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«Mo je faccio er cucchiaio…»

«Berlusconi sta attuando il mio Piano di Rinascita Democratica

alla perfezione… mi dovrebbero almeno dare il copyright!»

Licio Gelli, 1996

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Letto in trasparenza, l’ultimo attacco mosso al Quirinale non è solo un’ambizione personale, un tappo per arginare il suo enorme ego, quanto piuttosto l’attuazione di un bel pezzo di programma della P2 (tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625, data di affiliazione 26 gennaio 1978). Il tipo, con nonchalance, imbratta di merda la costituzione e poi si giustifica – e s’assolve – dicendo che la cacatella è un’ipotesi di “scuola”; manco stesse tenendo una lectio magistralis. Quest’uomo non ha remore e, soprattutto, non conosce cos’è la vergogna. Insieme ai suoi sguatteri (Ciarrapico docet) agisce con mentalità fascista: nei fatti la sua coalizione, senza i distinguo e le crepe democristiane di Casini, s’appresta a porre in essere un disegno populista eversivo talmente evidente da apparire sfacciato.
Nella malaugurata ipotesi che il tipo vincesse le elezioni, la struttura portante antifascista della nostra Costituzione – che ne è lo spirito e l’essenza – verrà accuratamente demolita nel suo intimo, schernita e gettata via come carta straccia. Quest’uomo – lo dicevo prima – non ha remore: al confronto quello svergognato del marchese De Sade ci fa la figura del verginello. Il rischio che vinca la prossima tornata elettorale è alto ché questo paese di merda è pure masochista; l’inculata – ed è questa la cosa più grave – è che s’aggrapperà al potere per (almeno) dodici anni (ché cinque di legislatura e sette di presidenza della repubblica – senza contare gli anni da senatore emerito (sic!) – fanno dodici anni). Non oso immaginare cos’è che accadrà (di sicuro saranno anni di merda): la morsa clericale e oscurantista sui corpi, sulla cultura e sull’esistenza privata celebrerà fasti medioevali; la libertà sarà intesa solo nel senso – quello unico – di un’insopportabile arroganza del privilegio; l’impunità totale per gli amici (e per gli amici degli amici) del governo farà da contrappeso alla tolleranza zero verso gli emarginati. L’Italia ne uscirà con le ossa rotte: roba che ci ritroveremo Putin alla guida del ministero delle pari opportunità!
Ho cambiato idea
: Berlusconi mi ha convinto! Cedo – a malincuore – alla logica del “voto utile” al “meno peggio” e voterò – imbottendomi di antiemetici e fischiettando “meno male che Silvio c’è…” – per il Pd di Veltroni. Da buon materialista (e ateista convinto) preferisco salvarmi il culo da dodici anni di potere di Berlusconi, piuttosto che salvare la faccia (e l’anima).

Veltruciani…

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«Noi siamo - ha sostenuto Veltroni - un po’ come quella Nazionale. Nessuno pensava che ce la potessimo fare, poi abbiamo vinto con l’Argentina, il Brasile e la Polonia. E il 13 aprile c’é la finale e dobbiamo vincerla tutti insieme». Insomma, «dobbiamo fare – per dirla con Luca Luciani – come Napoleone a Waterloo»!

inadatti…

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“I gay nell’esercito – dice il gen. Mauro Del Vecchio – sono inadatti”. Così come pure gli stronzi.

nel 1976…


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Hai voglia a dire che è un modo per sdrammatizzare e per giocare insieme. Ad ascoltare certe sconcezze, davvero, ci si rimane prima sconvolti e poi sdegnati, ché – lo ricordava Sofri, stamani, su Il Foglio – uno pensa che solo nel 1976 un cantautore coi controcoglioni come Luigi Tenco s’ammazzo «come atto di protesta[,] contro un pubblico che manda[va] “Io tu e le rose” in finale [al Festival di San Remo]».

…non si deve provare a provare?

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Dietro a un miraggio c’è sempre un miraggio da desiderare,
come del resto alla fine di un viaggio,
c’è sempre un letto da ricordare.
Bella ragazza ma chi l’ha detto che non si deve provare?
Ma chi l’ha detto che non si deve provare a provare?
[...]
Perciò pedala, pedala che il tempo potrebbe passare,
e questa pioggia paradossalmente potrebbe non finire mai.
E noi con questo ombrelluccio bucato che ci potremmo inventare?
Ma partiamo, partiamo, non vedi che siamo partiti già?

[ * ]

