≡ Menu

Dove finisce la notte…

La notte ha un modo tutto suo di bussare. Non entra con fragore: si appoggia alle cose, le sfiora, le rende più vere. Il silenzio allora si dilata, e dentro quel silenzio si sente il cuore come si sente un orologio antico in una stanza vuota. Ci sono amori che non sopportano la parola “fine”. Non perché siano eterni nel senso ingenuo del termine, ma perché imparano a cambiare stato. Come l’acqua che diventa vapore: non la vedi più, eppure è ancora lì, sospesa, leggera, pronta a posarsi sulle cose.
L’assenza non è sempre un precipizio. A volte è un velo sottilissimo. Ci passi attraverso e ti sembra di sentire una mano che non pesa, una voce che non ha suono ma ti conosce ancora per nome. È una compagnia diversa, più discreta. Non chiede, non reclama. Resta.
L’amore oltre la morte non fa proclami. Non alza monumenti. Si limita a respirare piano. Si infila tra le tende, dietro una finestra illuminata, nelle pieghe di un pigiama troppo leggero per certe stagioni dell’anima. Sta lì, come un promemoria gentile. Non è una sfida al destino. È una forma di continuità. È sapere che ciò che è stato vissuto con pienezza non può dissolversi del tutto. Si trasforma in vento tra gli alberi, in canzone senza parole, in carezza che arriva da lontano ma sa ancora dove posarsi.
Forse amare davvero significa questo: non trattenere, non possedere, ma accompagnare. Anche quando l’accompagnamento diventa invisibile. Anche quando il cammino sembra separarsi. E allora, nelle notti più grandi di noi, basta chiudere gli occhi senza paura. Perché ciò che abbiamo amato continua a camminare accanto. Non fa rumore. Non pretende di essere visto.
Ma se ascolti bene, lo senti.
È lì.

{ 0 comments… add one }

Rispondi