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s’io fossi il padre…

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La notte passata a gironzolare per portali, siti e forum cattolici: che stronzi di cane, che muffe maleodoranti, che topi di fogne. Al solo pensiero mi vien da vomitare. Tutti, con la leggiadria di un elefante, a parlare di Eluana Englaro senza rispetto, senza spendere un briciolo di decenza: ammassi di soliloqui sprezzanti e irriguardosi nei confronti di chi non accetta l’inutile sofferenza di quel corpo già troppo martoriato. Roba che s’io fossi il padre – il padre di Eluana, dico – li ammazzerei, schiacciandoli, uno a uno fino a non lasciarne vivo nessuno. Davvero. Altro che dichiarare: «Quello che dice il Vaticano vale per il Vaticano, ma per noi vale quello che diceva nostra figlia».

a margine…

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Accuse «infamanti senza fondamento nei confronti di monsignor Marcinkus, morto da tempo e impossibilitato a difendersi»: così dal Vaticano si risponde a tutti quelli che accusano l’ex presidente della Ior per un suo presunto coinvolgimento nel rapimento di Emanuela Orlandi. È giusto dirlo: la Santa Sede, in questo caso, ha ragioni da vendere ché le illazioni della Minardi – almeno quelle circolate in questi ultimi giorni sulla stampa, dico – sono talmente inverosimili da risultare, davvero, “senza fondamento”. Infondate, appunto, come quelle che vorrebbero lo stesso Marcinkus responsabile sia della morte di Giovanni Paolo I che dello scandalo finanziario del Banco Ambrosiano di Calvi.
A margine – il tutto sia detto, davvero, senza malizia – vorrei sollevare una questionicina relativa alla figura del monsignore “morto da tempo” – in realtà l’arcivescovo è passato a miglior vita appena il 20 febbraio del 2006 (due anni e mezzo fa, insomma) : com’è, mi chiedo, che dal 1997 l’arcivescovo venne esiliato in Arizzona «dove ricopriva – leggo da wikipedia l’umile carica di quarto parroco della chiesetta di San Clemente»? Ché – spero ne converrete – la traiettoria professionale del prelato è a dir poco imbarazzante: un po’ come se, dopo il premio Nobel, ad Einstein fosse stato proposto di lavorare come bidello in qualche scuola elementare svizzera.

un consiglio…

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«Anche nella Curia romana – ha detto il card. Carlo Maria Martini – ciascuno vuole essere di più. Ne viene una certa inconscia censura nelle parole. Certe cose non si dicono perché si sa che bloccano la carriera. Questo è un male gravissimo della Chiesa, soprattutto in quella ordinata secondo gerarchie perché ci impedisce di dire la verità. Si cerca di dire ciò che piace ai superiori, si cerca di agire secondo quello che si immagina sia il loro desiderio, facendo così un grande disservizio al Papa stesso». Mi sia concesso, Eminenza Illustrissima, un consiglio spassionato: sia guardingo con le tisane “Sogni d’oro”.

…quanta sporcizia c’è nella Chiesa!

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Tutta da leggere la pagina in cronaca de la Repubblica di stamani. Titolo: “Vanità, invidia e calunnie. Vizi capitali anche nella chiesa”. Un’analisi spietata – lucida e spietata come solo chi conosce dall’interno i meccanismi di potere della Chiesa può fare – del cardinale Carlo Maria Martini.
Mi vien da pensare: Madonna “
quanta sporcizia c’è nella Chiesa!” (cfr. Ratzinger, marzo 2005) – con tutto il carico del mio laicismo e la spregiudicatezza del mio relativismo, al confronto, mi sento così pulito e innocente. Quasi una candida colomba, ecco.

