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…finché anche una sola voce continuerà a parlare

Ci sono ferite che non sanguinano, che si aprono in silenzio dentro di noi. L’attentato a Sigfrido Ranucci non è solo un atto di violenza contro un uomo, ma un attacco al diritto di informare, di raccontare, di guardare la realtà senza distogliere lo sguardo.
Un cancello, un’auto in fiamme nella notte: qualcuno ha pensato ancora una volta di poter silenziare la verità con la paura e la violenza. Ma la verità resiste al fuoco. Può bruciare, ma non muore mai davvero.
Ranucci è uno di quei giornalisti che non si tirano indietro, che mettono le mani dove altri preferiscono non guardare. I resti anneriti della sua auto sono la testimonianza che la parola libera può ancora dare fastidio a chi preferisce restare nell’ombra.
Non è nostalgia dei tempi bui, è memoria che si ripete. Ogni volta che un ordigno esplode davanti alla casa di chi racconta storie scomode, esplode anche un pezzo della nostra democrazia. Ma ogni volta che qualcuno trova il coraggio di tornare davanti a una telecamera nonostante tutto, è un modo per dire: non ci avete fermati.
Ci sarà sempre chi cerca di spegnere le voci libere, ma finché anche una sola voce continuerà a parlare, il silenzio non sarà mai completo.

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