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Ho sempre scritto i versi con la penna \ Non ho ordini precisi di lavoro

C’è una forma di onestà che non fa rumore, ma resiste. Non si lascia addomesticare dai manuali, non impara a memoria i gesti giusti per piacere a tutti, non misura le parole con il bilancino degli esperti. Sta lì, in una specie di ostinazione quieta, a ricordare che vivere non è eseguire.
È la scelta di chi non accetta di trasformarsi in funzione. Di chi non riduce il proprio pensiero a un mestiere ben confezionato, a una prestazione lucidissima e senz’anima. Di chi, anche quando il mondo gli chiede di essere più levigato, più corretto, più vendibile, continua a preferire la verità imperfetta alla perfezione artificiale.
In fondo, è una questione di postura. C’è chi si piega per attraversare le stanze senza urtare nulla, e c’è chi preferisce camminare diritto, anche a costo di sbattere contro gli spigoli. Non per eroismo, ma per necessità. Perché certi sguardi non sanno abbassarsi senza perdersi. E allora si resta così: un po’ fuori posto, un po’ fuori tempo. Con addosso le tracce di ciò che è stato e una tensione ostinata verso ciò che deve ancora accadere. Senza garanzie, senza cori pronti a sostenerti, senza platee addestrate all’applauso. Ma con una libertà che non ha bisogno di essere spiegata. È una libertà ruvida, a volte scomoda. Non protegge, non promette. Però permette una cosa rarissima: riconoscersi. Sapere che ciò che si dice nasce da un’urgenza e non da una strategia. Che ogni parola, anche la più sbagliata, ha almeno il merito di non essere stata calcolata. 
E forse è proprio qui che si gioca tutto. Non nel successo, non nella riuscita, ma nella fedeltà a una linea interiore che non accetta compromessi al ribasso. Nel continuare a dire, a fare, a esporsi, anche quando sarebbe più facile tacere o adattarsi.
Alla fine, resta questo: il coraggio di attraversare la propria vita senza travestirla. Di portarla fino in fondo, senza chiedere il permesso. Anche se nessuno canta con te. Anche se la strada è lunga e non promette nulla. Perché vivere davvero, in fondo, non è arrivare. È non tradirsi lungo il cammino.

Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
(da A muso duro)

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