Nulla dovrebbe cambiare rispetto a prima, tranne un discreto aumento di casi di pestaggio di gruppi di tre persone. Tre tizi maggiorenni, con con la fedina penale candida, se ne andranno in giro armati di pettorina catarefrangente e telefonino nella buia notte a caccia di spacciatori, di sfruttatori e di ladri d’auto – convinti d’essere volontari della sicurezza. Speriamo solo che queste triplette della sicurezza, sguinzagliate nella solitudine della notte, non incroceranno mai né spacciatori, né sfruttatori né, tanto meno, ladri d’auto ché altrimenti a gruppi di tre saranno di sicuro vittime di sanguinosi pestaggi. Basterà massacrarne ben benino un paio di triplette e, in men che non si dica, o passerà la voglia a tutti di andarsene in giro nella notte nera a beccarsi mazzate da orbi o avremo l’ennesima professionalizzazione di un volontariato cui, come sempre capita, non basterà (solo) la volontà: una posta del bilancio pubblico dovrà pagare almeno le assicurazioni e i telefonini (oltre che le lavanderie per lavare il sangue dalle pettorine).
Ho paura a liquidare la faccenda come l’ennesimo atto ridicolo e grottesco di questo governo ma davvero non trovo altro registro. D’altro canto si sa: il ridicolo, in questo paese, ha sempre la meglio. Purtroppo.
Tag Archive for 'Sicurezza'

Colomba Vitocco – l’avrete sicuramente saputo – è una 95enne aquilana che s’è ostinatamente rifiutata di lasciare la sua casa sfiancata dalle scosse, mettendo così in serio pericolo la sua vita. Ci sono volute 24 ore di duro lavoro – un convincimento lento e continuo, immaginiamo – prima che la vecchietta si decidesse a lasciare la sua tana. Lavoro inutile – dicono le cronache – ché la signora dopo essere stata trasferita in un centro di prima accoglienza è riuscita a far perdere le sue tracce.
Le notizie, purtroppo, non vanno oltre – a quanto ci è dato di sapere, la donna è ancora dispersa – e a noi piace immaginare che la signora sia riuscita a ritornare a casa sua, tra le sue cose. Dice: perché ci racconti ciò? È che riflettevo su un fatto. Metti che qualche calcinaccio le fosse rovinosamente crollato addosso e l’anziana signora fosse caduta in stato vegetativo permanente, tutto sarebbe stato (oltre che più facile) molto più semplice da gestire: qualunque pretesa sul corpo della donna sarebbe stata moralmente legittima e (più che) legale. Anche nella tragedia del terremoto, insomma, sorge prepotente tutto il paradosso di una legge ridicola e assurda: se sei cosciente e hai forze a sufficienza da spendere – se scalci come un puledro inferocito nessuno arrischia i coglioni per venirti a salvare, stanne certo –, sei libero di mettere in serio pericolo la tua vita; quando ti riduci a un rottame in stato vegetativo persistente, sei costretto a sopravvivere nella massima sicurezza, anche contro la tua volontà – protetto da te stesso. Muri invisibili che non temono sismi ti abbracciano sicuri, per strapparti alla morte e per consegnarti ad una non vita. Insomma – giusto per farla breve – puoi decidere di vegliare la tua casa sfiancata dal sisma fino al punto di mettere in pericolo la tua esistenza e nessun buon cristiano verrà lì a protestare o a costringerti alla sua dolce violenza di metterti in sicurezza contro la tua volontà; ma attenzione! Non appena il tuo corpo è privato della coscienza non ci sono cazzi: ti ritrovi in un letto d’ospedale, con un tubo di plastica ficcato in gola e la tua casa invasa da bottigliette d’acqua e mozziconi di candele ché – il concetto è chiaro – hai prerogative sulla tua casa privata della staticità, non sul tuo corpo privato della coscienza.

Terminato il filone dei rumeni stupratori s’è subito attivato il solito modulo che fa della notizia seriale – per dirla con Edoardo Fleischner – la migliore delle armi di “distrazione di massa”. E così torna, prepotente, uno dei classici dell’informazione televisiva italiana: l’emergenza cani feroci. Rispetto agli altri anni, a dire il vero, siamo un po’ in anticipo sui tempi – ché di solito ’ste notizie si davano durante i mesi estivi – ma, evidentemente, occorre distrarre, adesso, l’opinione pubblica. Da cosa? La lista è talmente lunga che rischierei d’annoiarvi. E quindi, per farla breve, tralascio l’ammorbante compito di sfilar i grani della corona e dopo aver visto trattare i rumeni come cani, mi rassegno a veder trattati i cani come rumeni.
Attendo, fiducioso, il nuovo pacchetto sicurezza ché, in un modo o nell’altro, adda passà ‘a nuttata. Speriamo solo che passi presto, va’.

“Dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze italiane, credo che non ce la faremmo mai…”

«Il razzismo è fuori discussione, non c’entra nulla si tratta di un episodio certamente sciagurato e tragico che sarebbe successo ugualmente se il ragazzo non fosse stato di colore » [la Repubblica, 15 settembre 2008]. E questo dovrebbe rassicurarci e farci tirare un sospiro di sollievo?

«Continuavano a ripetere “money, money” mentre ci riempivano di botte in faccia, dappertutto, con quelle mazze. Ci picchiavano senza pietà. A mia moglie hanno rotto una mandibola, fatto saltare tutti i denti. Dio mio, io li supplicavo di prendere tutto quello che avevamo ma di lasciare stare me e lei. Di lasciarci andare. E invece si sono accaniti. Ancora botte. Poi mi hanno immobilizzato e hanno fatto violenza a lei…». Così il turista olandese aggredito, insieme a sua moglie, nella notte tra venerdì e sabato in un campo vicino Ponte Galeria, nella periferia est di Roma.
Il sindaco Alemanno ha bollato la triste storia come “una grave imprudenza” ché – ha avuto il coraggio di dichiarare – è impensabile tentare di gestire la sicurezza «in un posto abbandonato da dio e dagli uomini». Purtuttavia, non mi sembra davvero il caso – al di là dell’infelice dichiarazione, dico – di stare qui a criticare il primo cittadino romano. Troppo facile. È vero che è stato eletto a sindaco di Roma con la promessa che alla sicurezza ci pensava lui però, suvvia, è fuori luogo (oltre che inutile e di cattivo gusto) mettersi ad infierire con accuse speciose e strumentali ché il tipo, si vede, è dispiaciuto assai – oltre che imbarazzato – dell’accaduto. I due turisti olandesi, poi, sono due ferventi cattolici – così dicono le cronache – dunque fiduciosi nel prossimo loro per indole e per convincimento, sicché, poverini, mai avrebbero pensato di trovare sulla loro strada tanta gratuita barbarie; anche loro, quindi, sono assolutamente senza colpa: hanno preso l’accaduto come volontà del Signore («Il dolore di questa tragedia – dice la donna – lo voglio vivere tutto. Sopporterò questa croce che il Cielo ha voluto per me» ). Gli assalitori, due pastori di nazionalità rumena, hanno dalla loro un’attenuante di ferro (al di là di quello che dice il Giornale: «con i romeni dobbiamo prendercela, non con gli olandesi» ) ché è risaputo: sono delinquenti per natura, c’è poco da fare: è l’etnia che li fotte. Insomma – e qui la faccio breve – è inutile stare qui a girarci intorno menando, come si diceva un tempo, il can per l’aia, diciamolo chiaramente: la colpa è dell’esercito. Mai che si trovi un parà in mimetica col suo bel mitra spianato quando ti serve. Mai.
«Combattere la percezione dell’insicurezza è utile». Così, in un commento su Il Foglio, si giustifica la presenza dell’esercito a pattugliare le città italiane: ridicola messinscena che ben s’addice all’unica cifra data finora da questo esecutivo ovvero la futile apparenza, l’annuncio che dovrebbe farsi sostanza ma che rimane cosa annunciata, paroloni pomposi, aria fritta. Il grande bluff insomma ché – riporto sempre da Il Foglio – «non si può chiedere a un pensionato di distinguere tra immigrati utili alla produzione [...] e criminali clandestini». E quindi impressioniamoli – a questi sprovveduti pensionati, dico – con questa volontà di Silvio che, tutto impettito, fa la parte di chi sa il fatto suo, mostrando il polso da imprenditore, l’agire del capo d’azienda, dell’azienda Italia. «Se vedere per le strade qualche divisa in più – continuo a citare il commento de Il Foglio – può attenuare questa preoccupazione e far dormire più tranquilli i pensionati [...] questo è comunque utile».
Trattati da emeriti coglioni prevale sempre più l’idea che essere cittadini italiani significhi far parte del grande giochetto mediatico che questo governo sta mettendo su; cittadini col ruolo di comparse a popolare i coloratissimi sfondi di cartapesta.

Commenti recenti