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«I figli dei docenti sono più bravi perché hanno tutta una “forma mentis” che si crea nell’ambito familiare tipico di noi professori.»

A leggere certe cose – cose che capitano solo da queste parti – uno capisce, davvero, quanti e quali madornali errori si sono commessi durante tutta la propria esistenza. Errori gravissimi che, inevitabilmente, hanno compromesso la carriera e, soprattutto, la qualità della vita.
Io, ad esempio, con la mia laurea, m’intestardivo a far concorsi ad ingegneria mentre avrei dovuto – magari subito dopo le superiori – farmi spremere, con un prestito, da una di quelle società che operano al limite dello strozzinaggio legalizzato per iscrivermi al CEPU e prendere, in tre mesi, una laurea in Lettere. Per andarmene a fare il medico. Ginecologo, ovviamente.

«Kefiah e teste rasate. Stelle rosse e magliette nere». Così, – stando a quanto riportato da la Repubblica – ieri a Roma il corteo contro la Gelmini.
Anche i giovani di destra contro il governo? E certo. Mica c’è da sorprendersi più di tanto. Ché se li si costringe a non studiare questi rischiano di restare fascisti.

“Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano ”.
Mi sia concessa una chiosa a mo’ di commento: il tipo è davvero un emerito.

«In fatto di laureati e specializzati – leggo su La Stampa a commento del rapporto dell’Ocse – il Belpaese si colloca al di sotto della media di Cile e Messico, in una classifica impietosa che lo vede fanalino di coda insieme a Brasile, Turchia, Repubblica Ceca e Slovacchia». E noi qui ancora ad azzuffarci sul maestro unico e sul grembiule alle elementari. Senza vergognarci. Ovviamente.

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