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I fogli stropicciati…

Ci sono sere in cui la casa tace e restano soltanto i fogli. Li porto con me nello studio, li spargo sul tavolo come si spargerebbero carte da gioco. Sono fogli un po’ stanchi, piegati negli angoli, pieni di grafie diverse: alcune precise come disegni tecnici, altre nervose, altre ancora indecise, come se la mano avesse avuto bisogno di prendere coraggio prima di continuare.
All’inizio guardo quello che si guarda sempre quando si corregge un compito: i segni sbagliati, le parentesi dimenticate, le dimostrazioni che partono bene e poi si smarriscono a metà strada. Il mestiere dell’insegnante comincia da lì, dalla pazienza di vedere dove qualcosa non torna.
Ma dopo un po’ succede una cosa strana. I fogli smettono di essere soltanto compiti.
Diventano voci. In una soluzione sbagliata si intravede il ragionamento di qualcuno che ha provato davvero a capire. In una cancellatura ripetuta c’è la tenacia di chi non voleva arrendersi alla prima idea. In un passaggio un po’ storto si sente l’intelligenza che si muove, che cerca, che tenta una strada propria.
E allora mi accorgo che quello che sto leggendo non sono soltanto esercizi. Sono ragazzi.
Ragazzi che, a modo loro, stanno provando a pensare il mondo. Che si scontrano con le difficoltà, si impuntano, sbagliano, tornano indietro, riprovano. E in quel tentativo continuo c’è una cosa che mi sorprende ogni volta: la loro intelligenza viva, curiosa, spesso più audace di quanto loro stessi immaginino.
Si dice spesso che i ragazzi non abbiano voglia di imparare. Io, invece, quando correggo i compiti, vedo esattamente il contrario. Vedo la fatica con cui cercano di capire, vedo il desiderio di arrivare alla fine di un ragionamento, vedo l’orgoglio silenzioso di quando una soluzione finalmente si chiude. Anche quando sbagliano — soprattutto quando sbagliano — c’è dentro quella spinta ostinata che è il vero motore dell’apprendere.
E allora quei fogli non sono più carta. Sono piccoli frammenti di fiducia.
Fiducia nel fatto che qualcuno, dall’altra parte della cattedra, sta provando davvero a diventare più grande del giorno prima. E ogni volta che me ne accorgo, ogni volta che riconosco quella scintilla tra una formula e una cancellatura, mi ricordo perché questo lavoro continua a sembrarmi il più bello che potessi scegliere. Perché dentro quei fogli un po’ stropicciati non ci sono solo esercizi. Ci sono ragazzi. E a volerli guardare bene, a volerli ascoltare davvero, è impossibile non volergli bene.

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