…’a mezz’ora.


Ci sono debiti che non si pagano.
Non perché siano troppo alti.
Perché, a un certo punto, diventano troppo bassi.
Una cifra. Una promessa. Un favore da chiedere con gli occhi già abbassati. E dall’altra parte qualcuno che ti dice: va bene, te li do. Ma prima siediti. Resta. Ascolta.
Mezz’ora.
Mezz’ora è poco, quando aspetti una persona.
Mezz’ora è niente, quando sei felice.
Mezz’ora è un’eternità quando qualcuno usa la tua vita per spiegarti chi sei.
Ci sono persone che non vogliono aiutarti: vogliono assistere alla tua resa. Non ti porgono una mano, ti mettono una sedia. Ti chiedono di restare lì, composto, mentre fanno l’inventario delle cadute. Come se gli errori, ripetuti ad alta voce, potessero finalmente appartenerti meno.
Ma certe povertà non stanno nel portafoglio.
Stanno in quel momento preciso in cui capisci che potresti avere tutto ciò che ti serve, a condizione di perdere la sola cosa che ancora ti tiene in piedi.
L’orgoglio, dicono.
Io non so se sia orgoglio.
Forse è soltanto una piccola, ostinata forma di fame.
Quella di non diventare la versione di te che gli altri hanno già imparato a raccontare.
E allora ti alzi prima della fine.
Con le tasche vuote, magari.
Con il Capodanno ancora da comprare.
Con i bambini, i fuochi, la notte che si avvicina.
Ti alzi e vai via.
Perché a volte non è vero che non abbiamo abbastanza per salvarci. A volte è che nessuna salvezza merita di essere pagata con il permesso di qualcuno di umiliarci.

Lascia un commento