l’inciucio…

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Le cose, più o meno, stanno così. Berlusconi – un paio di mesi fa circa – passeggia per piazza san Babila a Milano; sale sul predellino di un’auto di lusso, scioglie la Casa delle libertà ridotta oramai ad un “ectoplasma” e fonda in fretta e furia un suo personalissimo partito (manco ricordava il nome che aveva scelto per la creatura). Gli alleati – per usare un dolce eufemismo – s’incazzano. Volano paroloni. La destra si spacca. Berlusconi, da par suo, non lesina minacce: senza di lui, loro – gli (ex) alleati, dico – non contano un cazzo (ebbe, più o meno a dire) ché lui può distruggerli politicamente come e quando vuole. I due colonnelli sanno che quelle del Cav. non sono vane minacce. Lo scenario che s’andava delineando prevedeva due sole alternative: o Fini e Casini facevano saltare in aria la carriera politica di Berlusconi, o Berlusconi li avrebbe politicamente polverizzati – e questa era una benevole alterativa alla seconda opzione – riducendoli alla funzione di cognolini al guinzaglio. Sappiamo come sono andate le cose…
Congeliamo, però, questo scenario e ragioniamo sulla cosa. Cos’è che l’elettore medio del centro-sinistra poteva immaginare di fronte a tale situazione politica? Qual’era la strada percorribile – tatticamente auspicabile – per i dirigenti del centro-sinistra? Banale: provare un accordo con la destra non-berlusconiana. Il sillogismo era semplice e suonava più o meno in questi termini: Fini e Casini devono annientare politicamente Berlusconi (premessa maggiore); il potere di Berlusconi sta tutto nell’anomalia del monopolio televisivo e del conflitto d’interessi (premessa minore), ergo centro-sinistra e destra non-berlusconiana s’accordano per una legge anti-trust sulle televisioni private e una legge sul conflitto d’interessi (conclusione). Punto. Con questa destra non-berlusconiana, poi, al termine di questo (chiamatelo come cazzo volete) inciucio si poteva (anche) concordare una nuova legge elettorale che avrebbe sostituito la vigente “porcata”. Semplice, lineare… direi banale. Infatti. La cosa, però, era talmente banale per il sofisticato realismo politico dei dirigenti sinistrorsi allora al governo, che si pensò – e qui c’è tutta l’astuzia di questi neo-taoisti della politica – ad un accordo, sì… ma con Berlusconi: se vuoi sconfiggere il tuo avversario – avranno pensato quei volponi – favoriscilo sempre e comunque, soprattutto quand’è in difficoltà. L’accordo, comunque, sembrava esserci; s’era ad un passo dalla realizzazione, quando – sorpresa! – Berlusconi fece saltare i tavoli: niente accordi sulla legge elettorale se non si sarebbe annientata “la Gentiloni”.
Sorpresa? Ma quando mai. Del resto lo sanno tutti che al Cav. interessa solo l’impunità e il monopolio sulle tv private. E anche se la legge Gentiloni è poco più che acqua fresca fa sempre figo denunciare – soprattutto in campagna elettorale – un esproprio da parte degli avversari politici; torna comodo farsi passare sotto un attacco ad personam. Insomma oramai la questione dovrebb’essere chiara: l’anomalia berlusconiana è cosa comoda per entrambi gli schieramenti, quelli (genericamente parlando) di destra e di sinistra: i primi la usano per denunciare soprusi gli altri per rinfacciarla a chi l’esercita. Cosa c’attende dopo il voto? Un inciucio tra le parti. E se accordo ci sarà – come ci sarà –, dovrà essere al ribasso. Per la democrazia, s’intende.
(E poi mi chiedono perché annullerò il mio voto… )

voir la vie en rose…

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[audio:enrose.mp3]
[*]

l’orrore…

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Qualche parolina, giusto un piccolissimo appunto, sulla castrazione chimica.
A me pare che la cifra della faccenda stia tutta in quel “chimica”, messo li a mitigar la vergogna di chi ha avuto l’ardir d’essersi fatto scappare “castrazione” per risolvere un problema assai schifoso. Tutti sanno che un pedofilo non guarisce mai dalla sua vigliacca devianza eppure il sol pensiero di risolvere la faccenda col vecchio sistema – tagliando di netto i coglioni, dico – disturba quasi quanto l’orrore che quell’atto estremo vorrebbe arginare. Insomma, per dirlo senza grazia, la castrazione fa orrore, se è chimica un po’ meno.
È che a noi – in ultima analisi – ci disturba l’orrore e, come possiamo, cerchiamo di fuggirgli anche a costo d’apparire ipocriti.

déjà vu…

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«Il programma – ha detto Veltroni – sarà sottoscritto anche da Di Pietro. Valgono le cose che si dicono li». Sarà. Ma ho come la sensazione – è cosa tutta mia, sia ben chiaro – che il concetto espresso da Veltroni (il programma sottoscritto è vincolante) sia stato ribadito e strombazzato più e più volte nell’ultimo periodo – diciamo nell’ultimo biennio, va’ – e, puntualmente, disatteso. Ma forse sbaglio. Forse…

non avrei potuto chiedere di meglio…

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Walter Veltroni dentro al suo Pd non vuole nessuno, Silvio Berlusconi, invece, nel suo Pdl li vorrebbe tutti . L’effetto di queste strategie contrapposte, per i piccoli partiti – questi nanetti della politica che indispensabili un tempo adesso pare non servano più –, è identico ed il dilemma che sono chiamati a sciogliere è straziante. Sono lì, tutti attaccati ai batacchi dei portoni a bussare a questi due grandi lascivi bordelli per avere un invito all’ammucchiata stando attenti, però, a non farsi fottere.
Tutto quello che non fecero i referendum, il bipartitismo e altri marchingegni escogitati in tre lustri di Seconda repubblica, pare stia riuscendo ad un’alchimia venuta su in tre giorni d’incontri pre campagna elettorale.
Scrissi che mi sarei goduto questa tornata elettorale come chi guarda le partite del mondiale di calcio quando la squadra del proprio paese è stata eliminata; ma qui rischio di godermela davvero troppo. Lo spettacolo si sta incardinando su un canovaccio davvero troppo godurioso tant’è perverso: non avrei potuto chiedere di meglio.