Archivi dei tag: Veltroni

déjà vu…

dipietro.jpg

«Il programma – ha detto Veltroni – sarà sottoscritto anche da Di Pietro. Valgono le cose che si dicono li». Sarà. Ma ho come la sensazione – è cosa tutta mia, sia ben chiaro – che il concetto espresso da Veltroni (il programma sottoscritto è vincolante) sia stato ribadito e strombazzato più e più volte nell’ultimo periodo – diciamo nell’ultimo biennio, va’ – e, puntualmente, disatteso. Ma forse sbaglio. Forse…

non avrei potuto chiedere di meglio…

bordello.jpg

Walter Veltroni dentro al suo Pd non vuole nessuno, Silvio Berlusconi, invece, nel suo Pdl li vorrebbe tutti . L’effetto di queste strategie contrapposte, per i piccoli partiti – questi nanetti della politica che indispensabili un tempo adesso pare non servano più –, è identico ed il dilemma che sono chiamati a sciogliere è straziante. Sono lì, tutti attaccati ai batacchi dei portoni a bussare a questi due grandi lascivi bordelli per avere un invito all’ammucchiata stando attenti, però, a non farsi fottere.
Tutto quello che non fecero i referendum, il bipartitismo e altri marchingegni escogitati in tre lustri di Seconda repubblica, pare stia riuscendo ad un’alchimia venuta su in tre giorni d’incontri pre campagna elettorale.
Scrissi che mi sarei goduto questa tornata elettorale come chi guarda le partite del mondiale di calcio quando la squadra del proprio paese è stata eliminata; ma qui rischio di godermela davvero troppo. Lo spettacolo si sta incardinando su un canovaccio davvero troppo godurioso tant’è perverso: non avrei potuto chiedere di meglio.

Certe esasperazioni anti clericali…

moro_e_berlinguer.jpg

«Certe esasperazioni anti­clericali [...] non cor­rispondono – dice Bettini intervistato da il Corriere – ad una impostazio­ne di rigorosa difesa della laici­tà delle istituzioni che ha il Pd, unita però alla conside­razione che è essenziale per la democrazia italiana il contributo dell’azione e del pensiero dei cattoli­ci». Veltroni – è notizia di questi giorni – non vuole i radicali come alleati. Bettini – quello che la stampa nazionale indica come il braccio destro di Walter – lo dice chiaramente, senza mezzi termini e le ragioni di tale esclusione sono da ricercarsi – è una mia convinzione –proprio in quell’estratto d’intervista che ho posto a mo’ di incipit a questo post. La cosa, me ne rendo conto, almeno in prima battuta, potrebbe sembrare un problema ascrivibile all’antipatia (tipica di chi è torturato da un’originalissima coerenza) innata dei radicali [*] e non dovrebbe appassionare troppo i commentatori politici – e in effetti la cosa non li ha appassionati più di tanto. In realtà stringendo il campo sulla questione – lasciando perdere i vari dettagli che ci porterebbero davvero troppo lontano – il vero nodo della faccenda salta subito all’occhio e pare tutto concentrato nel progetto culturale del Pd – nella sua più vera e intima essenza, dico – che, a sentir cert’altri suoi autorevoli esponenti, pare non essere né socialista, né di sinistra liberale, né laico né, manco a dirlo, radicale. Insomma, senza starci a girare troppo intorno, quello del Pd – ci pare di capire – è la riproposta in chiave moderna di un vecchio progetto fallimentare (quello tanto caro a Berlinguer e a Moro): la Sinistra Democristiana. Siamo dinnanzi ad un revival: Veltroni vuol provare ad attualizzare il compromesso storico, il vecchio consociativismo Dc-Pci. Ed il tutto s’è chiarito proprio grazie a quel rifiuto che – lo dicevo inizialmente – pareva cosa che riguardasse solo i radicali ma in realtà celava qualche informazione di spessore molto più ampia. Se ci riuscirà o meno è cosa che peseremo con i voti di aprile. Per ora ci limitiamo a registrarne il senso.
Quel secco “no” ai radicali m’ha convinto più di mille e più dichiarazioni. Non avrei mai votato Veltroni (ché mi è stato sempre sul cazzo) ma un’apertura di credito, devo ammetterlo,
gliela avrei concessa volentieri (se non altro per la vecchia questione del “meno peggio…” ), ma il quadro che tratteggiano queste dichiarazioni – e le scelte che ne sono conseguite e le altre che ne verranno – rinsaldano in me la decisione di annullare il voto alla prossima tornata elettorale. I radicali, mi vien da chiedere, si lasceranno torturare ancora dalla loro coerenza o finiranno per liberarsene come se nulla fosse? (del resto non hanno fatto così, nel passato, Rutelli, Capezzone, Taradash, ecc.? ) «Se si va verso un vero maggioritario – ha dichiarato Cappato – allora noi dovremmo essere gli alleati naturali del Pd. Se ci escludono, se ci isolano vuole dire che gli interessa soltanto occupare dei posti di potere, perché lasciando indietro noi si escludono anche tutte le nostre battaglie per la legalità, i referendum. Con noi escludono anche tutte le maggioranze che abbiamo creato nel Paese intorno alle nostre battaglie». Macaluso su il Riformista ha scritto l’altro giorno: «Ma Marco perché insiste per l’accordo?». Forse – azzardo una risposta – per evitare che la galassia Radicale venga completamente fagocitata dal centrodestra. Del resto quando ti tocca dover scegliere e la scelta è quella che è, hai voglia a stare lì a bilanciare il gusto con spezie, sale e salse varie: la merda è merda e non riesci a cambiargli facilmente sapore.

