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ad alto livello…

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«Presto scrivono quelli del movimento “Destra Universitaria” – inviteremo l’onorevole Roberto Fiore a parlare a Padova sulle foibe: siamo certi che anche in questo caso i democratici antifascisti si faranno sentire a suon di minacce e piagnistei. Ci auguriamo solo che l’Università tenga un comportamento più equidistante e degno, e non si faccia intimidire da deliranti pressioni di certi intolleranti e saputelli compagni». Pare insomma che sia assolutamente irrinunciabile – indispensabile mi verrebbe da dire – ascoltare in un’aula accademica l’intervento del leader di Forza Nuova Roberto Fiore. Rassegniamoci. Anche perché non è assolutamente certo che questo sia l’ultimo atto di questa penosa telenovela, ché visto il tono del comunicato pare evidente che gli ingredienti per un incontro ad alto livello ci siano tutti. Ma proprio tutti.

il rischio…

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Fatemi la cortesia, controllate anche voi (ché può darsi che il mio vocabolario sia un po’ vecchiotto) sotto la voce fascista io leggo: «chi si comporta in modo autoritario, reazionario e antidemocratico, o impone le proprie convinzioni con violenza brutale». Dunque – se le cose non sono cambiate da quando hanno stampato il mio vocabolario – fascisti erano quel gruppetto di studenti dell’altro giorno alla Sapienza a Roma: armati di spranghe e catene – lo dicono le cronache – questi energumeni hanno impedito “con violenza brutale” che qualcun altro attaccasse dei manifesti. Il problema, adesso, nasce quando si cerca di dare una definizione dell’antifascismo. Voi – non sbuffate ché vi vedo: tanto comunque vi trovate già col vocabolario in mano – oltre alla banale definizione che nega quanto scritto per il fascismo, cos’è che c’avete scritto sotto alla voce “antifascismo”? Insomma – e la faccio breve – a parer vostro è più antifascista chi occupa, con la forza, una facoltà per impedire ad un fascista di parlare oppure chi, facendolo parlare – al fascista, dico –, lo contesta sul piano delle idee smontandogli pezzo pezzo la sua assurda e folle opinione? Tanto per dire: non è che a far l’antifascista c’è il rischio, in fondo, d’agire un po’ da fascisti?

siamo seri…

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Diciamolo chiaramente: i 67 professori della Sapienza con la loro lettera – e ancor più il prof. Marcello Cini – hanno voluto semplicemente sottolineare come in un contesto come quello dell’inaugurazione dell’anno accademico (ieri sera anche un pacatissimo Odifreddi da Vespa metteva in risalto l’alto valore simbolico del rito dell’inaugurazione) non fosse il caso che parlasse il papa. Gli studenti hanno appoggiato la richiesta dei professori e contestato la scelta del (magnifico) rettore; scelta che – diciamolo francamente – è stata infelice e profondamente sbagliata. All’entourage del papa – lo stesso mons. Bertone l’ha detto a Repubblica – visto il ritorno d’immagine sgradevole che la cosa avrebbe provocato (ché un papa accolto con fischi e pernacchie, attorniato da bodyguard e quant’altro è cosa scandalosa da vedersi) è tornato comodo sfoggiare un incantevole caleidoscopio d’ipocrisia e vittimismo e rifiutare l’invito.
Cos’è che resterà di questa storia? Basta leggersi le dichiarazioni monocorde di tutti i nostri politici – e la stracitata massima attribuita a Voltaire – per capire che, a bocce ferme, resterà la sensazione che c’è stato un oltraggio grave quanto lo schiaffo di Anagni. Eppure l’oltraggio non c’è stato o comunque non è quello lì il vero scandalo. È l’Università italiana tutta che è in condizioni da schifo e che da anni necessiterebbe di una riforma seria e vera. Questo è il vero scandalo, li c’è la vergogna, l’oltraggio. I politici – e non solo loro – si scoprono tutti indignati perché si è contestato il sommo pontefice (ho detto e ripeto contestato ché nessuno – come i suoi vanno dicendo in giro – gli ha impedito di parlare) ma nessuno si sente (o si è sentito) offeso del fatto che ci sono università dove la magistratura ha constatato il mercimonio degli esami, università dove i professori sono tutti parenti, dove nessuno pubblica un cazzo, dove la ricerca viene condotta con enormi sacrifici (e senza alcun riconoscimento) e dove la maggior parte del lavoro sporco viene fatto dai dottorandi che percepiscono – se le percepiscono – cifre, quelle si, da schifo.
«La serietà – ebbe a scrivere Pier Paolo Pasolini – è la qualità di coloro che non ne hanno altre: è uno dei canoni di condotta, anzi, il primo canone, della piccola borghesia! Come ci si può vantare della propria serietà? Seri bisogna esserlo, non dirlo, e magari neanche sembrarlo!». Ecco, appunto: siamo seri.
[tags]Benedetto XVI, Chiesa, Critica, La Sapienza, laicità, Pier Paolo Pasolini, Politica, Stato, Università[/tags]

promotore dell’odio e del terrore…

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«È stato ripugnante vedere nel telegiornale tossici e terroristi alla Sapienza per festeggiare la rinuncia del Papa. È gente da mandare in galera insieme ai professori che li hanno guidati. I loro nomi vanno divulgati affinchè l’Italia sappia chi è nemico della libertà e promotore dell’odio e del terrore»

