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La leggerezza della menzogna

Alcune persone si costruiscono mondi come si costruiscono ripari: non per abitarli davvero, ma per resistere. Piccole architetture provvisorie, fatte di parole aggiustate, di ricordi limati, di versioni appena migliori di ciò che è accaduto. Non per ingannare gli altri — sarebbe troppo poco — ma per non soccombere a quella forma più ostinata di verità che non consola.
La chiamano menzogna. Ma è una parola troppo pesante, troppo definitiva. Somiglia a quelle pietre di cui parlava Italo Calvino quando avvertiva che il mondo tende a farsi opaco, denso, inerte, se non si trova un modo per sottrargli peso . E così mentire — in certi casi — non è un’aggiunta, ma una sottrazione. Un togliere attrito alla realtà.
La differenza, sottile e quasi invisibile, separa chi mente per dominare da chi mente per respirare. Il primo costruisce labirinti per gli altri; il secondo, per non perdersi da solo. È una bugia che non cerca testimoni, che non ha pubblico, che non pretende di essere creduta fino in fondo. Una bugia che sa di essere fragile — e proprio per questo funziona.
Funziona come un vetro leggermente opaco tra noi e il mondo. Non lo elimina, non lo cancella, ma lo rende guardabile. Come Perseo che non affronta la Medusa direttamente, ma attraverso uno specchio: non è fuga, è strategia. Non è codardia, è sopravvivenza.
Eppure, anche questi mondi finti — così accuratamente costruiti — a volte cedono. Scricchiolano nei dettagli, si incrinano nelle coincidenze, si tradiscono nelle pause. Non funzionano fino in fondo. E forse è proprio lì il loro senso più profondo: non salvarci del tutto, ma darci il tempo necessario per non affondare subito.
Qualcosa di umano, quasi tenero, abita questa imperfezione. Come quei ragazzi che imparano a lanciare il bumeràn senza mai avere lo spazio per farlo volare davvero: provano il gesto, trattengono all’ultimo, ripetono il movimento nel vuoto . Non è il volo che cercano, ma la possibilità del volo.
Così anche la menzogna terapeutica: non è una verità alternativa, ma un gesto trattenuto. Un modo per dire al mondo: “così com’è, non riesco a tenerlo in mano”.
Forse è per questo che affascinano coloro che mentono così, senza scopo, senza profitto. In quella gratuità si nasconde una confessione più sincera di molte verità dichiarate: il mondo, a volte, è troppo. E per restarci dentro, bisogna alleggerirlo. Anche solo un poco.

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