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…la più banale delle verità

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Ma come si fa, bisogna essere pazzi… ché uno trova, finalmente, un vaticanista diverso dagli altri, l’eccezione – quello che, tanto per dire, non è disposto a leccare sempre e solo il culo ai preti – e il buon Di Bella – si proprio il direttore, mica un fesso di primo pelo – me lo rimuove dall’incarico. Per aver detto la più banale delle verità, poi. Mah.

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“E a questo punto, immancabile, si mette in moto l’ammonizione vaticana. Colpe gravi: eutanasia, omicidio, soppressione di una vita… E qui, come sempre, le vie della semplice umanità e quelle della sofistica disumanità paludata di religioso (e perfino di conformità ai decreti divini) conoscono soltanto la Divergenza. Fai bene, padre carnale (non celeste, non Padre Santo) a dar retta alla voce imperiosamente muta di tua figlia, graziata finalmente da giudici compassionevoli, e a rigettare quell’altra, che in nome di una non-vita tecnologica di quel poco di materia assopita che resta di lei, ammonisce, si agita, ricatta moralmente, gelandoci il sangue da luoghi inferi e anticristici.”

Guido Ceronetti, Eluana 14.07.2008

un consiglio…

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Il cardinale Walter Kasper, presidente della Pontificia commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo, denuncia la gestione della revoca della scomunica ai lefebvriani da parte del Vaticano.
“Osservo il dibattito con grande preoccupazione: nessuno può sicuramente rallegrarsi del fatto che ci siano stati degli equivoci”, afferma il porporato tedesco ai microfoni della sezione tedesca di Radio vaticana. “Ci sono stati sicuramente errori di gestione da parte della curia, lo voglio dire espressamente. [...] Il Papa voleva aprire il dialogo perché egli vuole l’unità dentro e fuori la Chiesa. Speriamo che si inizi un buon colloquio, ma certo non si può dire che i vescovi lefebvriani già siano in piena comunione con la Chiesa. Erano e restano sospesi. [...] Lo devo dire apertamente. In Vaticano su questo tema si è parlato troppo poco l’uno con l’altro e non si è verificato dove potevano nascere problemi. Spiegarlo a posteriori è naturalmente molto, molto più difficile che se lo si fosse fatto subito. Avrei auspicato maggiore comunicazione a priori”.

Città del Vaticano, 02.02.2009 – Apcom

Caro Kasper , scusa la confidenza – ma a ’sto punto un consiglio è d’obbligo. Te lo sussurro ad un orecchio: muoviti con cautela e sii prudente con la camomilla “Sogni d’oro”.

Unicuique suum. O quasi.

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“Un evento importante per l’ordinamento giuridico dello Stato della Città del Vaticano”. Così il quotidiano della Santa sede commenta l’entrata in vigore della nuova legge sulle fonti del diritto approvata lo scorso primo ottobre dal Papa, in sostituzione della legge fino a oggi vigente. Di che si tratta? Il Vaticano ha deciso di non voler recepire più le leggi italiane. “Più di un motivo – dicono dall’Osservatore Romano – sembra giustificare quest’ulteriore cautela nella recezione della legislazione italiana [...]. Ne indichiamo solo tre: in primo luogo il numero davvero esorbitante di norme nell’Ordinamento italiano[...]; anche l’instabilità della legislazione civile per lo più molto mutevole e come tale poco compatibile con l’auspicabile ideale tomista di una lex rationis ordinatio, che, come tutte le operazioni dell’intelletto, cerca di per sé l’immutabilità dei concetti e dei valori; e infine un contrasto, con troppa frequenza evidente, di tali leggi con principi non rinunziabili da parte della Chiesa”. Basta? Pare di si. Insomma unicuique suum, a ciascuno il suo. Certo. Ma solo sul versante legislativo. L’Otto per mille – quello che in tv dicono sia destinato ai poverelli negri con la bocca piena di mosche e che, invece, per oltre il 90 per cento serve solo ad ingrassare i parassiti da sagrestia, obesi, segaioli e certe volte pure cattivi fin dentro il midollo – mica lo sganciano. Quello se lo tengono stretto. Figuriamoci.

Segnalazione

«La Chiesa continua a considerare la contraccezione un peccato, l’omosessualità una malattia e l’interruzione di gravidanza un omicidio. L’ideologia della sofferenza prevale sui diritti umani. Ciò nonostante, se tacciati di oscurantismo, questi signori si offendono.»

