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…eravamo felici. Senza saperlo.

C’era un momento preciso, ogni anno, in cui la vita sembrava allentare la presa. Succedeva senza cerimonie: un ultimo suono di campanella, le cartelle abbandonate in un angolo della stanza, e davanti a noi si spalancava un tempo largo, quasi infinito. L’estate non iniziava: si stendeva. Come una promessa che nessuno sentiva il bisogno di mantenere.
Erano giorni lunghi, lenti, costruiti sull’arte nobile dell’ozio. Le biciclette diventavano astronavi senza rotta, partivano da sotto casa e tornavano chissà quando, con le ginocchia sbucciate e il fiato corto, ma il cuore leggero. Non c’era una meta, e proprio per questo ogni strada era giusta. Ogni deviazione un’avventura.
C’erano i primi amori, timidi e goffi, custoditi più negli sguardi che nelle parole. Emozioni enormi per corpi piccoli, capaci di battere il cuore per un nome scritto male su un quaderno o per un incontro rubato sotto il sole del pomeriggio. E poi i gelati: sciolti troppo in fretta, comprati con le monete calde di tasca, sapori che oggi non sappiamo più ritrovare, perché forse erano fatti anche di attesa e di niente.
Si saliva sugli alberi per le albicocche come se fosse una sfida epica. Si giocava per ore sulle scale del palazzo, con il marmo freddo che sapeva di casa e di estate. Le soffitte impolverate erano mondi segreti, rifugi silenziosi dove il tempo sembrava dimenticarsi di noi. Ogni cosa era semplice, e proprio per questo sembrava eterna.
Era una felicità fatta di serenità inconsapevole, di spensieratezza pura. Non aveva bisogno di essere spiegata, né trattenuta. Scorreva. Da grandi, quella leggerezza proviamo a rincorrerla, a ricostruirla con cura, come si fa con qualcosa di fragile che si è rotto. Ma non è la stessa cosa. Perché allora non sapevamo di essere felici. E forse è proprio questo il segreto che abbiamo perduto crescendo. Eravamo piccoli, e ci sembrava di dover crescere per vivere davvero. Non sapevamo che stavamo già vivendo. E che, in quel vivere distratto e luminoso, eravamo felici. Senza saperlo.

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