Ammesso che si voglia mettere la questione proprio in questi termini, non c’è sfida: vuoi mettere il fascino del rosario appeso al collo in contrapposizione a quello di una crociuzza celtica?
Ammesso che si voglia mettere la questione proprio in questi termini, non c’è sfida: vuoi mettere il fascino del rosario appeso al collo in contrapposizione a quello di una crociuzza celtica?


La locandina sembra quella di un kolossal americano: faccia del protagonista su un lato, sullo sfondo un particolare dell’ambientazione, colore caldo e intenso a risaltare i particolari, titolo, nomi degli attori e orari di proiezione. Mancano pochi giorni per prenotarsi: i ben informati dicono, con una certa soddisfazione, che la fila sarà bella lunga: seicento visitatori all’ora! Il tempo necessario per buttare uno sguardo sommario ai resti putrefatti del santo, per valutarne sommariamente il grado di decomposizione e poi via.
Vista in filigrana insieme ai macchinosi dati dei flussi elettorali, quella della visita alle frattaglie del santo mi sembra possa essere un’immagine più che attuale dell’Italia di oggi fatta (anche) di gente intellettualmente fragile, facilmente ricattabile sia umanamente che politicamente; gente ostinatamente arroccata, contro ogni evidenza e contro ogni conoscenza razionale in quella fragile meringa della propria identità e (quindi) nel proprio credo; senza dubbi e – questo mi pare ancora più grave – senza alcuna alternativa da provare per il gusto di migliorarsi. Una fila macabra – seicento visitatori all’ora – che parecchi considereranno suggestiva e poetica (ché per molti è suggestivo e poetico sprofondare in massa nei molli abissi arcaici del nostro paese) ma che io – come spero anche molti credenti – considero, invece, di una infinita e acuta tristezza. Un’immagine dell’Italia di oggi – lo dicevo prima – che suggerisce una semplice e pacata riflessione che è di pancia e di parte, certamente, ma pare – almeno a me – molto calzante: ci si può aspettare non dico qualche cosa di buono ma almeno un serio cambiamento da un popolo che freme e brama per venerare una salma? potrà mai cambiare un paese che s’ammassa in fila – come gregge al pascolo – per scorgere su di un corpo cavato da sotto terra i cambiamenti che, inesorabilmente, il tempo, i vermi e le muffe hanno provocato?

Caro Marcello,
era da un po’, è vero, che non sottolineavo qualche tua uscita. Però sulle questioni a te care, devi ammettere, sono stato molto attento in questi mesi. A volte con postucci che manco avrai letto (o tutt’al più avrai stampato per il gusto di buttarli nel cesso), a volte con pezzi che lanciavano qua e la una rapida punzecchiatura all’elefantino – ma a te, credimi, pensavo anche in quei frangenti lì – giust’appunto per farlo barrire di noia o, al limite, per dargli una piccolissima molestia. Sono tornato e ritornato più volte su quelle questioni. Tutto puoi dirmi, non ch’io non abbia provato, che non mi sia impegnato. Anzi. Ma va benissimo così. Davvero. Non voglio più nemmeno tornarci sopra. Un’ovocellula fecondata per te è e continua ad essere persona? Continui a ripetere che l’aborto è o-mi-ci-dio? Va bene, sia. Solo una cosa però vorrei chiederti: d’essere un uomo coerente. Ti ricordo – sarò breve – che l’ira e la superbia sono peccati capitali (m’è giunta voce – e Massimo Bordin è persona fidata – che ti sei messo financo a bestemmiare per via di alcuni posizionamenti non graditi in certe liste elettorali… ). Inoltre, prega per i tuoi nemici (anche quelli come Veltroni che – a tuo dire – hanno dei problemi) e, quando credi che qualcuno ti abbia fatto offesa, porgi l’altra guancia. Infine, se proprio vuoi fare le cose secondo il Verbo, tieni presente che quei milioni che “la Convenzione per la Giustizia” succhia dalle casse dello Stato per sovvenzionare il Foglio potrebbero essere distribuiti ai poveri o, magari, girati in qualche modo (e tu, volendo, sai come fare) alla Chiesa per le opere pie e Sante. Roma, si sa, è piccola e la Curia mormora. È un peccato, davvero, sputtanarsi così davanti a tutti. Cristo!
Con affetto.
B.
PS: tanto è l’affetto, vedi, che il post te l’ho fatto color pera. Contento?
Velocissimamente (prima però – se siete di stomaco forte – provate a leggere questo post) , vorrei ricordarvi che la signora dice di essere laureata, con lode, in lingue e letterature straniere. Inoltre pare che abbia anche una seconda laurea con una tesi sul restauro conservativo. Sempre la signora alla prossima tornata elettorale sarà nelle liste del PdL e in caso di – probabile – vittoria del suo schieramento magari le verrà pure dato un sottosegretariato al ministero della ricerca scientifica.