Stronza, ma deliziosa.

rutto libero…

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Ancora non s’è spenta l’eco del no alla depenalizzazione dell’omosessualità nei paesi dove questa è reato penale, ed eccoli a dire, nuovamente, no. Questa volta hanno preso di mira la convenzione Onu sui diritti dei disabili. Nel primo caso – la depenalizzazione dell’omosessualità, dico –, il principio sacro da non scardinare era il matrimonio, nel secondo caso, invece, c’è la faccenda della sacralità dell’embrione: se non si vogliano riconoscere all’embrione malformato gli stessi diritti del disabile, il disabile se lo può allegramente prendere nel culo; la Santa Sede non approva la convenzione e non la firma, anche se (soprattutto nei paesi in via di sviluppo) la disabilità è spesso sinonimo di esclusione all’assistenza sanitaria e all’istruzione. Ma volete mettere tutto questo contro un principio non negoziabile? La Santa Sede non firma – hai voglia a criticarli. Il principio è salvo, il “non negoziabile” non si tocca: rutto libero in faccia ai ricchioni impiccati e ai disabili emarginati. Sua Santità avalla.

la fatica di due passi…

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Oramai le virtù del Pacelli fioccano come nespole. Oggi, per convincerci che il suo predecessore non fosse poi quel gran pezzo di merda che si mormora in giro, Benedetto XVI fa la sua splendida marchetta e viene a dirci: “Non potrà mai essere cancellato il gesto generoso del mio predecessore Pio XII che corse immediatamente a consolare la popolazione tra le macerie ancora fumanti”. Il pretesto gli è dato dalla visita alla Basilica di San Lorenzo fuori le mura: era il 19 luglio del 1943 e “un violento bombardamento seminò morte e distruzione nel quartiere di San Lorenzo” e Pio XII, per la prima volta dall’inizio della guerra, uscì dal Vaticano per portare la sua solidarietà alla popolazione. Per carità di Dio, la sollecita manifestazione d’affetto del Pacelli fu certamente lodevole; però – ai miei occhi – tanta precipitosa premura rende ancora più assordante quel silenzio, quella inaudita strafottenza, sulla sorte degli ebrei che solo pochi mesi dopo – era il 16 ottobre del ‘43 – furono deportati da Roma verso i campi di concentramento in Germania. Evidentemente quelli del ghetto, i “perfidi giudei”, non erano abbastanza vicini al cuore del Papa, non erano stati capaci di scaldarlo a dovere o comunque non erano tanto importanti da giustificare la fatica di due passi fino al portico d’Ottavia.

Il dono di Dio.

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Papa Pacelliha dichiarato Benedetto XVI – è stato per la Chiesa un eccezionale dono di Dio”. Ammettiamolo: il vecchietto in gonnella bianca (e con le scarpe rosse di Prada) ce la sta mettendo tutta. Questa volta ha tentano financo d’affrontare il problema di petto: toni decisi e chiari nel tentativo di convincerci che Pio XII non fosse poi quella gran merda d’uomo che si mormora in giro. “Negli ultimi anni – ha attaccato il pontefice – quando si è parlato di Pio XII, l’attenzione si è concentrata in modo eccessivo su una sola problematica, trattata per di più in maniera piuttosto unilaterale. A parte ogni altra considerazione, ciò ha impedito un approccio adeguato ad una figura di grande spessore storico-teologico qual è quella del Papa Pio XII”. Presto esauriti gli argomenti a favore della tesi secondo cui Pacelli fece il possibile in favore degli ebrei – poca roba, davvero pochetta – si passa ad illustrarcene le mille virtù: una sarabanda di bolle colorate stagliate su di un mare colmo di merda.
Non commento, tant’è la nausea — ma la prossima volta che qualcuno oserà parlarmi del magistero morale della Chiesa credo che gli farò assaporare l’emozione di avere i segni vivi del Cristo nella carne. Chiodi e martello, please.

sei-sette anni di lavoro

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Ci vorranno ancora sei-sette anni di lavoro per poter aprire gli archivi della Santa Sede relativi al periodo storico del pontificato di Eugenio Pacelli.

difficile situazione finanziaria…

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Ovviamente il licenziamento di Corinne Diserens non ha nulla a che vedere con la storiella della rana crocifissa e dell’intervento di Ratzinger. Figuriamoci. Si tratta di una decisione – cito dal comunicato della Fondazione del museo di arte moderna e contemporanea – legata alla «difficile situazione finanziaria determinata dalle ingenti spese impegnate senza l’autorizzazione degli organi collegiali e senza la necessaria copertura finanziaria». Nessuna pressione Vaticana, quindi. Assolutamente. Possiamo esserne certi. Così come siamo certi che in un solo anno di gestione la Diserens sia riuscita a farsi responsabile di un dissesto finanziario stimato in 500 mila euro. Al confronto, Bassolino ci fa la figura del pischèllo.