s’io fossi…

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«Non vado allo scontro con il Vaticano...», così – è notizia di stamani – Berlusconi giustifica la sua decisione di annacquare il reato di clandestinità. Un passo indietro repentino, secco e deciso. Roba che Bossi ha rischiato un coccolone… A ’sto punto, sapete che vi dico? Visto qual’è l’andazzo in questo paese – andazzo di merda, sia detto con estrema simpatia –, s’io fossi il card. Crescenzio Sepe, per risolvere da subito il problema della spazzatura a Napoli, chiamerei a raccolta i miei amici camorristi (Sepe – sia detto per inciso – non ne ha, ma io ne avrei parecchi, s’io fossi Crescenzio Sepe) e mi farei aiutare ad affogare tutta Napoli nella monnezza ancor più di com’è. Poi, tra un’omelia e l’altra, infiammerei ben bene gli animi del gregge – soprattutto di quelli che vivono vicino ai siti di raccolta. Sai che bel falò ne verrebbe fuori? Con San Gennaro a seguito, vestito come il mago Otelma, faccione in mostra e piglio arguto, accoglierei in città il Presidente del Consiglio dei Ministri vestito – già me lo immagino – in doppiopetto gessato e, nell’impartirgli la solenne benedizione, inchinandomi un poco per parlargli all’orecchio, gli sussurrerei: «Silvio, adesso mi starai a sentire pure a me?»…

Non fateci troppo caso: da partenopeo ho il gusto per la sceneggiata io.

ingerenze…

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«Le interferenze della Spagna ha dichiarato il ministro Frattini – sono inaccettabili». E quelle del Vaticano, invece?

in Italia…

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Se Cristo vive nella sua Chiesa, se Cristo è Dio fatto uomo, se il Verbo è Verità eterna – lasciandovi liberi di eseguire, per conto vostro, tutti i passaggi intermedi; potete, semmai ne aveste bisogno, farvi aiutare anche dagli scritti di San Josemaría Escrivá – è chiaro: i cattolici hanno tutto il diritto, e il sottinteso dovere (cf. Mt 28:19), di tradurre in legge dello Stato il magistero Vaticano. O comunque di provarci ché “per i cristiani resta sempre aperto [...] un urgente e indispensabile campo di apostolato e di testimonianza evangelica” (cfr. Benedetto XVI , 12.05.2008). Se poi – Dio voglia – si riesce a far coincidere il peccato col reato, la cosa ci sta tutta – e pure bene, direi. Il non credente? Non scassasse i coglioni ché non tutto ciò che è amorale, poi, si riesce a commutare in reato. Qualche esempio? I rapporti prematrimoniali, il divorzio, l’omosessualità, la masturbazione e – forse ancora per poco – l’aborto. Contenti? Al clericale, insomma, è fatto salvo il diritto di dire all’anticlericale – quando fallisce, sia inteso, il progetto di regolare per legge l’atto peccaminoso – che se peccherà brucerà nel fuoco ardente e vivo dell’inferno mentre se l’anticlericale fa la voce grossa e contesta, tanto per dirne una, la venuta del papa all’Università di Roma è chiaramente intollerante. Se lo sciagurato miscredente afferma la legittimità di una legge che non piace alla Chiesa, sta spaccando – lo sciagurato, dico – le coscienze del paese e contribuisce ad aprire “un’ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze” . Chiaramente tutto questo in Italia. Perché, scusatemi, in quale altro paese può accadere tutto ciò?

di sano intendimento…


«Come tutti i presenti hanno potuto vedere – ha raccontato il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi – il Santo Padre, dopo aver incensato l’altare, all’inizio della celebrazione, è inciampato nel gradino della piccola pedana sulla quale è appoggiata la sua sedia. È rimasto a terra non più di qualche secondo, è stato aiutato ad alzarsi dai cerimonieri, quindi ha raggiunto la sua postazione e ha iniziato la messa normalmente». Immaginate la scena: gli s’infila il tacco di Prada nella pedana, perde l’equilibrio, stravacca a terra e i cerimonieri – facendo ben attenzione a non ridere – corrono in aiuto all’ottuagenario pontefice. Uno, come minimo, si preoccupa, s’agita e si spaventa ché qualche acciacco il Santo Padre, in passato, l’ha avuto pure lui. Del resto non fu il di lui prediletto fratellellino, Gregor, a dichiarare – era aprile del 2005 – «ha una certa età, la sua salute non è robusta e il suo cuore è precario. Nel 1991 è stato ricoverato per un ictus, ma aveva già avuto altri problemi. Non avrei mai pensato che eleggessero Joseph Papa»? Suvvia, uno è in apprensione – e a ragione, dico – ché basta un nonnulla e può scapparci la ricaduta; e padre Lombardi, invece, come ti chiosa la dichiarazione? «Ogni persona di sano intendimento si é accorta che non c’era di che preoccuparsi». Ma va’ a cagare, va’!

Nondum matura est, nolo acerbam sumere…

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