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Come certi pomeriggi d’estate…

Un caro collega mi ha inviato una fotografia che continua a tornarmi in mente: un Super Santos fermo nell’acqua di un torrente. La corrente gli passa intorno, lo urta, lo spinge avanti, eppure quel pallone resta lì, trattenuto appena dalla riva.
Mi è sembrata un’immagine stranamente umana. Mi pare una metafora precisa di molti giorni nostri.
Del modo in cui attraversiamo il tempo. Sempre trascinati da qualcosa — il lavoro, le scadenze, gli anni, le paure, le abitudini — eppure inchiodati a un punto invisibile di noi stessi.
Forse maturare significa proprio questo: imparare a stare dentro la corrente senza lasciarsi portare via del tutto.
E i ricordi fanno lo stesso.
Non tornano indietro, non restano identici, ma continuano a galleggiare da qualche parte dentro di noi. Consumati dall’acqua del tempo, sì, ma ancora capaci di restare a galla.
Come certi pomeriggi d’estate che non servono a niente eppure sorreggono un’esistenza intera.

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