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La vera intelligenza, quasi sempre, passa inosservata.

Quando Ettore Majorana varcò per la prima volta la porta dell’Istituto di via Panisperna non accadde nulla di spettacolare. Nessun gesto teatrale, nessuna dichiarazione brillante, nessuna di quelle frasi che i biografi amano riportare come se la storia avesse bisogno di segnali luminosi per annunciarsi.
C’era Fermi, che lavorava al suo modello statistico dell’atomo. C’erano fogli pieni di conti e una tabella di numeri: il potenziale universale che scaturiva da quella complicata equazione di Thomas-Fermi, non lineare, difficile da domare anche per chi aveva dimestichezza con le pieghe della matematica. Majorana ascoltò. Fece qualche domanda breve, precisa, quasi timida. Poi se ne andò senza lasciare tracce particolari, come uno studente qualunque che passa da un laboratorio universitario per curiosità.
La vera scena avvenne dopo.
A casa, da solo, Majorana prese quella stessa equazione e la affrontò come si affrontano le cose serie: con calma. La trasformò in un’equazione di Riccati, la rese più trattabile, la percorse numericamente passo dopo passo. In una notte di lavoro solitario calcolò una tabella intera di valori.
Il giorno dopo tornò all’Istituto.
Chiese di rivedere la tabella di Fermi. La guardò con attenzione, poi estrasse dalla tasca un foglietto con i suoi conti. Confrontò i numeri uno a uno. Coincidevano perfettamente.
Allora disse soltanto che la tabella di Fermi era corretta. Non che la sua lo fosse. Quella di Fermi.
Sciascia osserva che Majorana non era tornato per controllare se i suoi calcoli fossero giusti. Era tornato per verificare se lo fossero quelli di Fermi.
In questo gesto, apparentemente minuscolo, si nasconde qualcosa di molto raro. La bellezza della scoperta scientifica non è soltanto nella soluzione di un problema difficile. È nella naturalezza con cui una mente arriva a quella soluzione e nel modo quasi distratto con cui la lascia andare. La scienza, quando è davvero grande, assomiglia più all’eleganza che allo sforzo. Un’equazione affrontata di notte.
Un foglietto piegato in tasca.
E la serenità di chi, dopo aver controllato che l’universo continui a funzionare esattamente come deve, può semplicemente uscire dalla stanza e tornarsene a casa.

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