Staremo qui, mi par chiaro e giusto, nell’ansia d’ascoltarlo attentamente: le (sue) proposte – se e quando verranno – saranno criticate e discusse con pacatezza e senza filtri sennò il buon Gigi mi dà del Belzebù.
Nell’attesa, però, proporrei – giusto perché «nulla salus extra ecclesiam» – di spigolare qualche dato dottrinale dell’antopologia biblica: roba presa a caso, nulla di eccezionale. Così, come dire, per prepararci serenamente al confronto. Orbene, birbacce di peccatori e libertini che siete giunti fin qui nella lettura, non storcete il muso – vi vedo che sbuffate, non fate finta di nulla. Prendete appunti e prepariamoci, serenamente, al dialogo.

«Non ti accosterai a donna per scoprire la sua nudità durante l’immondezza mestruale.» (Lev. 18, 19)

«Se uno prende in moglie la figlia e la madre, è un delitto; si bruceranno con il fuoco lui ed esse, perché non ci sia fra di voi tale delitto» (Lev. 20,14)

«L’uomo che si accoppia con una bestia dovrà essere messo a morte; ucciderete anche la bestia.» (Lev. 20,15)

«Se uno si corica con una donna che ha le mestruazioni e ha rapporti sessuali con lei, quel tale ha scoperto il flusso di quella donna, ed ella ha scoperto il flusso del proprio sangue; perciò tutti e due saranno eliminati dal mezzo del loro popolo.» (Lev. 20,18)

«Ho dato mia figlia in moglie a quest’uomo; egli l’ha presa in odio ed ecco le attribuisce azioni scandalose, dicendo: Non ho trovato tua figlia in stato di verginità; ebbene, questi sono i segni della verginità di mia figlia, e spiegheranno il panno davanti agli anziani della città. Allora gli anziani di quella città prenderanno il marito e lo castigheranno e gli imporranno un’ammenda di cento sicli d’argento, che daranno al padre della giovane, per il fatto che ha diffuso una cattiva fama contro una vergine d’Israele. Ella rimarrà sua moglie ed egli non potrà ripudiarla per tutto il tempo della sua vita. Ma se la cosa è vera, se la giovane non è stata trovata in stato di verginità, allora la faranno uscire all`ingresso della casa del padre e la gente della sua città la lapiderà, così che muoia» (Deut. 22. 16-21)

“Osserverete dunque tutte le mie leggi e tutte le mie prescrizioni e le metterete in pratica” (Lev. 20,22).

Pace e bene.

vomitiamo…

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Velocissimamente (prima però – se siete di stomaco forte – provate a leggere questo post) , vorrei ricordarvi che la signora dice di essere laureata, con lode, in lingue e letterature straniere. Inoltre pare che abbia anche una seconda laurea con una tesi sul restauro conservativo. Sempre la signora alla prossima tornata elettorale sarà nelle liste del PdL e in caso di – probabile – vittoria del suo schieramento magari le verrà pure dato un sottosegretariato al ministero della ricerca scientifica.
Vomitiamo.

Ma non maleducati…

«Sopprimiamo la discussione, e non ci resterà
che la scomunica (in mancanza del rogo), o il manganello,
o il colpo alla nuca»

Gaetano Salvemini, Italia scombinata

papa ciao.jpgLa questione, pare di capire, ha assunto i contorni di uno scontro feroce. La cifra dell’acredine è tutta nel comunicato di Radio Vaticana che reagisce alle critiche dei cattedratici romani bollando l’iniziativa come «censoria» – che, francamente, detta da quelle frequenze è cosa assai risibile. Ma al di là della polemica oltre – veramente, dico sul serio – la questione in se resta il fatto che il papa è stato invitato e che è scortesia – da cafoni, direi – non dargli adesso la possibilità di parlare. Punto.
Questione diversa, a mio avviso, è il merito della vicenda. Proviamo a leggerci, con calma, il passaggio chiave del comunicato dei dotti de la Sapienza. Scrivono i 67 firmatari dell’elegante vaffanculo: «Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un’affermazione di Feyerabend: “All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”. Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione [...] ci umiliano». Il discorso a cui gli scienziati rimandano è riportato integralmente in un testo del ‘92 edito dai tipi di Paoline Svolta per l’Europa? Chiesa e modernità nell’Europa dei rivolgimenti (pp. 76-79). L’allora cardinale Ratzinger , da perfetto inquisitore, provava a denigrare la figura storica di Galileo seguendo – non pensate alla boria ma al fine ultimo dell’inquisitore – le orme del suo illustre predecessore Bellarmino. Com’è nello stile di Benedetto XVI (ricordate il casino che ne derivò dalla lectio magistralis a Ratisbona? ) cita autori non cattolici – non fa differenza: un imperatore bizantino o un filosofo austriaco se citati a cazzo di cane possono tornar utili – per il gusto di dare maggior valore alle sue considerazioni. L’allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede citò – meschinamente solo in parte – Feyerabend: «La Chiesa dell’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione». La frase citata di Feyereband – in realtà – è all’interno di un contesto molto più critico e certamente non denigratorio – così come ce la fa apparire sua Santità – nei confronti di Galileo (si veda questa chiara nota su Wikipedia). Il teorico della ricerca anarchica, infatti, afferma che la genialità dello scienziato era superiore al contesto storico in cui viveva anche se ne era inevitabilmente condizionata. Scriveva Feyerabend: «Procedendo in questo modo Galileo esibì uno stile, un sense of humour, un’elasticità ed eleganza e una consapevolezza della preziosa debolezza del pensiero umano, che non è stata mai eguagliata nella storia della scienza. Nell’opera di Galileo abbiamo una fonte quasi inesauribile di materiale per la speculazione metodologica e, fatto molto più importante, per il recupero di quei caratteri della conoscenza che non soltanto ci informano ma anche ci deliziano» (Contro il metodo, Feltrinelli, Milano 1979, pagg. 131-132).
Nella sostanza una posizione non ferma della Chiesa nel processo contro Galileo avrebbe, inevitabilmente, aperto fratture in campo teologico incolmabili (Dio è il Sole ed è al centro dell’Universo… ) e quindi – giustamente afferma Feyereband – la riapertura del processo non avrebbe potuto che confermare la vecchia condanna. In quel discorso, insomma, il futuro pontefice usava la citazione come una clava per affermare qualche cosa che non era nell’intenzione dell’autore. Anzi.
È chiaro che ognuno è libero di dire ciò che vuole (libero di farlo soprattutto coi santi) ma è ridicolo e scorretto mentire su fatti storici usando mezze citazioni. Ratzinger – secondo quanto affermato dal professor Israel sul suo blog – «[...] ha mostrato attraverso una serie di citazioni come il diffondersi progressivo di un punto di vista scettico abbia condotto prima a sostenere la non oggettività del sistema eliocentrico, e via via fino all’affermazione di Feyerabend (citato come un filosofo della scienza “agnostico-scettico” ) che finisce col giustificare la Chiesa [...]». A mio avviso, invece, quello scritto del futuro Benedetto XVI su Galileo mostra, nella sua superficialità, semplicemente che la questione galileana alla Chiesa proprio non è andata giù. È uno schiaffo che, pare di capire, brucia ancora: non uno modo di difendere la ragione ma uno squallido scritto denigratorio – come giustamente lamentano i professori de la Sapienza – che non ha nulla di serio (né di scientifico) da proporre.
Giustificabile, a mio avviso, quindi il metaforico giramento di coglioni dei professori che contestano l’invito. Ma oramai visto che l’invito è stato fatto…
Laici certamente (e sempre). Ma maleducati no. Questo mai.
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