Vomitiamo.

«La Chiesa – si legge al numero 366 del Catechismo – insegna che ogni anima spirituale è creata direttamente da Dio – non è “prodotta” dai genitori» ed è solo in virtù di questo intervento divino – che, sia detto per inciso, nulla ha a che vedere con i genitori, spermatozoo, ovulo e quant’altro – che per un cattolico la vita umana è di dignità incommensurabile con quella di un animale: «la naura, e in essa l’animale, non ha in sé nulla di sacro o di divino», ebbe – non a caso, diremmo – a dichiarare, nel 2005, il cardinale Carlo Caffarra allora semplice monsignore di Ferrara (sembra un doppio senso, non lo è). Pare evidente, quindi, che le farneticazioni deliranti su cui Ferrara – Giuliano, dico – e gli altri suoi compagni di merende (farneticazioni solennemente avallate da papa Ratzinger) hanno innestato il perverso meccanismo per un attacco diretto e frontale alla legge 194 sono affermazioni puramente teologiche, questioni di fede, non di biologia; questioni che la Chiesa cattolica ha declinato via via nel corso dei secoli adattandole alla proprie esigenze e alle proprie vicende storico-teologiche (si vede a tal proposito quanto affermava l’Aquinate circa il tempo necessario affinché ci fosse passaggio da feto a essere umano). Non si capisce quindi, davvero, per quale motivo una posizione laica dovrebbe tenere in conto una verità che non ha, in se, assolutamente nulla di oggettivo.
La legge stabilisce – ed è certamente una convenzione – il momento [*] in cui il feto diventa bambino ed è un tempo su cui potremmo addivenire, alla luce dei progressi scientifici, ad una ri-definizione ma l’impressione – in realtà è qualche cosa di più di un’impressione – è che la crociata antiabortista non miri assolutamente a questo ché per loro l’aborto è la condanna a morte di un innocente – anzi del più inerme degli innocenti.
Insomma, per farla breve, la tela appiccicosa ordita ad arte dal direttore de il Foglio mira essenzialmente a far divenire “cultura comune” il concetto che l’aborto sia una colpa – ché Giuliano quant’anche divenisse Ministro della Salute, non vuole mica perseguitare penalmente le donne che abortiscono. Tanto il resto verrà da sé.
[*] la nuova crociata capeggiata da Ferrara contro la libertà/responsabilità delle donne utilizza cinicamente la circostanza per cui non è definibile con assoluta precisione il momento dell’inizio di un processo vitale (circostanza, questa, comune a tutti i processi naturali– natura non facit saltus); un dato di fatto, dicevo, che però non autorizza assolutamente l’affermazione che le caratteristiche del processo iniziale siano equivalenti a quelle finali.
Anche in questioni relative alla gastronomia da queste parti si è totalmente liberali e – va da sé – tolleranti. Ciascuno sia libero di gustarsi i chierici come meglio crede: chi mangiandoseli in fretta a morsi, chi leccandoseli ben bene a cominciare dal culo (la foto valga da esempio per questo secondo caso). Buon appetito a tutti ché in fondo, volente o nolente, le paghiamo profumatamente queste prelibatezze: il vivaio che ce le fornisce ci costa circa 4000 miliardi delle vecchie lire all’anno.
GF: “L’aborto è peccato”.
B: “Vabbene, starò attento e userò il preservativo”.
GF: “La contraccezione tutta è un peccato”.
B: “Vabbene, ti farò contento: solo pompini e inculate”.
GF: “Peccati, peccati… sono atti peccaminosi”.
B: “Ok, lavorerò di mano…”.
GF: “È peccato”.
B: “Ca…volo. Allora mi consolerò e lavorerò di fantasia”.
GF: “L’intenzione di peccare è essa stessa peccato”.
B: “Senti, con tutto il cuore: ma va a cagare!”
«Io penso – è, sia ben chiaro, il pensiero di Giuliano Ferrara quello che riporto – che Berlusconi sia già a Palazzo Chigi, come tutti sanno, naturalmente se si apparenterà con le mie liste che prenderanno oltre il 6-7% in tutte le regioni dove verranno presentate». Naturalmente. La maggioranza parlamentare – ne è convinto anche Berlusconi intervistato da quel gran giornalista che è Mario Giordano – stavolta si annuncia essere ancor più solida che nel 2001 e parrebbe – complice anche il fatto che alcuni moderati notoriamente scassaminchia si siano, in ritardo, ravveduti – non doverci dare troppe sorprese anche (se non soprattutto) a riguardo di tutte quelle decisioni (o non decisioni ) legislative che s’intendessero porre in essere (o non porre in essere) sui temi, cosiddetti, eticamente sensibili.
