≡ Menu

Sono stato nel bosco, la notte…

Sono stato nel bosco, la notte, ma non abbastanza da restarci.
C’è un’ora precisa in cui il mondo smette di spiegarsi. Non è tardi, non è presto. È quell’intervallo sottile in cui le luci del paese diventano un ricordo educato, qualcosa che sai di poter ritrovare ma che, per adesso, scegli di perdere. L’ultima curva fa il suo dovere: separa. Dopo, resta solo il bosco.
Il buio lì non è assenza. È materia. Scivola lento insieme ai tronchi, si incastra tra i rami, interrompe il cielo come una frase lasciata a metà. Fa rumore, ma a modo suo: foglie che sanno di prima degli uomini, passi invisibili, un ordine antico che non chiede di essere compreso. In quel silenzio ho aspettato. Poco. Abbastanza da sentire il peso intero della montagna sopra la testa, come se il mondo avesse deciso di appoggiarsi proprio lì, proprio allora. Mancavano pezzi di stelle. Non perché non ci fossero, ma perché non mi erano concessi.
Il bosco non mi ha parlato. Non mi ha nemmeno minacciato. Più semplicemente, non mi ha voluto.
E c’è qualcosa di onesto in questo rifiuto: non tutto è fatto per accoglierci, non ogni luogo ha il dovere di riconoscerci.
Così il momento è passato, come passano le cose vere. Senza rumore. La strada ha ripreso i miei piedi e io ho accettato il compromesso delle poche luci, della forma nota delle case, del ritorno.
Sono stato nel bosco, la notte.
Ma il bosco, quella notte, ha scelto di restare bosco.
E io, per una volta, ho capito che andava bene così.

{ 0 comments… add one }

Rispondi