Tag Archive for 'sesso'

astenersi dal superfluo…

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La famiglia è la sua vera grande passione. Ha tre figlie [...] Con loro e con Roberta, la donna della sua vita, passa tutto il tempo libero. É cresciuto, come molti ragazzi della sua generazione, frequentando l’oratorio e la parrocchia di Santa Chiara”. Lo si legge, tra l’altro, nella biografia ufficiale di Piero Marrazzo [*].
L’ho sempre detto: astenersi dal superfluo, ché alla lunga si rivela sempre controproducente. Se non ridicolo.

non ce la faremmo mai…

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“Dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze italiane, credo che non ce la faremmo mai…”

Silvio Berlusconi, 25 gennaio 2009

«Or, se vuoi l’assoluzione prendi in mano ’sto cordone!»

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«Pongetti non si limitava soltanto a farsi pagare i test di ammissione ma, spesso, chiedeva anche prestazioni sessuali».
Una organizzazione che “fabbricava” centinaia di infermieri e che si prodigava pure a piazzarli nei nosocomi compiacenti: da anni – dicono le cronache – “assistono” ammalati, lavorano anche nelle sale operatorie. Ufficialmente sono tutti infermieri (tutti con tanto di diploma professionale da esibire all’occorrenza) ma con diplomi tutti falsi: made in Cosenza e distribuiti in tutta Italia.
Oltre al Pongetti, i protagonisti di questa vicenda sono un infermiere che lavora a Cosenza, Damiano Taraso e altri componenti della sua famiglia e della sua parentela (tutti infermieri, naturalmente).
Toh, che sbadato che sono. Quasi dimenticavo di dirvi che Pongetti è il direttore della segreteria didattica dell’Università Cattolica di Roma.

Matrix ha te. Segui il coniglio bianco…

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Forse sono stato troppo ellittico. Postai: “E io mi convinco: facebook va usato a sbafo. Foss’anche a sproposito, ma va usato”; e qualcuno – voglio illudermi – ha inteso prendermi alla lettera. Ma “a sproposito”, dicevo io. Mica ho detto di usarlo male? Eppure. Ogni contatto m’è parso, col tempo, d’essersi trasformato in una semplice buca della posta in cui ciascuno della cerchia ha il permesso di sbirciarci dentro. È chiaro che lì ciascuno fa trovare agli altri quello che si vuole che gli altri trovino. Ma non sempre è così. Il più delle volte ci si lascia prendere dolcemente per mano dal giocattolo – questo vezzoso e sublime strumento tecnologico – e si finisce per costruire un pupazzo d’argilla (virtuale) che di nostro c’ha solo il volto. Solo quello. Brr…
Mah, senza starci a girare troppo intorno, così tanto per dire, a me pare che facebook sia diventato un gran casino, almeno da due mesi a questa parte. E così com’è non è bello, non mi piace. Soprattutto poi – lo dicevo prima – se lo si usa male. Anzi, se non lo si sa usare.
Un caro amico mio s’è fatto beccare con le mani nella marmellata. Si dai, avete inteso bene: c’entra facebook, una ex e la moglie. Cose che capitano. Il guaio è che c’aveva tutta la faccia imbrattata di conserva e non è stato capace di mentire davanti all’evidenza. Quasi come se dal virtuale al reale (e viceversa) le scuse, quelle classiche, non valessero più. Ma usa, a ’sto punto, quel cazzo di cellulare. O – se non sei manco capace a cancellare la lista delle telefonate – prova col telefono a gettoni, di quelli belli e solidi attaccati ai muri – questo vorrei scrivergli, e sto lì per farlo, e sto per cliccare Send dopo averlo scritto, ma poi chiudo la finestra – vabbe’, non sono cazzi miei.
Però, dai, se non sei capace di prevedere il peggio, o peggio ancora di arginarlo ché non sai gestire bene il golem fighetto che ti sei costruito, astieniti ché – dico sul serio – son brutte figure. Ma proprio brutte. Col rischio, dopo esserti fatto un culo così, di far impazzire la maionese perché c’hai da fare qualche goccetto. Pisciati addosso! Ma continua a girare, cazzo.

Può darsi che cambierò idea. Non sembra ma sono sempre così refrattario alle novità, io. Ma la cosa, lo ripeto, al momento proprio non mi piace. O meglio: non mi piace il modo in cui la si usa. Ecco.

