≡ Menu

Dalla parte delle crepe…

C’è sempre qualcuno che resta in ginocchio, non per devozione ma per necessità. Qualcuno che guarda il mondo da una fessura, come si guardano le cose proibite o quelle che fanno troppo rumore per essere affrontate a viso aperto. Le risate degli altri arrivano smussate, deformate dal legno, dal muro, dalla distanza. Non fanno male perché sono cattive: fanno male perché sono altrove. Quel qualcuno non chiede di essere protagonista. Chiede soltanto di non essere il bersaglio. Vorrebbe entrare nella stanza senza dover spiegare il motivo della propria presenza, senza temere che ogni parola diventi una prova a carico. Vorrebbe parlare ad alta voce, sì, ma con la stessa leggerezza con cui si respira. Invece ascolta. Ascolta sempre. Allena l’orecchio come si allena un muscolo destinato alla fuga.
C’è una dignità strana in questo stare nascosti. Una forma di lucidità che nasce dal margine. Chi osserva da lontano vede meglio: coglie gli inciampi del bene, il suo procedere goffo, quasi timido, nelle penombre. Vede anche il male, che non ha bisogno di maschere perché spesso coincide con la normalità delle cose, con il loro andare dritto senza chiedere permesso. Siamo sani, ci diciamo. Eppure non innocenti. Protetti da serrature che non abbiamo più il coraggio di forzare, perché ci tengono al sicuro tanto quanto ci tengono fuori. Le crepe restano strette, le assi al loro posto. Non per mancanza di forza, ma per eccesso di consapevolezza. Sapere cosa c’è oltre, a volte, è già una condanna sufficiente.
E così restiamo qui: osservati senza essere visti, invidiati senza essere compresi, odiati come si odia ciò che ricorda una mancanza. Intanto il bene ci spia, zoppicando, da qualche angolo mal illuminato. Non osa avvicinarsi del tutto. Forse aspetta che siamo noi, per una volta, ad aprire la porta. Anche solo di un millimetro.

{ 0 comments… add one }

Rispondi