
Se Beppino Englaro si azzarda a sfilare il sondino alla sua figliola, in Aula si scatena la bagarre al grido di “assassini”. Se si costringe [¹] invece un detenuto a non bere fino alla morte, non c’è un cazzo di senatore – non dico Gaetano Quagliariello, uno a caso – che si pigli la briga di indignarsi: stranamente – e sottolineo “stranamente” – non si sente volare una mosca nonostante sia più che chiaro che siamo un paese di merda.
[¹] Il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta, Ignazio Marino, in merito alla morte di Stefano Cucchi: «Siamo arrivati a conclusioni molto chiare: a Stefano Cucchi, probabilmente, sono state inferte lesioni traumatiche che non sono la causa diretta della morte che è avvenuta per disidratazione legata alla volontà di Cucchi di richiamare su di sè l’attenzione dei suoi legali e del mondo esterno».

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