
Ricordo, con dolore, questa mattina di sette anni fa.
La serenità venne squarciata da una telefonata: poche parole, difficili da capire perché strane, improvvise, fuori posto. Cose che non trovano subito un senso e che, proprio per questo, fanno più male.
Il ricordo di quel giorno non fa rumore. Torna piano, come una luce fredda che attraversa la stanza senza chiedere permesso. Non urla, non chiede spiegazioni: si limita a stare. E nel suo stare c’è tutto il peso di ciò che è stato, e di ciò che da allora non è più tornato come prima.