È noto – o, almeno, tale dovrebbe essere – l’universo culturale del centrodestra: una maionese ben densa e sapientemente miscelata di astuzia e di amoralità condita con un pregiato cinismo da industrialotto che sniffa coca e incensa l’altarino di Padre Pio. Sicché, se le premesse non sono tutte cannate – ovvero se i sondaggi non sono le solite palle vestite coi numeri –, sappiamo cosa dobbiamo aspettarci dopo le elezioni sul fronte della laicità dello stato e dei diritti civili, ossia – a voler generalizzare –sul principio di autodeterminazione dell’individuo: il paternalismo e il proibizionismo saranno accolti in gran pompa e avranno, finalmente, la meritata benedizione. Un esempio, razza di lazzaroni, è bello che fatto: «siccome mi candido a ministro della Salute – ha affermato Ferrara – emanerò delle linee guida sulla sindrome di Klinefelter affinché venga esclusa dalla lista delle malattie per le quali avviene l’aborto terapeutico». Contenti? Ci sarà financo precluso il pesante fardello di dover decidere cos’è giusto o cos’è sbagliato: quel che è peccato sarà reato e quindi chi non sgarra sarà doppiamente premiato (dallo Stato e dalla Chiesa, intendo). Il luogo comune sarà adorato come verità di fatto, strumentalizzato come Dio comanda e la ricerca – quella soprattutto – sarà attentamente sorvegliata affinché si limiti a ricercare il bene e a non fare scandalo pubblico ché – sta scritto in Mt 18, 6 – altrimenti si sarà costretti ad appendere una macina al collo degli scienziati prima di buttarli a fiume.
Ma non c’è da disperare ché in fondo anche tra quelli ci sono fior fiori di liberali e forse – ci sarà da star bene attenti – anche la loro flebile vocina potrà esser percepita fuori dal coro. Ma stiamo attenti ché, per esempio, se a qualche Volontè, dopo aver sniffato la dose giornaliera d’incenso, verrà voglia di revisionare, facciamo per assurdo, la legge 194 – l’assurdo sta, il lettore attento l’avrà capito, tutto nel verbo “revisionare” – i liberali avranno voglia di sbraitare ché al massimo – ed è tutto grasso che cola – riusciranno a strappare qualche emendamento a quell’articolo che, nella bozza, prevedeva insieme all’ergastolo anche la punizione corporale per la donna che s’è macchiata dell’abominevole reato dell’aborto: riusciranno – i liberali, dico – a ottenere che la pena sia di soli 20 anni e magari a sfrondare qualche ave Maria dal computo generale per ottenere l’assoluzione ed il reintegro sociale.
Voi – vi vedo, sapete – ve la state ridendo. E fate bene. (A farlo adesso, dico).

Quale sarà il destino dei diritti e delle libertà civili nel nuovo tempo
della politica che si è appena annunciato, e che assumerà tratti più netti
dopo il voto del 13 aprile?
(Stefano Rodotà, 14.02.2008)
«Cosa avrebbero fatto i sette agenti di polizia se in quell’ospedale di Napoli fossero arrivati durante l’operazione e non subito dopo? Avrebbero rimesso il feto dentro la donna? “Fermi tutti, in nome della legge: controabortisca o sparo!”». Così l’incipit dell’analisi di Francesco Merlo, stamani su la Repubblica a commento dei fatti di Napoli. Immaginatevi la scena: i poliziotti corrono, bloccano le uscite dell’ospedale, i due agenti più coraggiosi – insieme al protagonista burbero, si capisce – salgono le scale ed entrano nella sala sbattendo la porta. Silenzio. Per un attimo. Il ginecologo alza le mani. Su di lui la telecamera zooma e mostra le mani insanguinate. La signora è distesa sul tavolaccio, a gambe all’aria. Coperta – per pudicizia? – da un panno verde tra bacinelle e garze sterili. «Stooppp… – grida il regista– buona la prima!» Sarà un luogo comune cinematografico di successo; cose che i produttori di NCIS si stanno già cagando sotto. Voi ci scherzate ma qui, signori miei, gli spettatori in platea, a veder queste scene, avranno un impercettibile moto di trasalimento, uno stizza appena percettibile che li costringerà, quasi di riflesso, a spingere sulla vescica e a chiudere le natiche. E pensate poi, per un attimo, a cosa capiterebbe se queste pellicole finissero in mano ad una civiltà aliena. Se – e sia questo solo un inciso che vale pure come chiosa – dalle fredde profondità della galassia arrivano sulla Terra dei viscidi omini verdognoli evoluti che, dopo aver acquisito le preziosi informazioni sulla nostra civiltà – magari subito dopo questo prossimo lustro berlusconiano – cominciano a devastarci e a devastare tutto – chiamatemi pure pezzo di merda – io starò dalla loro parte.