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La dose quotidiana d’amore

C’è una piccola abitudine quotidiana di cui nessuno parla davvero.
Non riguarda il caffè del mattino né il controllo distratto delle notizie. È qualcosa di molto più silenzioso: ogni giorno ciascuno di noi assume una dose minima d’amore. Una quantità apparentemente innocua. Un gesto trattenuto, una parola non detta fino in fondo, una promessa che si lascia appena intravedere. Come certi farmaci che si prendono con cautela, sperando che il corpo li tolleri senza effetti collaterali. Il problema è che l’amore non ha mai letto il foglietto illustrativo. Così l’uomo prova a difendersi con una sua curiosa forma di scienza domestica: calcola, prevede, dosa. Si convince che basti essere prudenti, non esporsi troppo, non investire più di quanto si sia disposti a perdere. Una specie di farmacologia sentimentale, inventata da chi ha già sperimentato gli effetti indesiderati.
Ma è una scienza senza fondamento.
Perché il dolore delle conseguenze non si lascia prevenire, e le aspettative deluse non rispondono a nessun protocollo.
Il cuore, in fondo, non è un laboratorio. E allora succede che, nel tentativo di proteggerci dal domani, finiamo per rinunciare a oggi.
Lasciamo alla paura il compito di amministrare la nostra vita come un contabile severo: qui troppo rischio, lì troppe speranze, meglio ridurre la dose. Ma forse il sollievo non sta nel calcolare meglio. Sta nel ricordarsi che la paura è una pessima amministratrice del presente. Perché domani farà comunque il suo mestiere — sorprenderci, deluderci, talvolta salvarci. Oggi invece è l’unico giorno che possiamo permetterci davvero. E sarebbe un peccato passarlo tutto a difenderci da qualcosa che non è ancora successo.

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