On. Maurizio Gasparri, 15 gennaio 2008

Ma non maleducati…

«Sopprimiamo la discussione, e non ci resterà
che la scomunica (in mancanza del rogo), o il manganello,
o il colpo alla nuca»

Gaetano Salvemini, Italia scombinata

papa ciao.jpgLa questione, pare di capire, ha assunto i contorni di uno scontro feroce. La cifra dell’acredine è tutta nel comunicato di Radio Vaticana che reagisce alle critiche dei cattedratici romani bollando l’iniziativa come «censoria» – che, francamente, detta da quelle frequenze è cosa assai risibile. Ma al di là della polemica oltre – veramente, dico sul serio – la questione in se resta il fatto che il papa è stato invitato e che è scortesia – da cafoni, direi – non dargli adesso la possibilità di parlare. Punto.
Questione diversa, a mio avviso, è il merito della vicenda. Proviamo a leggerci, con calma, il passaggio chiave del comunicato dei dotti de la Sapienza. Scrivono i 67 firmatari dell’elegante vaffanculo: «Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un’affermazione di Feyerabend: “All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”. Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione [...] ci umiliano». Il discorso a cui gli scienziati rimandano è riportato integralmente in un testo del ‘92 edito dai tipi di Paoline Svolta per l’Europa? Chiesa e modernità nell’Europa dei rivolgimenti (pp. 76-79). L’allora cardinale Ratzinger , da perfetto inquisitore, provava a denigrare la figura storica di Galileo seguendo – non pensate alla boria ma al fine ultimo dell’inquisitore – le orme del suo illustre predecessore Bellarmino. Com’è nello stile di Benedetto XVI (ricordate il casino che ne derivò dalla lectio magistralis a Ratisbona? ) cita autori non cattolici – non fa differenza: un imperatore bizantino o un filosofo austriaco se citati a cazzo di cane possono tornar utili – per il gusto di dare maggior valore alle sue considerazioni. L’allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede citò – meschinamente solo in parte – Feyerabend: «La Chiesa dell’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione». La frase citata di Feyereband – in realtà – è all’interno di un contesto molto più critico e certamente non denigratorio – così come ce la fa apparire sua Santità – nei confronti di Galileo (si veda questa chiara nota su Wikipedia). Il teorico della ricerca anarchica, infatti, afferma che la genialità dello scienziato era superiore al contesto storico in cui viveva anche se ne era inevitabilmente condizionata. Scriveva Feyerabend: «Procedendo in questo modo Galileo esibì uno stile, un sense of humour, un’elasticità ed eleganza e una consapevolezza della preziosa debolezza del pensiero umano, che non è stata mai eguagliata nella storia della scienza. Nell’opera di Galileo abbiamo una fonte quasi inesauribile di materiale per la speculazione metodologica e, fatto molto più importante, per il recupero di quei caratteri della conoscenza che non soltanto ci informano ma anche ci deliziano» (Contro il metodo, Feltrinelli, Milano 1979, pagg. 131-132).
Nella sostanza una posizione non ferma della Chiesa nel processo contro Galileo avrebbe, inevitabilmente, aperto fratture in campo teologico incolmabili (Dio è il Sole ed è al centro dell’Universo… ) e quindi – giustamente afferma Feyereband – la riapertura del processo non avrebbe potuto che confermare la vecchia condanna. In quel discorso, insomma, il futuro pontefice usava la citazione come una clava per affermare qualche cosa che non era nell’intenzione dell’autore. Anzi.
È chiaro che ognuno è libero di dire ciò che vuole (libero di farlo soprattutto coi santi) ma è ridicolo e scorretto mentire su fatti storici usando mezze citazioni. Ratzinger – secondo quanto affermato dal professor Israel sul suo blog – «[...] ha mostrato attraverso una serie di citazioni come il diffondersi progressivo di un punto di vista scettico abbia condotto prima a sostenere la non oggettività del sistema eliocentrico, e via via fino all’affermazione di Feyerabend (citato come un filosofo della scienza “agnostico-scettico” ) che finisce col giustificare la Chiesa [...]». A mio avviso, invece, quello scritto del futuro Benedetto XVI su Galileo mostra, nella sua superficialità, semplicemente che la questione galileana alla Chiesa proprio non è andata giù. È uno schiaffo che, pare di capire, brucia ancora: non uno modo di difendere la ragione ma uno squallido scritto denigratorio – come giustamente lamentano i professori de la Sapienza – che non ha nulla di serio (né di scientifico) da proporre.
Giustificabile, a mio avviso, quindi il metaforico giramento di coglioni dei professori che contestano l’invito. Ma oramai visto che l’invito è stato fatto…
Laici certamente (e sempre). Ma maleducati no. Questo mai.
[tags]Benedetto XVI, Censura, Chiesa, Galileo, La Sapienza, Ratzinger, scienza, Università[/tags]