“calendarista delle pari opportunità”…

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Oramai tra lo scapigliato Guzzanti e il bel ministro delle pari opportunità è scontro. Scrive Guzzanti: «è ammissibile o non ammissibile, in una democrazia ipotetica, che il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente?» L’accusa è la solita: la Carfagna avrebbe avuto la guida di un dicastero per aver consesso favori sessuali al premier: un dicastero per qualche pompino. Ma donde prende origine questa odiosa accusa? È solo il passato da soubrette televisiva a gonfiare le infamanti voci o c’è dell’altro? “Secondo quanto dicono alcuni testimoni che considero credibili, attendibili e tutt’altro che interessati – scrive sul suo blog l’onorevole Guzzanti – esistono proporzionati motivi per temere che la signorina in questione occupi il posto per motivi che esulano dalla valutazione delle sue capacità di servitore dello Stato, sia pure apprendista. La sua intelligenza politica è nulla”. Ma pare che ad innescare le accuse – almeno è così che la storia è iniziata – ci sia stato anche il rimbalzo di pettegolezzi sul contenuto di alcune intercettazioni telefoniche, mai rese pubbliche.
Il ministro Carfagna, in una nota, ha precisato – sono quelli di Repubblica a farcelo sapere – di aver presentato “querela penale per diffamazione nei confronti dell’onorevole Paolo Guzzanti per quanto di falso da lui sostenuto nel suo blog” ma la questione, a mio avviso, andrebbe risolta diversamente. Dicano, una volte per tutte, se queste bobine con le intercettazioni telefoniche esistono o no; si facciano i nomi dei “testi oculari”; si dicano, senza allusioni, quali sono stati i favori… Insomma, una buona volta, si svergognino i calunniatori, si dimostri l’esistenza (o l’inesistenza) delle intercettazioni e si rivelino, finalmente, le virtù che hanno portato al Ministero una che fino a pochi anni fa nemmeno sapeva che cazzo fosse Montecitorio. Solo così, finalmente, si farà impallidire ogni ipotesi più o meno oltraggiosa e, soprattutto, si eviterà che una buona parte della famiglia Guzzanti, per gli anni a venire, si sveni per dar da mangiare alla bella Mara nazionale.

…riservato ad adulti paganti

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Al netto di divorzio, aborto, coppie di fatto e testamento biologico, che almeno sono grandi questioni etiche e sociali, possibile che anche un innocuo sexy shop possa scuotere e turbare le coscienze dei cattolici? Pare – a dar retta a quanto riportato qui – che la cosa sia possibile: un sexy shop a San Giorgio a Cremano deve vedersela con le proteste dei fedeli e del parroco che ritengono “controcorrente” l’attività commerciale.
Ora, a parte che definire un legittimo esercizio commerciale “controcorrente” non significa un cazzo, che disturbo potrà mai arrecare un anonimo negozietto riservato ad adulti paganti? Vuoi vedere che il parroco teme la concorrenza? E soprattutto: ammesso pure che l’attività disturbi l’animella vergine di qualche fottuto moralista, da quale marcio luogo della psiche può sortire l’istinto di ostacolarla o di combatterla a colpi di petizioni, visto che riguarda altri e non costringe alcuno? La domanda è banale ma è sempre la solita: poichè nessuno obbliga nessun “cattolico” timorato del sexy shop a frequentarlo, perché mai costui si sente in obbligo di impedire agli altri di comprare un vibratore o di farsi una sega?

gabinetto pubblico…

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«[F]ece il giro del mondo – leggo da Wikipedia – il caso del suo arresto [di George Michael, dico] , il 7 aprile 1998, per “condotta immorale”, in un gabinetto pubblico, nel parco cittadino di Beverly Hills. Il cantante fu arrestato da un poliziotto in borghese della buoncostume, Marcelo Rodriguez, con l’accusa di avergli fatto esplicite proposte sessuali». Ieri, poi, l’altra sconcertante notizia: «[i]l cantante George Michael è stato fermato dalla polizia a Londra dopo essere stato trovato in un gabinetto pubblico con addosso cannabis e crack ». Insomma – e qui, davvero, la smetto – possibile mai che con tutti i soldi che ha non riesce a comprarsi un cesso privato?

nuovo vaccino antinfluenzale…

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[ * ]

di punto in bianco…

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Dapprima mi accoglie il Silvio a braccia aperte manco non lo sapesse di che pasta è fatta e poi, oggi, di punto in bianco mi spara la sentenza: «Sesso e potere portano alla morte». Roba che il povero premier c’avrà le palle che gli fumano, tanto se l’è toccate.

insinuazioni…

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È notizia assai gustosa: i leghisti contestano all’onorevole Gelmini di reggere il dicastero dell’Istruzione senza aver mai insegnato. È questioncella solo imbarazzante – dirà qualche mio lettore – roba che con l’esecutivo Prodi capitava un giorno si e uno no. Pare però che la polemica sia stata costruita ad arte ché c’è sempre da scoprire il nome della ministra che ha concesso favori sessuali al premier. I puritani della lega, insomma, insinuano: «Veltroni – ha dichiarato Bossi – ha ragione, c’è troppo bordello. Come si fanno a fare le cose?» – se non ha le competenze, la Gelmini come se l’è meritato il ministero? È chiaro che sono domande oziose; domande che di questi tempi andrebbero evitate, soprattutto tra alleati di governo. Vabbe’ che i leghisti non ragionano e dunque ogni loro critica non ha certo valore d’indizio. Stronzate, insomma ché «Bossi ogni tanto ama divertirsi» – per dirla con le parole del premier. Ché, a ragione, seguendo la traiettoria dello sproloquiare di Bossi, il ministro Bondi dovrebbe c’entrare qualcosa con la Cultura (sic!). E se non c’entrasse volete mica insinuare che si sia concesso a Silvio?