[*] Nel 1975 un Anonimo Romano scriveva ne
Er Compromesso rivoluzzionario edito per i tipi della Garzanti che “i radicali so’ ‘na manica de gente assai lasciva / finocchi e vacche ignude alla Godiva”. L’anonimato, sia ben chiaro, era un puro vezzo letterario ché mai nessuno ha ignorato che la pungente penna fosse quella di Maurizio Ferrara, padre di Giuliano.

[...]

governo.jpg
[audio:coerenze.mp3]

© audio tratto dal Gr 24 extralarge del 07 febbraio 2008

L’idea di Walter…

viandante sul mare di nebbia.jpg

L’idea di Walter di correre in solitaria è idea epica e coraggiosa e sta costringendo i suoi avversari politici alla difensiva: una serie di comunicati e di smentite stanno susseguendosi in queste ore e a starci dietro par di capire che lo scompiglio nel centrodestra c’è stato.
L’idea, dicevo, pare coraggiosa ché, se s’è ben capito, il fine sarebbe quello di fottere i partitini con la scusa di dar forza al programma, ribaltando lo schema classico dei veti e dei ricatti con cui la coalizione vinceva ma non governava. Insomma con la scusa di voler fare il solitario, Veltroni ha innescato una vera rivoluzione copernicana che – a mio modo di vedere – è politicamente apprezzabile e tatticamente valida ché se il Pd non riuscisse a vincerle queste elezioni, alla fine chi volete che avrebbe il coraggio di presentar il conto a Veltroni e rinfacciargli la sconfitta? Quelli del fronte opposto pare che l’abbiano capito pure loro – cosa questa ancor più eccezionale – e si stanno attrezzando alla men peggio. Ma un vantaggio quelli – dico Fi, PdL o come cazzo si chiamano – c’è l’hanno ed è, indiscutibilmente, un buon vantaggio ché per loro fortuna il popolo sovrano a furia di mangiar merda s’è fottuto il cervello e la memoria e crede ancora alla favoletta che quella coalizione lì sia “coesa ed omogenea”.

tanto basta…

veltroni.jpg

«Il segretario del Partito democratico Walter Veltroni appresa la notizia dell’uscita dell’Udeur dalla maggioranza ha lasciato frettolosamente la presentazione del libro di monsignor Fisichella [...]»

la Repubblica, 21 gennaio 2008

Tanto basta per capire quanto grave é la situazione di queste ore…

Stato Pontificio…

benedetto XVI.jpg

A dimostrazione del fatto che Roma e il Lazio non hanno mai smesso d’essere Stato Pontificio.